x factor 2013 sdamy

x factor 2013 sdamy

Prima manche

Ape Escape (‘Smells Like Teen Spirit’) 5.5: dopo due prove molto buone, la band pop-rap di Nocera Inferiore fa un passo indietro. Colpa dell’eccessiva voglia di stupire, perché cercare improbabili intrusioni musicali in un brano già reso complicato dal mix tra l’hard rock ed il rap significa rischiare di uscire dal seminato, cosa puntualmente avvenuta. Peccato, perché il tutto ha pure confuso sulle qualità vocali del frontman Tony.
Fabio (‘Everybody Hurts’) 6.5: look rinnovato, già annunciato durante i daily, e pure stile rinnovato, perché dopo due settimane passate a scimmiottare gli altri ed a divertirsi, Fabio mette i puntini sulla i di vocalità. La base c’è, come mostrato nei casting, ma occhio al trucchetto, perché quel volpone di Elio gli affida un brano cult dei R.E.M, ma che non richiede particolari equilibrismi vocali. Insomma, buona crescita, ma serve altro per capire cosa c’è dietro le apparenze.
Gaia (‘I’ll Stand by You’) 5.5: c’è qualcosa che non va. Dopo la crisi di nervi di settimana scorsa, Mika le affida un brano tutt’altro che semplice, ma che sembrava alla sua portata. L’esecuzione invece mostra una fragilità insospettata, con più di un’imperfezione vocale ed una insicurezza palpabile. Dov’è Gaia dei casting?
Alan (‘Black Hole Sun’) 5: flop annunciato da una settimana di prove molto negative, ed in generale dalla sgradevole sensazione che il ragazzo non sia tagliato per questo tipo di trasmissioni. Melodrammatico nei panni di Nina Simone, Alan crolla malamente con i Soundgarden, non riuscendo mai a calarsi nel pezzo. Troppo scolastico, sembra essere il primo a non crederci. Ballottaggio inevitabile vista la qualità media della prima manche, e pure l’eliminazione è parsa scontata fin dal primo momento.
Valentina (‘Ghetto Supastar’) 6.5: dopo la libera uscita del secondo live, con un pezzo “autoselezionato”, Vale torna sulla retta via, che poi non è così distante da quella precedente. Con “Ghetto Superstar” torna l’energia contagiosa della cantante modenese, che conferma di avere un talento naturale per lo spettacolo: pop mixato col rap, come nel suo stile, anche se musicalmente non è impeccabile. E balla pure.
Michele (‘Cieli neri’) 7.5: al terzo indizio la prova è evidente. Il ragazzo ha tanta stoffa, ma soprattutto un talento naturale che gli permette di adattarsi ad ogni tipo di brano. Morgan lo “omaggia” di un suo pezzo, ma il guaio per il coach è che l’allievo interpreta il brano meglio rispetto al… maestro. Elegante, mai sopra le righe, non ha bisogno di alzare la voce per trasmettere le emozioni di un brano che lo fa più adulto dei suoi 18 anni. In crescita, mina vagante.

 

x factor 7 - michele bravi

x factor 7 – michele bravi

Seconda manche

Aba (‘Tears Dry on Their Own’) 6: all’inizio è parso di essere a Tale e quale show. Che c’entravano quei travestimenti da film muto? Se c’era l’idea di imitare Annie Lennox, è fallita, visto che l’unico risultato è stato quello di calare ulteriormente Aba nella parte della cantante professionista. In soldoni, la ragazza ci crede (ancora) troppo: peccato, perché la prima parte del brano era andata molto bene, poi qualche imperfezione ma il problema non è la voce, ottima, ma il fatto che trasmette ben poco.
Andrea (‘”Diggin” In The Dirt’) 6.5: ecco un cantante ideale per The Voice. Ve li immaginate Pelù e compagnia che schiacciano il pulsante, si girano e vedono da quale diaframma esce cotanta voce? Al bando il beatboxing, il ragazzone napoletano conferma di avere un signore strumento vocale, ma ancora non basta. Perché a parte una staticità sul palco figlia forse di una timidezza di base, la sensazione è che il pezzo non abbia permesso di perlustrare tutte le tracce delle potenzialità di Andrea. Che a tratti ricordava pure la vera voce di Peter Gabriel. Ma che forse avrebbe voluto fare altro.
Violetta (‘Friday I’m in Love’) 7: ti piace vincere facile, Mika? Il ritorno dell’ukulele coincide con quello del nome originale della cantante reggiana, che si riappropria del proprio repertorio. Il pezzo appartiene ad una band country, ma l’ex Viò lo fa ancora più proprio. Rimane indiscutibilmente la prima della classe per versatilità e doti canore. Il problema è che forse ne è fin troppo consapevole…
Street Clerks (‘…Baby One More Time’) 7: come trasformare un pezzo molto pop, fin troppo, in un laboratorio di generi musicali. Dopo l’esperimento di Nice che dice, i ragazzi fiorentini si confermano tra i migliori del lotto dal punto di vista strettamente artistico, riuscendo a stravolgere la canzone in un pezzo magari non da ballare ma completo ed interessante. Segnale di ottima qualità. Ma quando potranno fare qualcosa di normale?
Roberta (‘All That She Wants’) 6: tu quoque, Mika. Che filo logico c’è nel passare da un’assegnazione delicata come Let Her Go ad una triviale che di più non si può? D’accordo gli anni ’90, ma il coach ha preso alla lettera il messaggio, assegnando alla ragazza una delle canzoni più brutte e banali di quel decennio. Risultato: Roberta c’ha messo tanta energia, ma di più non poteva fare, e soprattutto la sua voce meritava ben altro. Mika deve aiutarla ad uscire dalla dimensione troppo spensierata. E Tommassini deve vestirla meglio…