L'infortunio di Radamel Falcao

L’infortunio di Radamel Falcao

Colombia al Mondiale 2014, aggrappati a un miracolo

Con, o senza, non può essere la stessa cosa. Da quel 24 gennaio, data del terribile infortunio al ginocchio subito da Radamel Falcao, l’intera Colombia ha il fiato sospeso. Subire la rottura del legamento crociato del ginocchio a soli quattro mesi dal debutto Mondiale 2014 toglierebbe qualsiasi speranza a quasi tutti i calciatori del mondo. Ma evidentemente esistono campioni che, sorretti da una straordinaria motivazione, possono provare a compiere quello che, se si completasse, potrebbe essere definito un vero miracolo sportivo. Fatto sta che in poche settimane a Medellin e dintorni si è passati dalla rassegnazione alla speranza, quella che il centravanti del Monaco possa davvero salire sull’aereo per il vicino Brasile, cambiando così completamente le prospettive dei cafeteros. In tanti, infatti, tra gli addetti ai lavori, sono pronti a scommettere su una Colombia pronta a stupire nel secondo mondiale da essa disputato in terra sudamericana, dopo quello del 1962 in Cile, quando la squadra allenata dall’ex fuoriclasse argentino del River Plate Adolfo Pedernera non andò oltre al primo turno.

Il ritorno dei caféteros

Fu quella la prima volta assoluta della Colombia a grandi livelli, un’impresa mai più ripetuta fino al 1990, anno dell’esplosione della Colombia-mania durante il Mondiale di Italia ’90, quando Renè Higuita e compagni si arresero agli ottavi contro il Camerun, dopo aver incantato con il calcio tutto pressing e fuorigioco di Francisco Maturana, epigono di Arrigo Sacchi, che pochi mesi prima lo aveva sconfitto nella finale della Coppa Intercontinentale, epilogo del lungo ciclo del Nacional Medellin. Poi un altro lungo periodo di oblio, interrotto solo dalla Coppa America del 2001, durante il quale però la Federazione ha investito parecchio nei settori giovanili. Il risultati sono arrivati lentamente: la Coppa America 2011, chiusa ai quarti di finale, servì a dare esperienza al gruppo attuale che può essere definito senza tema di smentite il più forte di tutti i tempi. Azzeccata anche la scelta del commissario tecnico, quel José Pekerman mago delle Nazionali giovanili in Argentina, seppur deludente nell’unica esperienza con la maggiore, al Mondiale 2006.

Il c.t. della Colombia Josè Pekerman

Il c.t. della Colombia Josè Pekerman

Colombia al Mondiale 2014: le stelle della squadra

L’occasione del riscatto, con un gruppo sul quale il tecnico lavora da tre anni, arriverà in Brasile, dove grazie ad un eccezionale girone di qualificazione la Colombia ha saputo meritarsi il titolo di testa di serie al sorteggio dei gironi. Il resto l’ha fatto la fortuna, che ha inserito i caféteros nel Gruppo C, con Grecia, Costa d’Avorio e Giappone. Difficile immaginare che i colombiani non chiudano al primo posto, ovviamente non solo per motivazioni di ordine geopolitico o climatico, ma per una chiara superiorità tecnica sulla concorrenza, che neppure la ancora probabile assenza di Falcao sembra mettere in discussione. Questa potrà al massimo influire sul futuro cammino della squadra, visto che in tal caso il peso del reparto offensivo cadrebbe unicamente sulle spalle di Jackson Martinez, super bomber del Porto ancora in cerca però del salto di qualità internazionale. L’obiettivo minimo è insomma quello di toccare i quarti di finale, nonostante nell’eventuale ottavo si rischierebbe un derby con l’Uruguay, o una tra Inghilterra e Italia. Non impossibile, ma comunque difficile, visto che, volendo trovare il pelo nell’uovo, dalla cintola in giù la squadra non appare irresistibile. Colpa anche di un modulo molto spregiudicato, un 4-3-3 di fatto con due soli difensori, i vecchi e lenti Perea-Yepes (73 anni in due), visto che gli esterni bassi, Cuadrado e Zuniga, sono ben noti al pubblico italiano, e non brillano per capacità difensive. Ma se Falcao facesse il miracolo…

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