Mondiale Sud Africa 2010: Spagna Campione

È stata l’edizione delle prime volte. Il XIX Campionato del Mondo di calcio è stato il primo ad essere ospitato da un paese africano. E il primo ad essere vinto dalla Spagna, tradizionale potenza calcistica ma più sotto l’aspetto della qualità dei giocatori che da quello del gioco di squadra. A colmare l’annosa lacuna c’ha pensato Vicente Del Bosque, chiamato nel 2008 a proseguire il lavoro iniziato da Luis Aragones: proprio a quest’ultimo infatti si deve il merito di aver saputo trasformare l’indole fiera e pugnace delle Furie Rosse, ma non sempre basata sulla tecnica e sulla freddezza nei momenti decisivi della manifestazione, nella più alta espressione calcistica espressa da una Nazionale dopo l’Olanda degli anni ’70. Dal calcio totale di Rinus Michels al tiki taka spagnolo il passo è stato breve per gli amanti del calcio e del bel gioco, ma lunghissimo per tutte le altre nazionali, dal Brasile in giù, costrette a chinare il capo alla superiorità della Spagna, trascinata dallo zoccolo duro del Barcellona, capace di primeggiare nel mondo anche senza il talento di Lionel Messi, naufragato insieme alla sua Argentina.

Mondiale Sud Africaa 2010: le otto città ospitanti

Il Mondiale 2010 si è disputato negli stadi di otto città dello stato più meridionale del continente: quelli di Bloemfontein, Città del Capo, Durban, Nelspruit, Polokwane, Port Elizabeth, Pretoria, Rustenburg e Johannesburg, sede di due impianti, l’Ellis Park e l’FNB Stadium, dove è stata giocata la gara inaugurale tra Sud Africa e Messico, l’11 giugno, e la finale tra Olanda e Spagna, un mese più tardi. L’organizzazione, assegnata al Sud Africa il 15 maggio 2004, è stata caratterizzata da gravi ritardi nei lavori di costruzione degli stadi, risolti solo poche settimane prima della Cerimonia Inaugurale, alla quale ha presenziato anche Nelson Mandela, storico leader politico della nazione. Trentadue le squadre ammesse, e nessuna esclusione eccellente durante le qualificazioni. Una sola esordiente, la Slovacchia, mentre storici sono stati i ritorni della Nuova Zelanda, assente da Spagna ’82, e della Corea del Nord, presente solo nell’edizione inglese del 1966.

I clamorosi flop di Italia e Francia

Tre invece le esclusioni eccellenti nella fase a gironi: oltre a quella del Sud Africa, prima nazione organizzatrice nella storia del Mondiale a non passare il primo turno, spiccano le eliminazioni di Italia e Francia, rispettivamente prima e seconda classificata a Germania 2006. Clamoroso il tracollo dei Campioni in carica di Marcello Lippi, terminati addirittura all’ultimo posto in un raggruppamento tutt’altro che impossibile, e comprendente il Paraguay del c.t. Gerardo Martino, attuale allenatore del Barcellona, la stessa Slovacchia e la Nuova Zelanda. Italia forse vittima delle scelte conservatrici di Lippi, che confermò ben nove Campioni del Mondo in Germania, e ferma a un punto, quello ottenuto contro la selezione oceanica. Addirittura peggio seppe fare la Francia, anch’essa ultima, i cui giocatori si resero protagonisti di un clamoroso ammutinamento contro il c.t. Raymond Domenech prima della terza partita contro il Sud Africa. Un’amara conclusione di un ciclo cominciato otto anni prima con la vittoria nell’edizione casalinga. Tra le squadre più convincenti della prima fase Olanda e Argentina, qualificatesi a punteggio pieno, la sorpresa Uruguay, tornato a passare la prima fase dopo 20 anni, e gli Stati Uniti, capaci di chiudere davanti all’Inghilterra di Fabio Capello. Bene anche la Spagna nonostante la clamorosa sconfitta all’esordio contro la Svizzera.

