Il podio del Festival 1972: Peppino Gagliardi, Di Bari e Nada

 

Minacce di sciopero, esordi eccellenti e più di una novità storica nel regolamento. Giunto all’edizione numero 22, nel 1972 il Festival decise di rinnovarsi. Un atto dovuto viste le non poche difficoltà che avevano chiuso gli anni ’60 sul piano della popolarità della manifestazione presso il pubblico ma pure presso il mondo dei cantanti visto che da almeno un lustro gran parte delle firme storiche della musica italiana avevano preso le distanze dal Salone delle Feste della Riviera ligure, convinti che la strada verso il successo non passasse più da quella parte. Per questo il 1972 può essere definito senza tema di smentite come il primo anno della storia moderna del Festival.

La nascita del direttore artistico

Il primo passo fu compiuto direttamente dal Comune che si riappropriò dell’organizzazione dopo quattordici anni di “affitto” all’Ata, la locale azienda turistica. Il Comune di Sanremo comincia a gestisce direttamente la kermesse, compaiono i fiori sul palcoscenico e nasce la figura del direttore artistico: il primo è Elio Gigante. Ma dall’arrivo della tv, che come abbiamo visto è datato 1955, i problemi legati al Festival sono stati molteplici: uno su tutti quello legato all’ordine di apparizione dei cantanti. La conduzione fu affidata a Mike Bongiorno, al suo sesto Festival della storia, quello del sorpasso a Nunzio Filogamo, ma il re del quiz non fu solo: al suo fianco Sylva Koscina, una delle attrici più in vista del panorama italiano, ma anche Paolo Villaggio che, all’alba dell’epopea di Fantozzi, inaugurò la lunga storia dei guastatori comici a Sanremo. I suoi interventi non saranno però memorabili, giocando con consueti doppi sensi femminili ed un’ironia poco festivaliera. Dimenticabile anche la performance della Koscina, che assommerà un notevole numero di gaffes, come ogni valletta che si rispetti.

 

Lucio Dalla, Gianni Morandi e Bobby Solo a Sanremo '72Il regolamento cambia: e si sfiora lo sciopero

La svolta epocale fu però quella legata al regolamento: fu infatti deciso l’addio alla doppia interpretazione, un must della storia del Festival: in questo modo avevano conosciuto la notorietà Domenico Modugno, protagonista di celebri duetti con mostri sacri come Johnny Dorelli ma pure Claudio Villa, a sua volta vincitore sempre in coppia con altre voci, da Tullio Pane ad Iva Zanicchi. Ma ora si cambia: ogni cantante avrebbe potuto interpretare un solo brano con l’orchestra di Franc Purcel a ripetere i ritornelli delle canzoni. Durissime le selezioni: la Commissione, presieduta dal sindaco Parise, è stata chiamata a scegliere 28 canzoni tra le 102 presentate, appunto da altrettanti cantanti, la metà delle quali ammesse alla serata conclusiva. La novità non piacque nei modi e nei tempi a nessuno, artisti e fonografici in testa, mentre altre polemiche sorsero in seguito alle modalità di selezione delle canzoni. La selezione naturale portò al sacrificio di troppi nomi illustri, da Peppino Di Capri allo stesso Johnny Dorelli fino al giovanissimo Rosalino, poi divenuto famoso come Ron. L’Unione Cantanti Italiani guidata da Claudio Villa ed il gruppo della RCA con Dalla, Modugno e Morandi condussero trattative fiume con l’organizzazione per rimandare il Festival di un mese e ridiscutere le partecipazioni. E come se non bastasse nuove, furiose polemiche seguirono l’abbandono del Festival da parte di alcuni fonografici. La notte tra il 23 ed il 24 febbraio 1972 fu storica: lo sciopero sembra ad un passo ma tutto rientra poche ore prima del debutto, con in cambio la possibilità di organizzare un’inedita serata domenicale dedicata agli esclusi: ma si rivelerà un flop.

