Prima manche

Chiara (“I want to hold your hand“) 7: non certo la canzone più famosa dei Beatles, ma la grande favorita di X Factor 6 può cantare di tutto e lo ha confermato. Magari non è stata esplosiva come sette giorni fa, ma la canzone richiedeva altro, ovvero controllo della voce (eseguito) ed interpretazione raffinata. Missione compiuta ed arricchita dalle qualità già note della cantante padovana, ovvero dolcezza e capacità di rendere tutto molto semplice pur con virtuosismi vocali non fini a loro stessi.

Daniele (“Tutti i miei sbagli“) 5.5: esordio in italiano ma non ha convinto. La base vocale c’è ma a mancare è, per usare un termine caro ad Elio, la credibilità. Il problema è che Daniele canta tutte le canzoni allo stesso modo, dal rock più spinto al pop più classico come questa sera. Un difetto non da poco che unisce ad un manierismo eccessivo nella vocalità e ad uno stare sul palco troppo impacciato.

Nice (“Eternità“) 6.5: non aveva apprezzato il brano, alla fine c’è entrata ma l’interpretazione è stata contraddittoria. Spettacolare sul piano vocale, senza una sbavatura, ma non tutto ha funzionato nell’arrangiamento, teso ad esaltare la sua potenza e la sua capacità nel tenere note lunghe, anche troppo lunghe. Ma il risultato non ha esaltato né il brano né la sua duttilità, ammesso che ci sia. Alla fine della fiera la prestazione è stata simile a quella della prima puntata: buona ma ridondante.

Frères Chaos (“Little Talks“) 6.5: caos nel vero senso della parola. La sorpresa della serata perchè la scelta di Arisa è stata finalmente di rottura: basta pezzi sussurrati, basta complicità negli sguardi ma spazio ad un brano sulla cresta dell’onda, in sostanza ben interpretato ma soprattutto grazie alla mobilità sul palco. Perché sul piano vocale non hanno convinto appieno soprattutto Fabio, quasi sovrastato dalla potenza e dalla pulizia vocale della sorella Manuela. La crescita comunque prosegue: possibile mina vagante del programma?

Alessandro (“Go go ahead“) 6: la canzone sembra, sembrava perfetta per le sue doti canore molto particolari ma a mancare è stata l’interpretazione. Forse condizionato dal vero esordio sul palco l’italo-egiziano è parso bloccato sul piano fisico, muovendosi in maniera goffa, che su quello canoro, limitandosi a qualche sfoggio della sua voce graffiata. Il sospetto, però, è che tenda a trasformare tutti i pezzi nella sua specialità, idea confermata dalla scelta, sbagliata, di ripetere al ballottaggio quel Master Blaster che gli era valso l’ingresso sette giorni fa. Un’uscita sostanzialmente immeritata, e che fa discutere.

Ics (“21st Century Schizoid Man“) 5.5: anche il rapper bolognese si è presentato in una veste diversa, ma non troppo. Dal punto di vista scenico la performance è stata eccezionale ed il ragazzo ha confermato di essere un animale da palcoscenico oltre che un bravo musicista visto che, come d’abitudine, s’è riarrangiato il pezzo. Ma detto questo si è ecceduto nella componente da consolle, nella base, finendo per mascherare la poca, vera voce che era nascosta nella canzone. Un espediente per mascherare il fatto che Ics rimane solo un rapper. Per il momento.

Seconda manche

Cixi (“Sing it Back“) 6.5: brano molto cixizzato, resa più che sufficiente. La certezza è che la ragazza ha un’ottima voce, completa ed adattabile a vari tipi di brano, e lo dimostra anche questa sera, pur in una canzone non difficile e limitata sul piano del testo, ma proprio per questo viene da chiedersi se non possa dare di più rispetto all’ordinario. La sensazione è che le potenzialità siano molte ma che il suo giudice non le abbia ancora messe a fuoco.

Romina (“Rio“) 5.5: aveva avversato la scelta del brano, e non aveva torto. S’è impegnata, ed il risultato è stato perfino superiore alle attese: da brivido la parte iniziale, con note troppo basse anche per un tenore, eppure sostanzialmente riuscite, molto meglio il seguito anche grazie ad un look a metà tra Madonna e Lady Gaga. L’intonazione è perfetta, la voce anche ma magari qualche scelta più logica o quantomeno normale permetterebbe di giudicarla con maggior precisione: ha rischiato tantissimo al ballottaggio ma ce l’ha fatta. Un nuovo inizio?

Donatella (“Rocket“) 6: qualche timido passo in avanti. Terza settimana sul palco e comunque a prevalere ancora una volta sono le qualità fisiche, anzi dinamiche, rispetto a quelle canore. Giusto che Arisa esalti il materiale che ha a disposizione, e comunque qualcosa di più si è visto, anzi sentito: cantare in bilico su una piattaforma non è facile, eppure le, poche, note emesse sono andate bene.

Yendry (“Don’t Speak“) 7.5: conciata in quel modo sembrava più che altro Ella Fitzgerald, ed il paragone ha retto anche per le qualità vocali, ovviamente con le debite proporzioni. E vi giuro che chi scrive ha formulato il giudizio prima di sentire quello analogo di Morgan. Seconda performance consecutiva di qualità: la voce è quella che è, bella e qualitativa ma “ridotta”, quindi il pezzo, non sussurrato ma cantato “lievemente”, era l’ideale per esaltare la sua dolcezza e la sua intonazione, praticamente perfetta.

Davide (“Vieni da me“) 6: scelta astuta se ce n’è una. La coppia Ventura-Folli affida all’ex caldaista di Bassano una canzone ideale per far sprigionare la sua voce potente, ma qualcosa non torna. Le note basse sono un problema, e questo è ormai noto, ma pure quelle alte sono tenute troppo lunghe, con il rischio di andare fuori d’intonazione. E poi c’è sempre il solito problema, la sua impostazione troppo demodè, perfino nell’impugnatura del microfono: invecchia pure una canzone moderna. E comunque Sarcina rimane, per il momento, fuori portata.