Morandi-Tozzi-Ruggeri: il Trio che sbanca Sanremo 1987

L’Auditel cambia la storia del Festival

L’avvento del colore? No. La fine di Carosello e la nascita della moderna pubblicità? Niente affatto. Il sorgere delle tv commerciali? Assolutamente. Certo, tutte tappe fondamentali per l’evoluzione della televisione moderna ma la data capace di cambiare faccia al piccolo schermo è un’altra: 7 dicembre 1986. Il mondo è in piena Guerra Fredda, la fine del Comunismo non è lontana ma il globo trema per i disastri della strage di Chernobyl: insomma, anni caotici, ma parallelamente ecco un’invenzione destinata a cambiare molte cose nella fruizione dello strumento televisivo. L’Auditel. Il sistema di rilevazione degli ascolti delle trasmissioni nasce proprio allora e da quel giorno nessun programma sarà più uguale a sé stesso: l’unico obiettivo sarà quello di accontentare ogni fetta di pubblico, anche a costo di ridurre la qualità dei programmi stessi. Nel corso degli anni anche i conduttori più scafati finiranno vittima di questo meccanismo infernale: da Pippo Baudo a Raffaella Carrà, l’Auditel non risparmia nessuno. Se un programma non tira, si taglia.

E’ la svolta anche per Sanremo: il Festival diventa ufficialmente il programma degli italiani, la Rai sa di poter cavalcare tre giorni da regina degli ascolti, le aziende pagano fior di milioni per far comparire i loro marchi negli intervalli pubblicitari. Da quel momento la musica andrà di pari passo, ma qualche volta resterà indietro, rispetto allo spettacolo. Non è un caso allora se proprio per l’edizione ’87 si decise di aumentare il numero delle serate, passate da tre a quattro, dal 4 al 7 febbraio. Un modo per dilatare lo spettacolo ma pure di anticipare di un giorno l’ascolto delle canzoni (da giovedì a mercoledì, con ordine invertito nelle due giornate), in modo da far aumentare il numero delle schedine Totip abbinate al Festival: per la quarta edizione consecutiva, infatti, il vincitore sarebbe stato decretato in questo modo, attraverso schede acquistabili da giovedì a sabato. Metodologia da sempre discussa, terminò nel 1990. Per adeguarsi al sistema la Rai non può che puntare sul presentatore del momento, Pippo Baudo, alla quarta conduzione, terza negli ultimi tre anni. Nasce insomma la tv nazional popolare, ma non ditelo al Pippo Nazionale che proprio per una simile definizione del direttore di Rai Uno Enrico Manca romperà clamorosamente con la televisione di stato a fine anno per passare, senza successo, alle reti Fininvest. Per rivederlo all’Ariston bisognerà aspettare il 1992, con la nascita del tormentone della valletta bionda & bruna che dura fino ad oggi.

Gli Ospiti che hanno caratterizzato Sanremo 1987

Ma l’edizione 1987 passerà alla storia anche per il tema-ospiti. Su tutti spicca il nome di Whitney Houston, all’epoca famosa soprattutto per essere la figlia della grande Cissy delle Sweet Ispirations: la compianta cantante americana incantò l’Ariston nella serata finale, rifiutandosi tra l’altro di esibirsi in playback. Il pubblico potè così godersi una memorabile interpretazione di All at once, con tanto di bis. Ma per il resto, il tema-ospiti non regalò particolari soddisfazioni. Per la prima ed unica volta, infatti, si decise di non far esibire le guest star direttamente sul palco ma nella tensostruttura piuttosto lontana dall’Ariston, il celebre Pala Rock. Più che un esperimento, fu un flop: non per i collegamenti televisivi, affidati ad un giovane ma competente Carlo Massarini, bensì perché al pubblico era stato chiesto di pagare biglietti salatissimi (30.000 lire) per vedere esibizioni in playback e collocate a fine serata dopo estenuanti collegamenti di presentazione durante le puntate. I nomi illustri non mancarono, dai Simply Red a Bob Geldof fino ai Curiosity killed the Cat a Frankie Goes to Hollywood ed agli Europe, che cantarono l’immortale The final countdown, ma lo spettacolo fu nel complesso dimenticabile. Comunque i coraggiosi furono per certi versi ripagati: nella storia infatti è consegnata l’esibizione di Patsy Kensit, solista degli Eight Wonder: la bella e brava biondina si dimenò un po’ troppo davanti al microfono nel cantare la storica hit Will you remember? Il risultato fu di far precipitare la già instabile spallina del suo succinto vestito. L’esito è facilmente immaginabile: per chi non c’era, o semplicemente per chi volesse rivivere quel “momento” c’è il video qui sotto. Che allora fece scandalo: ma che oggi passerebbe quasi inosservato…