Debutti illustri: da Morandi a Marcella Bella

Novità nel regolamento, ma pure nel cast, all’insegna di un chiaro ringiovanimento imposto dal cambio della direzione artistica. Su 28 partecipanti infatti ben cinque erano esordienti. Tre di questi avrebbero poi lasciato un segno tangibile nella storia della musica italiana, dopo aver fatto un’ottima figura nel loro debutto nel Tempio della musica. Il 1972 fu infatti l’anno della prima volta sanremese per Gianni Morandi, ancora giovanissimo eppure già con otto anni di carriera sulle spalle: “Non sono mai stato così emozionato” avrebbe detto il cantante bolognese poco prima di salire sul palco. Per lui arriverà un quarto posto amaro dopo una settimana con l’etichetta del favorito per lo meno per un posto sul podio. Rookie fu anche Carla Bissi, poi conosciuta con il nome di Alice, che però non riuscirà ad entrare tra i finalisti con “Il mio cuore se ne va” scrittale da Memo Remigi: canzone bella ma troppo difficile per i mezzi vocali ancora teneri della giovanissima forlivese. Così ad impressionare è soprattutto la giovanissima Marcella Bella, già soprannominata Cespuglio per la sua folta chioma riccia che l’avrebbe sempre contraddistinta, che consacrò un brano scritto dal fratello Gianni insieme al compianto Giancarlo Bigazzi e destinato ad entrare nella storia della musica italiana: “Montagne verdi”, brano difficile e musicalmente innovativo, che chiuse al settimo posto risultando però il vero pezzo trionfatore insieme ad una certa “Piazza grande”, scritta ed interpretata da Lucio Dalla. Per il compianto cantautore bolognese, che terminò all’ottavo posto, fu la quarta ed ultima partecipazione al Festival, al tempo stesso tradizionale e dissacratoria, con il “fido” Ron ad accompagnarlo tra i chitarristi.

Sanremo ’72: Lucio Dalla in “Piazza Grande”

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Gara

Storico fu comunque il risultato finale: a trionfare infatti fu Nicola Di Bari con I giorni dell’arcobaleno. Solo un anno prima il cantante pugliese la spuntò con Il Cuore è uno zingaro in coppia con Nada : per la terza volta Sanremo vide due vittorie consecutive dello stesso interprete. C’erano riusciti solo Nilla Pizzi e Domenico Modugno. Curiosamente Di Bari ebbe la meglio sull’altra grande favorita, che era proprio Nada, che chiuse solo al terzo posto dietro la sorpresa Peppino Gagliardi, al primo dei due secondi posti consecutivi.

Classifica finale

  1. I giorni dell’arcobaleno (Nicola Di Bari)
  2. Come le viole (Peppino Gagliardi)
  3. Re di denari (Nada)
  4. Vado a lavorare (Gianni Morandi)
  5. Non voglio innamorarmi mai (Gianni Nazzaro)
  6. Jesahel (Delirium)
  7. Montagne Verdi (Marcella Bella)
  8. Piazza Grande (Lucio Dalla)
  9. Gira l’amore (Gigliola Cinquetti)
  10.  Ti voglio (Donatello)
  11.  Un diadema di ciliegie (Ricchi e Poveri)
  12.  Mediterraneo (Milva)
  13.  Se non fosse tra queste mie braccia lo inventerei (Lara Saint Paul)
  14.  Un calcio alla città (Domenico Modugno)

Bilancio

La vittoria de I giorni dell’arcobaleno spezzò il partito dei tradizionalisti: non si trattava infatti del solito brano sanremese ma di un pezzo di rottura ed alquanto provocatorio, che descrive le prime esperienze amorose di un’adolescente. I colpi di forbice della censura furono inevitabili, e stravolsero il testo: così il verso fin troppo esplicito “la mano saliva a svelare i misteri” diventa “la notte si accese di mille colori, mentre “a 16 anni hai già avuto l’amante” si trasforma in “a 16 anni ti senti già grande”. Ma fu il Festival delle novità a tutto tondo: tra le quattordici canzoni finaliste, enorme successo raccolse anche, a dispetto del sesto posto finale, Jesahel, cantata dai Delirium, il gruppo che segnò il debutto musicale di Ivano Fossati e composto da ben 17 persone tra band e coristi. Nomi illustri pure tra i non finalisti con Fausto Leali e Rita Pavone su tutti. Malinconico infine il 14° ed ultimo posto di Domenico Modugno con Un viaggio in Inghilterra: per Mister Volare fu il penultimo Sanremo, prima del colpo di coda del 1974 con la testamentaria quando Questa è la mia vita, che chiuse al secondo posto. Sanremo stava cambiando.

 

3-continua

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