Italia eliminata: la delusione di Cannavaro e Quagliarella

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Ottavi e quarti di finale: l’incubo del Ghana e il crollo del Brasile

Appassionanti gli ottavi di finale. Vita facile per il Brasile sul Cile, e anche per Argentina e Germania, che per battere Messico e Inghilterra hanno però avuto bisogno anche di clamorose sviste arbitrali: un gol in fuorigioco per la Séleccion, una rete fantasma non convalidata all’inglese Lampard per la squadra di Löw. Soffrono più del previsto anche l’Olanda e l’Uruguay, capaci di piegare solo di misura Slovacchia e Corea del Sud, mentre la Spagna ringrazia un guizzo di David Villa nel derby iberico contro il Portogallo. Le emozioni vengono dalle sfide meno nobili: il Paraguay supera ai rigori il Giappone dopo 120’ senza gol, ma con tante occasioni, mentre il Ghana tiene alto l’onore del continente fermando la corsa degli Stati Uniti. Ma il sogno delle Black Stars di toccare la semifinale, risultato mai raggiunto da un’africana, si spezza nel clamoroso epilogo del quarto di finale contro l’Uruguay: il 2 luglio a Johannesburg Gyan Asamoah ha l’occasione della vita su calcio di rigore al 90’, sul risultato di 1-1, concesso per un fallo di mano di Luis Suarez, espulso, il cui intervento ha evitato un gol sicuro dei ghanesi. Ma l’attaccante calcia alto, e ai rigori sarà l’Uruguay a esultare, spingendosi tra le prime quattro 60 anni dopo l’ultima volta. Intanto la Spagna soffre e regola ancora di misura il Paraguay, mentre la Germania passeggia sull’Argentina del c.t. Maradona entrando trionfalmente in semifinale con i favori del pronostico. Si ferma anche la corsa del Brasile di Dunga, che contro l’Olanda domina per un’ora, ma poi è tradito contro l’Olanda da Felipe Melo e Julio Cesar: dopo il vantaggio verdeoro di Robinho in avvio, Melo favorisce il pareggio di Sneijder con una deviazione determinante sulla punizione dell’interista, poi il portiere commette l’errore decisivo in uscita per la doppietta del centrocampista olandese e Melo si fa espellere. Orange tra le prime quattro dopo 32 anni.

Il gol fantasma di Lampard in Inghilterra-Germania

Il gol fantasma di Lampard in Inghilterra-Germania

Semifinali e Finale: la resa della Germania e il trionfo spagnolo

In semifinale il 6 luglio a Città del Capo l’Olanda batte con qualche sofferenza di troppo l’Uruguay (3-2), assicurando la prima finale tutta europea in un Mondiale non disputato nel Vecchio Continente, e aspetta la sfidante nell’atto conclusivo. Sarà la Spagna, che bissa la vittoria sui tedeschi nella finale di Euro 2008: il terzo 1-0 consecutivo delle Furie Rosse lo firma capitan Puyol, che boccia ancora la sete di vittoria di una Germania spenta, ancora deludente nel momento decisivo, e a secco dal 1990. Tedeschi costretti ad accontentarsi del terzo posto per la seconda edizione consecutiva: nella finalina, l’Uruguay è sconfitto 3-2. Ma l’11 luglio gli occhi di tutto il mondo si concentrano su Johannesburg per la finalissima che avrebbe in qualunque modo visto una prima volta assoluta. La partita è brutta e infarcita di falli (clamorosa un’entrata da kung fu di De Jong su Xabi Alonso), le squadre contratte e le occasioni latitano. Olanda vicina al gol due volte con Robben: clamorosa l’opportunità sventata dal portiere spagnolo Casillas poco prima dei supplementari. La punizione per l’Olanda è in agguato: al 116’ un diagonale di Iniesta condanna gli arancioni alla terza sconfitta su tre finali. La Spagna non è scintillante come quella di Euro 2008, ma è Campione subendo un solo gol in sette partite. L’organizzazione nello spettacolo.