Fabio Fazio e Luciana Littizzetto: i trionfatori di Sanremo 2013

Fabio Fazio e Luciana Littizzetto: i trionfatori di Sanremo 2013

Cultura, qualità e bellezza: un Festival perfetto

Abbiamo sentito ventotto canzoni solo per i Big: quasi tutte di prima qualità, e capaci di soddisfare i palati musicalmente più diversi. Abbiamo visto sfilare ospiti internazionali ambiti da tutti i palcoscenici del mondo, da Asaf Avidan ad Antony and the Johnsons, che a molti possono essere sconosciuti, che in un altro Festival avremmo snobbato o ritenuto fuori posto, ma che invece sono stati perfetti in un contesto così alto, così volutamente ricercato a livello strettamente musicale. Si fa presto a dire che bisogna che al Festival bisogna mettere la musica al centro di tutto: molto più difficile farlo. Il 2013 ha visto il “miracolo”. Certo, si poteva chiamare anche Rihanna e Lady Gaga ma così facendo non solo si sarebbe dato fondo alle casse della Rai ma non si sarebbe raggiunta la finalità di Sanremo 2013: confezionare un prodotto di qualità, popolare sì ma anche raffinato, e non commerciale. Per questo Sanremo si è aperto con il Va’ Pensiero ed ha avviato la serata conclusiva con La cavalcata delle valchirie e con La marcia trionfale dell’Aida. Ma siccome anche l’occhio vuole la sua parte abbiamo visto sul palco dell’Ariston anche due tra le donne più belle del mondo, Bar Refaeli e Bianca Balti, senza ovviamente trascurare Laura Chiatti: solo pochi minuti, solo “assaggi”, ma comunque davvero “indimenticabili”. Per tutte queste ragioni Sanremo 2013 entra dritto nella storia della manifestazione., ma soprattutto perché ha segnato il coronamento della mission di Fabio Fazio: abbinare la musica popolare a quella “alta”, anche perché, come dice Bocelli, esistono due soli tipi di musica, quella “buona” e quella “cattiva”, a prescindere dagli autori, dalla classica o dalla leggera. Ecco quindi coesistere Va’ pensiero con i Modà, La cavalcata delle valchirie con il jazz di Simona Molinari. Contrapposizioni però non fini a sè stesse, tutt’altro: poteva essere facile lavarsi la coscienza con qualche pezzo di classica, la bravura è stata inserirli in un tessuto di profonda cultura musicale, in modo che le due entità   diventassero davvero una cosa unica. Ed ecco allora salire sul palco realtà come quella degli Almamegretta, purtroppo sottovalutata da pubblico e Giuria, impensabili in un “altro” Festival. Doveva essere il Sanremo della “contaminazione”, quindi, e lo è stato. Delle idee, e lo è stato. Della prima conduzione maschile e femminile insieme, e lo è stato grazie alla perfetta complementarietà di Fabio e Luciana, tanto diversi caratterialmente quanto uniti dalla professionalità e dalla capacità di reggere il palco da soli. Fabio Fazio, rigoroso ma preciso, inflessibile nel bacchettare gli “anti-Crozziani” quanto generoso nel concedere spazio ad una compagna, Luciana Littizzetto, che ha smesso i panni della comica volgarotta per diventare una show girl a tutti gli effetti, dotata di cervello e profondità. Provare per credere il monologo contro la violenza sulle donne, una delle chicche del Festival 2013.

Luciana Littizzetto contro la violenza sulle donne

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I dubbi sulla doppia canzone

Certo, qualcosa da migliorare c’è sempre: ad esempio il sistema di votazione. Quest’anno si è provato a ridurre l’”impatto” del televotanti aumentando il peso specifico della Giuria di Qualità, ma il risultato è stato sempre lo stesso: in apparenza quindi si può parlare di un verdetto a prova di polemiche ma in realtà si è trattato di una vittoria di un grande cantante, certo, come anche, però, di un risultato ancora troppo sbilanciato dalla parte dei “messaggiatori”, o se preferite del pubblico giovanile e dei suoi idoli. Pubblico che peraltro ha avuto totale autonomia nella scelta tra le due canzoni portate da ogni artista, la novità dell’anno, ma in verità l’unica “nota stonata”: perché anche se ogni cantante ha sfruttato la situazione per reclamizzare due lati opposti di sé stesso, ed al contempo l’album in uscita, più di una volta è uscita la “canzone giusta”, come inevitabile che fosse dovendo giudicare in cinque minuti due pezzi inediti. Poco male, se sarà Fazio-bis nel 2014 siamo certi che qualcosa cambierà a questo proposito.

Televoto vs tradizione: le “due Italia”

Più importante concentrarsi sulla contrapposizione tra l’Italia “talent” che esce dalla classifica definitiva, somma delle preferenze via sms, con il trionfo di Mengoni, dei Modà, di Annalisa e Chiara, ovvero tre prodotti televisivi più il “fenomeno giovanile” per eccellenza, con quelle, forse più tradizionali, espresse dalla Giuria di Qualità, che ha visto prevalere Elio seguito dalla classe di Malika e dal talento di Gualazzi, ovvero i due favoriti della vigilia che si sono dovuti accontentare dei primi posti ai piedi del podio. Certo tutto questo non è normale in un paese dalla cultura musicale come l’Italia, dove sembra non esserci più la capacità di riconoscere l’essenza di un prodotto artistico a prescindere da chi lo interpreti. Come non è normale che Malika Ayane totalizzi appena il 3,6% (!) dei voti popolari, come se la musica elegante e di qualità non possa coesistere con i talenti, e sono tanti, prodotti dalle trasmissioni televisive. Tutto questo porta a rimarcare l’unica, piccola smagliatura di questo Festival, ovvero un lotto di partecipanti che, dimenticando le voci storiche, non ha creato una generazione modello che potesse guidare i due filoni, quello dei ragazzi da talent e quello delle grandi voci, attuali sì ma ancora alla caccia di una consacrazione. Quella che ha già avuto Mengoni, e quella che Malika, alla seconda delusione tra i “Big” ha con un pizzico di amarezza ammesso di volersi togliere “entro i prossimi trent’anni”. Allora la speranza è che Sanremo 2014 riparta da qui: niente nonnismo, per carità, ma una piccola considerazione per la meritocrazia. Per il fatto che si può fare buona musica anche senza presentarsi a dei casting.

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