Watson, il computer IBM, sfida l intelligenza umana


IBM sfida l’intelligenza umana con un computer denominato “Watson”, si tratta di un sofisticato e complesso sistema di domanda e risposta (in inglese Question Answering, QA), allo studio da due anni, con il quale i tecnici americani puntano a stabilire un nuovo primato, il computer più vicino all’intelligenza umana.

L’anno scorso, dopo anni di fallimenti, il computer Polaris ha battuto per la prima volta alcuni dei più grandi campioni del mondo di poker. La sfida si è tenuta a Las Vegas in una competizione chiamata «Uomini contro Macchine». Giocando contro sei campioni Polaris ha ottenuto tre vittorie, due sconfitte e un pareggio. Non era mai accaduto prima che un personal computer vincesse una partita contro un campione del mondo nel gioco del poker.

Undici anni fa per la prima volta un computer, il Big Blue della Ibm, aveva sconfitto il campione di scacchi Gary Kasparov, in un incontro però, talmente controverso da essere definito ingiusto. Ma gli scacchi hanno comunque regole precise, mentre il poker prevede il “bluff”. Invece tre dei più bravi giocatori al mondo sono stati sconfitti.

La nuova sfida consiste nel battere l’uomo nel gioco a quiz più popolare in America, “Jeopardy”, una specie di rischiatutto, dove invece che la risposta, bisogna indovinare la domanda. Il quiz, trasmesso dalla Nbc esiste da 45 anni e deve la sua fortuna al fatto che i vincitori non devono possedere solo nozioni e buona cultura ma una buona dose di logica. E’ proprio questo il punto cruciale, riuscire a far “pensare” un computer come un cervello umano.

Le difficoltà che dovrà superare il nuovo cervellone di IBM sono molteplici e vanno dalla corretta interpretazione delle frasi, ai giochi di parole e doppi sensi, fino all’elaborazione della risposta corretta, ovvero la domanda originaria con tanto di soggetto, verbo e predicato. Tutto in un secondo: il tempo che hanno normalmente a disposizione i partecipanti di Jeopardy. Vietato il collegamento a Internet, il computer potrà usare solamente i dati che possiede in memoria.

I creatori del sistema non si sbilanciano. “La sfida più grande è quella di portare una macchina ad esprimersi come un essere umano – spiega il programmatore David A. Ferrucci – e noi non siamo ancora arrivati a quel punto”.
Sono circa quarant’anni che scienziati di tutto il mondo studiano l’intelligenza artificiale, ma i risultati finora sono stati piuttosto modesti. Il nuovo traguardo del team Ibm segnerebbe un punto a favore della scienza, quantomeno perché per la prima volta un calcolatore si confronterà in una sfida imprevedibile, degna dei migliori cervelli umani.

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