1955: il primo Sanremo "televisivo"

A quaranta giorni dal via della 63^ edizione del Festival di Sanremo, cominciamo un viaggio all’indietro ricordando le edizioni che hanno segnato la storia della rassegna. Non è certo facile scegliere sei annate indimenticabili tra le tante, vista la necessità di distribuirle lungo sei decenni, ma qualche sacrificio è inevitabile. Iniziamo con due edizioni in bianco e nero ma che meritano di essere ricordate: per ciò che le ha contraddistinte ma pure per la qualità degli interpreti.

Sanremo 1955: l’anno delle prime volte

La quinta edizione si tenne tra il 27 ed il 29 gennaio e come le precedenti al Salone delle Feste del Casinò Municipale del Comune di Sanremo, ma per alcuni critici e storici si tratta della primo, vero Festival. Per la prima volta infatti la kermesse entra nelle case degli italiani non solo attraverso la radio com’era successo dal 1951 ma pure con le immagini della televisione, nata nel gennaio del 1954, sull’unico canale allora esistente, Programma Nazionale. Non si tratta però ancora di una diretta integrale visto che la trasmissione parte solo dalle 22.45, quindi con tre quarti d’ora di ritardo rispetto all’inizio, al termine del programma di prima serata del Primo Canale, quell’Un, due, tre con Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi, noto anche come il primo programma censurato della storia della tv italiana nel 1959 per il celebre sketch dei due comici che ironizzava sulla storica caduta da una sedia dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Fu abbastanza comunque per permettere agli italiani di rendersi conto con i propri occhi di cosa sia lo spettacolo del Festival, subito diventato un appuntamento di grande attrazione nazionale. In conduzione però non c’è Mike Bongiorno, il volto familiare protagonista di Arrivi e Partenze, il primo quiz della televisione italiana, e neppure Nunzio Filogamo, il padrone di casa delle precedenti edizioni ritenuto poco “fotogenico” bensì Armando Pizzo: con lui Maria Teresa Ruta, valletta ante litteram nonché zia dell’omonima presentatrice dei giorni nostri.

Tullio Pane/Claudio Villa – Buongiorno tristezza (Vincitore Festival di Sanremo 1955)

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Ma tante altre furono le novità di quell’edizione a partire dalle modalità di scelta delle canzoni, affidata ad una commissione esterna di esperti dotti e letterati, tra i quali il maestro Vittorio Veneziani ed i poeti Nicola Lisi e Giorgio Caproni chiamati a districarsi tra ben 412 brani. Tra loro c’è anche Odoardo Spadaro: non un nome qualunque visto che il cantautore fiorentino (autore, tra le altre, della celebre Porta un bacione a Firenze) sarà a tutti gli effetti il primo ospite “fuori concorso” della storia del Festival chiamato a recitare nella serata conclusiva i testi delle prime tre canzoni classificate. Almeno lui, si potrebbe ironizzare, si esibì dal vivo: sì, perché questa fu soprattutto l’edizione che vide l’introduzione del playback, pratica abituale al giorno d’oggi (ma vietata al Festival, salvo qualche “tentativo”, come quello del 1983) ma che parve paradossale proprio nell’anno dell’arrivo della televisione. Decisiva per tale “concessione” fu la presenza di un cantante giovane ed esordiente, ma già più che promettente e finalmente pronto al debutto dopo aver rifiutato l’invito nel 1954 per “impegni pregressi”. Si chiama Claudio Villa che, colpito proprio alla vigilia da una forte faringite, avrà l’opportunità di farsi “doppiare” dalla base registrata. Come vedremo nelle prossime settimane non sarà l’unica disavventura festivaliera del Reuccio che si affaccia a Sanremo sicuro di sé: “Sono già un divo affermato, ma ho deciso di accettare l’invito”.

Canzoni in concorso

Le canzoni in gara erano sedici per diciannove artisti complessivi chiamati ad esibirsi: solo le migliori quattro per ciascuna delle due serate accedevano alla finale. Ciascun brano doveva essere interpretato due volte con diversi arrangiamenti pertanto, tenendo conto dell’abitudine consolidata per le prime edizioni che permetteva ad un cantante di portare più di un brano in gara (Claudio Villa ne aveva addirittura tre come Natalino Otto), l’impegno per i cantanti era davvero gravoso.

Claudio Villa e Jula De PalmaLa gara

Tra le canzoni in gara spiccano tre motivi: L’ombra, il primo assaggio di blues nella storia di Sanremo cantata dalla coppia Jula De Palma-Marisa Colomber e, seppur non finalista, Eri un omino, ballata spensierata di Nella Colombo che spezzava la tradizione festivaliera. Infine Che fai tu luna in ciel, cantata da Bruno Pallesi e dalla stessa Jula De Palma, che trae liberamente ispirazione dal primo verso del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi: davvero altri tempi. A sbaragliare la concorrenza fu comunque Buongiorno Tristezza della coppia Villa-Tullio Pane, alla sua prima ed unica partecipazione al Festival: la canzone, diventata poi un mito della musica italiana, si ispira all’omonimo romanzo di Françoise Sagan, pur stravolgendone in realtà la storia. Ma nella serata finale Villa assisterà al tutto dal letto dell’albergo (ripreso dalle telecamere), messo al tappeto dall’influenza. “Il cantante Claudio Villa è stato colpito da un grave attacco influenzale ma la sua voce verrà ugualmente udita”. Questo il messaggio portato da Armando Pizzo, prima della scena che ha fatto storia: palco vuoto ed un grammofono al centro della scena che riproduce la voce del Reuccio. Pubblicità o verità? Il dubbio rimarrà per sempre ma il successo mediatico è assicurato. Villa e Pane dominarono il podio piazzando al secondo posto Il torrente: il tris mai realizzato nella storia fu solo sfiorato perchè Incantatella cantata con Narciso Parigi si classificò al quarto posto alle spalle di Canto nella Valle di Natalino Otto con il Trio Aurora.

Classifica finale Festval Sanremo 1955

  • 1. Buongiorno tristezza (Villa-Pane);
  • 2. Il torrente (Villa-Pane);
  • 3. Canto nella Valle (Otto-Trio Aurora);
  • 4. Incantatella (Villa-Parigi);
  • 5. Un cuore (Basurto-Ravera);
  • 6. Ci ciu cì (cantava un usignol) (Parigi-Radio Boys);
  • 7. Una fotografia nella cornice (Otto-Basurto);
  • 8. L’ombra (De Palma-Colomber).

Bilancio

L’Auditel ovviamente a quell’epoca non esisteva ma è facile immaginare che pressoché tutti i pochi televisori accesi nelle case degli italiani fossero sintonizzati sul Festival: in archivio infatti andò un’edizione di primo livello per la qualità degli interpreti e delle canzoni. A riprova il numero dei dischi venduti, addirittura nove milioni, anche se negli anni successivi nessun brano, a parte il vincitore, entrò nella memoria collettiva. Più che il Sanremo numero cinque fu insomma il Primo di Claudio Villa: e pazienza se la voce era registrata…

1- continua