Difese di ferro

Come prima, meglio di prima. L’Europeo 2012 si chiuderà con un replay, quello di Italia-Spagna, una delle partite più spettacolari della fase eliminatoria. In pochi avrebbero predetto questo epilogo alla vigilia della manifestazione ma il campo ha inequivocabilmente detto che queste sono state le due squadre migliori della competizione. Lo confermano i numeri, a partire da quelli difensivi. Un solo gol subito dalle Furie Rosse, proprio ad opera degli azzurri a segno con Di Natale al 61’ in quel 10 giugno: l’imbattibilità di Casillas è quindi tutt’ora aperta e si spinge a 419’, una striscia che è già record nella storia della manifestazione. Buffon ha subìto invece tre reti capitolando a causa del rigore di Ozil 317’ dopo la rete del croato Mandzukic: che sia dovuta a questa la sua rabbia al fischio finale? Probabilmente no, perché Super Gigi non può proprio lamentarsi della sua difesa che sta disputando partite maiuscole, anche se non solo per meriti propri.

4 moschettieri

La chiave di quest’Italia è infatti il centrocampo: la cerniera formata da Marchisio, Pirlo e De Rossi che, una volta ricomposta dopo gli “esperimenti” delle prime due partite che avevano fatto slittare il romanista in difesa, si sta confermando su livelli d’eccellenza a livello mondiale. Un trio cui s’aggiunge Montolivo, per formare il famoso rombo “ruotante” su cui Prandelli ha costruito le fortune dell’Italia fin dalla fase di qualificazione. Così anche se sembrerà scontato, la finalissima si deciderà proprio in mezzo. Di fronte si troveranno i migliori reparti mediani del mondo, seppur con caratteristiche diverse: più geometrici e meno dinamici gli spagnoli, che però sanno far girar palla come nessuno.

La tattica

Come fare quindi per affrontare la Roja, che non subisce gol in una sfida ad eliminazione diretta di una grande manifestazione addirittura dal Mondiale 2006? Cominciamo col dire che sarà bene togliersi di testa la prima partita contro la Spagna: condizione e motivazioni erano troppo diverse, e poi allora l’Italia difendeva a cinque. Tutto un altro mondo. Impossibile anche fare paragoni rispetto alla gara contro la Germania perchè gli spagnoli non si adatteranno a noi come ha (mal) fatto la squadra di Löw. Il possesso palla delle Furie Rosse sembra fatto apposta per mandare in acido lattico un’Italia che sarà inevitabilmente provata dal giorno in meno di riposo e da una stanchezza inevitabile alla fine di una manifestazione di questo tipo, e dai tempi così compressi. Come comportarsi, quindi? La missione sarebbe ovviamente quella di ripetere le cose buone mostrate il 10 giugno, ovvero il buon pressing del primo tempo e l’imprevedibilità offensiva, correggendo quanto ci fu di sbagliato, leggi la ripresa troppo rinunciataria, e non per stanchezza. Insomma, vietato pensare solo a difendersi, perché certi fuoriclasse prima o dopo il pertugio lo trovano, ma vietato anche comportarsi come fatto dal Portogallo in semifinale: sfiancarsi per un’ora e poi tirare la linea Maginot.

La condizione

Ma se l’Italia respira a fatica, la Spagna boccheggia, e questo è il primo motivo per cui bisogna crederci. I Campioni di tutto sono in un pessimo stato fisico, come mostrato dalla brutta prestazione offerta in semifinale quando la Roja è stata incapace di trovare l’antidoto al pressing lusitano. Colpa delle distanze tra i reparti, insolitamente lunghe, e del ridottissimo movimento senza palla, oltre che delle scelte di Del Bosque che prima ha inserito un centravanti, ma quello sbagliato, poi l’ha tolto proprio quando i suoi non riuscivano più a palleggiare. Così l’Italia dovrà sfidare i Campioni sul loro terreno: far correre la palla, e tanto, squadra corta e compatta, e mutuo soccorso. Questo in fase di possesso. Quando invece la palla sarà tra i piedi dei Maestri gli azzurri saranno chiamati non solo a pressare, ma non a tutto campo, ma anche a compattarsi velocemente per chiudere le linee di passaggio ed inibire le (rare) verticalizzazioni. Molto comunque dipenderà anche dall’assetto tattico spagnolo: se ci sarà, come pare, un centravanti come Torres non si potrà rischiare troppo con la linea alta, in caso di presenza di Fabregas come “finto nueve” i campioni in carica sembrano condannati. La difesa azzurra è una fisarmonica senza smagliature. Ed ora che ci siamo sbloccati davanti…

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