Cristiano De Andrè

Cristiano De Andrè

Buona qualità, ma anche livello di complessità molto alto. Le 14 canzoni della prima serata di Sanremo 2014 confermano le impressioni della vigilia, e del primo ascolto: scordiamoci i pezzi da cantare la mattina, a favore di canzoni sofferte, vissute, che parlano sì d’amore, ma in modo poco convenzionale. È forse la conseguenza dell’attuale momento di difficoltà della nazione, o più semplicemente della volontà dei parolieri di sfuggire alla banalità per arrampicarsi su terreni poco comprensibili nell’immediato, ma più “impegnati”. Comunque alcuni brani sembrano poter concorrere degnamente per entrare tra le prime tre posizioni.

Frankie Hi-nrg e l’errore del televoto

Buona la doppia canzone proposta da Arisa: sulla falsariga de “La Notte”, seconda nel 2012, la cantante lucana si presenta con due canzoni d’amore molto sofferte, ma musicalmente opposte. Il pubblico premia “Controvento” (7), brano più sanremese, dal ritmo più dinamico, e che svela un’Arisa molto convincente anche su ottave diverse da quelle consuete. Ma non avrebbe demeritato neppure “Lentamente (il primo che passa”) (6.5), romantica ballata che ha forse pagato l’ispirazione fin troppo dichiarata al Bolero di Ravel, ed un testo non troppo originale.
Lascia un segno anche il rap come sempre non convenzionale di Frankie Hi-Nrg, che però paga più degli altri la miopia della scelta del televoto: pur più orecchiabile, infatti, la metafora poco originale del ciclismo come la vita, tra traguardi in salita e strade da percorrere, espressa in “Pedala” (6), non eguaglia la toccante esperienza di vita di “Un uomo è vivo” (7), in cui proprio il recitato del rap dà più valore all’amara riflessione di Frankie sul passato che non ritorna, e sul rapporto che un figlio anche in età matura può intrattenere con i propri genitori. Sorprende Antonella Ruggiero: alla sesta partecipazione da solista l’ex voce dei Matia Bazar offre due brani molto diversi tra loro. Convenzionale “Quando Balliamo” (6), in cui Antonella eccede nei virtuosismi vocali, che a volte impediscono anche di comprendere le parole. Molto più efficace “Da Lontano” (6.5), che stravince il ballottaggio: ritmo più dinamico, ma comunque in grado di seguire la sinuosità della voce dell’interprete, e testo più originale. Mina vagante.

Delusione Gualazzi

La delusione della serata porta il nome di Raphael Gualazzi. Il musicista urbinate, unico in gara anche nel 2013, offre un pallido remake di “Sai (ci basta un sogno)“, interpretata lo scorso anno, con “Tanto ci sei” (5.5), che si trascina su note simili ed un testo banalotto. Inapprezzabile il contributo al basso di The Bloody Beetrots, che fallisce anche nel tentativo di portare Rapahel nel mondo del rock in “Liberi o no” (5), cui lo stesso Gualazzi sembra credere poco. Ci si aspettava un mix esplosivo, ma evidentemente sono state calibrate male le dosi della miscela. Esordio sanremese senza infamia e senza lode per i Perturbazione. Il gruppo ha abbastanza esperienza per non emozionarsi, ma pure per preparare qualcosa di meglio rispetto a “L’Italia vista dal bar” (5.5), orecchiabile ma anche banale ritratto dei vizi del Belpaese. Non è certo questo il rock alternativo cui i fans del gruppo torinese sono abituati. Meglio “L’unica” (6), che in realtà tratta l’amore in modo poco innovativo, e che probabilmente cattura il 74% dei voti solo grazie alla delusione dell’altra canzone.

Gli exploit di De Andrè e Giusy

Tutto un altro mondo per Cristiano De Andrè, che alla terza apparizione festivaliera onora al meglio la memoria del padre. “Invisibili” (7.5) e “Il cielo è vuoto” (7) sono due brani diversi, ma di grande impatto emotivo. Difficile effettuare una scelta, ed alla fine lo stesso cantautore (viva la sincerità!) si rammarica per l’eliminazione del primo pezzo, di qualità superiore, ma penalizzato dal ritornello in dialetto, evidentemente non apprezzato dai tele votanti del resto d’Italia, catturati al contrario da “Il cielo è vuoto”, brano molto più tradizionale per la platea sanremese, ma tutt’altro che banale, musicalmente apprezzabile e con un testo da Premio della critica. Il meglio della serata. Dopo la magia creata da Yusuf Cat Stevens sarebbe stato difficile esibirsi anche per Domenico Modugno. Ma Giusy Ferreri supera la prova a pieni voti: la doppia interpretazione della cantante siciliana va valutata allora anche sul piano psicologico, essendo riuscita a tenere la voce in caldo, e il cuore freddo, fino alle 12.30 di notte. Merito anche di due brani davvero molto belli. Tema simile, magari non originalissimo, ma la penna di Roberto Casalino ha prodotto altri due capolavori, forse superiori anche a “L’Essenziale” che portò al successo Marco Mengoni. “L’amore possiede il bene” (7) è in pieno Ferreri-style, cucita su misura per la voce unica di Giusy, ma forse penalizzata dal testo non sempre originale, e a tratti oscuro. Rivoluzionaria invece “Ti porto a cena con me” (7.5) , che consacra Giusy su tonalità quasi inedite, rivelandone una gamma vocale da voti altissimi. Pezzo da podio.

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