x factor 2013 sdamy

x factor 2013 sdamy

Andrea (“Rapper’s Delight”; “Can’t find my way home”) 6: chiamato ad interpretare uno dei primi pezzi hip hop di sempre, Andrea mostra la corda nel minestrone cui lo chiama Morgan. Tra rap, soul e pop viene fuori un mix che esalta le doti vocali del ragazzo, ma per il resto non ci siamo, dance in primis. Nel secondo pezzo torna su dimensioni più umane, ma non riesce proprio a trasmettere emozioni e sopratutto dà l’impressione che il suo strumento vocale sia staccato dal resto del corpo. Ma si salva a sorpresa dal ballottaggio. Ed ora sogna la finale. Ma è dura.
Aba (“When Love Takes Over”; “Kozmic Blues”) 5.5: media ponderata tra il disastro quasi assoluto della prima manche e la bella reazione nella seconda, quando forse si è vista la miglior Aba di sempre, seppur sempre troppo teatrale e sicura di sé, difetti forse ineliminabili. Il messaggio che arriva è forte e chiaro: la Aba dance non funziona, perché a furia di muoversi la ragazza perde concentrazione, stecca e si stacca dalla canzone. E neppure lei sembra credere a questa versione. Kelly, perdonala…
Gaia (“Heavy Cross”; “Song 2”) 5: arridatece Betty! No, non si può sentire un pezzo come “Heavy Cross” trasformato in un qualcosa a metà tra l’hard rock ed il punk. E che c’entra strisciarsi sul palcoscenico? Canzone distrutta dall’inizio alla fine. E la varesina concede il bis con “Song 2”: stravolta in peggio anche quella. Tra i due brani di stasera e Sandi Thom ci sono mondi musicali opposti, eppure sembravano la stessa canzone. Non si può cantare tutto come una punk rock girl. Suerte.

 

X Factor 7: Violetta Zironi

X Factor 7: Violetta Zironi

Michele (“Promised Land”; “Red Roses for a Blue Lady”) 7: alla sesta fatica, Michele tira il fiato. Niente di male, il livello rimane più che buono soprattutto per la capacità di adattarsi a tutti i tipi di brano, semplicemente questa volta non c’è stata l’emozione dei live precedenti. Colpa anche di canzoni troppo lente, perché va bene il tesorino, ma trasformarlo in una sorta di Humphrey Bogart di Casablanca, come successo in “Red Roses”, è parso troppo. Comunque ne esce con la consueta precisione e pulizia vocale.
Ape Escape (“Don’t You Worry Child”; “Yes I Know My Way”) 6: gli Ape sono dance più o meno come il Chievo è una squadra da Champions. Risultato: un cammello non passerà mai per la cruna di un ago. I ragazzi si sforzano di essere credibili, rappano anche l’impossibile, ma proprio non lasciano il segno. Molto meglio nel pezzo di Pino Daniele, quando paiono più credibili nella loro fusione di stili musicali. Ma che brutta la stecca di Tony! E attenzione a non essere sempre troppo uguali a sé stessi.
Violetta (“9 to 5; “Skinny Love”) 7: ben inteso, si sta parlando di una voce perfetta, di una ragazza prodigio che sa cantare tutto in modo sempre più che credibile. Ma qualcosa non va, perché nel primo pezzo riesce sì ad inventarsi pseudo-dance in un pezzo country di una certa Dolly Parton, una che ha cantato di tutto con una voce da soprano, ma non sfonda, confermandosi a disagio nel rapporto col pubblico. Voce ed interpretazione ok, ma non convince quel viaggetto tra il pubblico. Meglio nella seconda manche, ma a furia di mostrarsi leggera ed eterea rischia il sorpasso a destra di Michele…

Video, la performance di Violetta – live 6 XFACTOR 2013