Whitney Houston illumina Sanremo

video

E Patsy Kensit dà scandalo

video

Ruggeri, Tozzi e Morandi: vittoria annunciata

Il 1987 fu anche l’anno della prima delle vittorie annunciate: l’inedito trio formato da Enrico Ruggeri-Umberto Tozzi e Gianni Morandi fu infatti affidata Si può dare di più, canzone liberamente ispirata al messaggio sociale di We are the world. Scopo: esportare le parole pace e solidarietà in tutto il mondo attraverso la vetrina sanremese. Trionfo scontato, insomma, anche se la Nostalgia Canaglia di Al Bano e Romina (salita sul palco in stato interessante: pochi mesi dopo sarebbe nata Romina jr) prometteva battaglia insieme all’emergente Sergio Caputo ma pure a Toto Cutugno, reduce da due secondi posti: con Figli Toto inaugurò il filone sentimentale proseguito negli anni con Emozioni e Le mamme. Ma il verdetto sembrava scontato. Furono addirittura quaranta le canzoni presentate e selezionate dalla commissione, formata come sempre da un mix tra musicisti ed esponenti del mondo dello spettacolo e che decise esclusioni illustri, da Loredana Bertè al giovane Amedeo Minghi. Si trattò del numero-record, favorito anche dal boom della Sezione Giovani Italiani, al quarto anno di vita: nelle precedenti edizioni si assistette ai debutti, tra gli altri, di Eros Ramazzotti (vittorioso nel 1984, Cristiano De Andrè, Lena Biolcati e Paola Turci, quest’anno la vetrina spetta a Michele Zarrillo, talento romano non più giovanissimo e vecchia conoscenza del Festival: presentatosi nel 1982 con “Una rosa blu” (successivamente diventata un successo internazionale), non arrivò in finale salvo essere ripescato dopo la polemica di Claudio Villa legata al funzionamento delle giurie. Un lustro dopo Zarrillo sbancò la concorrenza con “La notte dei pensieri”. Ed ancora una volta il suo destino si incrociò con quello di Claudio Villa.

Il dramma di Villa

Il Reuccio della musica italiana infatti ci lasciò proprio in quei giorni. Da tempo malato di cuore, i suoi problemi fisici non si sposavano con la sua grande passione, la motocicletta. Nel mese di gennaio, infatti, Villa accusò un grave malore mentre cercava di mettere in moto la sua due ruote. Di fatto non si riprese più, ma la situazione precipitò ad inizio febbraio. Ricoverato a Padova, fu sottoposto ad un delicato intervento a cuore aperto ma le sue condizioni non erano incoraggianti. Sempre vigile fino all’ultimo, Villa arrivò a pronunciare la famosa frase: “Così non vivo più, meglio morire”. Il suo cuore cessò di battere definitivamente proprio nel giorno della finalissima, il 7 febbraio. Successe nelle ore pomeridiane ma la Rai decise di non divulgare la notizia e così fece anche Pippo Baudo almeno fino alle 23 passate, quando lesse un messaggio entrato nella storia: “Purtroppo, devo dare una brutta notizia. Mi sembra doveroso interrompere per un momento, questo spettacolo che è fatto di festa, di gioia e di canzoni per rivolgere l’ ultimo applauso a Claudio Villa” Seguì una spontanea e commossa standing ovation dell’Ariston verso il più grande protagonista di ogni tempo della storia del Festival. Ed anche per questo la serata finale sbancò l’Auditel: con 18.300.000 di media ed il 77.50% di share si ottenne il miglior risultato di sempre dall’esistenza dello strumento-Auditel.

Gara

Lo spettacolo dovette proseguire ma lo spirito era ovviamente cambiato. Eppure i momenti precedenti al verdetto furono emozionanti: si sparse la notizia della clamorosa rimonta di Toto Cutugno sul Trio, i giornali aspettavano a chiudere le redazioni in attesa del verdetto. Canzone sociale o inno all’amore filiale? Alla fine si rispettarono le previsioni con Al Bano e Romina, solo terzi, unici scontenti dell’edizione. Per Cutugno sarà il primo di tre secondi posti consecutivi. Morandi ritirò in lacrime il premio che spezzava il suo sortilegio sanremese: “Sono contento ma non posso gioire: con Claudio Villa se ne va una parte della mia vita e della mia carriera” disse il cantante bolognese. Tra gli altri risultati da segnalare il lusinghiero ritorno di Fausto Leali, quarto con dopo un’assenza di quattordici, difficili anni. Avrebbe forse meritato di più Fiorella Mannoia con Quello che le donne non dicono, destinata a fare storia. Fu invece flop per due signore della canzone: Patty Pravo, che ancora una volta colpì più per il look che per un brano che si disse fosse un plagio di To the morning di Fogelberg e Nada, di ritorno dopo i ruggenti anni ’70, con il primo posto del 1971 ed il terzo del 1973, ma ora tristemente ultima: per rivederla al Festival bisognerà attendere il 1999.

Classifica finale Sanremo 1987

  1. Si può dare di più (Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi)
  2. Figli (Toto Cutugno)
  3. Nostalgia canaglia (Al Bano e Romina Power)
  4. Io amo (Fausto Leali)
  5. Il sognatore (Peppino di Capri)
  6. Tanti auguri (Marcella)
  7. Canzone d’amore (Ricchi e Poveri)
  8. Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia)
  9. Come dentro un film (Luca Barbarossa)
  10. Aria e musica (Christian)
  11. Vita mia (Lena Biolcati)
  12. Destino (Rossana Casale)
  13. Canto per te (Flavia Fortunato)
  14. E non si finisce mai (Dori Ghezzi)
  15. L’odore del mare (Eduardo De Crescenzo)
  16. Bella età (Scialpi)
  17. Dimmi che cos’è (Le Orme)
  18. Dal cuore in poi (Mango)
  19. Sinué (Tony Esposito)
  20. Pigramente signora (Patty Pravo)
  21. Il Garibaldi innamorato (Sergio Caputo)
  22. Madonna di Venere (Mario Castelnuovo)
  23. Rosanna (Nino Buonocore)
  24. Bolero (Nada)

 

4- continua