Vertice di Copenaghen, la denuncia di Greenpace


A pochi giorni dal vertice di Copenaghen Greenpace dichiara: l’Europa non deve cedere ai tentativi degli Stati Uniti di far naufragare gli accordi, a Copenaghen per salvare il pianeta da cambiamenti climatici irreversibili. L’Italia intanto cerca di allentare le regole. Senza l’accordo si rischia la catastrofe, parola del Primo Ministro inglese Gordon Brown.

Il Primo Ministro inglese ha lanciato un appello ai leader mondiali perché si raggiunga un accordo sul clima, senza il quale si rischia una “catastrofe”. Il premier si dice preoccupato per la riuscita del meeting fissato per dicembre. “Le trattative stanno procedendo troppo lentamente – scrive Brown – l’accordo finale è in grave pericolo. I leader mondiali dovranno superare le singole differenze. Ma io credo che ci si possa riuscire. Se sarà necessario, andrò alla riunione per facilitare un accordo“.

Copenahgen segnerà le politiche ambientali dal 2012 in poi, quando scadrà il protocollo di Kyoto. “Non si può sacrificare il pianeta agli interessi individuali”, ha affermato Martin Kaiser, esperto di politiche sul clima di Greenpeace International. Cina, Brasile, India e Indonesia hanno fatto importanti passi avanti per giungere ad un accordo salva-clima, ma “senza i soldi sul tavolo, nessun Paese in via di sviluppo accetterà mai alcun impegno vincolante per limitare la crescita delle emissioni”, afferma Francesco Tedesco, Greenpeace Italia.

La denuncia di Greenpace

L’organizzazione afferma che l’Italia è “tornata all’attacco per diminuire gli impegni”. Ci sono documenti che dimostrano come “i negoziatori italiani abbiano chiesto la cancellazione
dell’obiettivo di 2°C come riferimento per gli impegni futuri di riduzione delle emissioni al 2020, e l’eliminazione dell’obiettivo del Consiglio europeo di ridurre le emissioni dell’80-95% entro il 2050″.

Anche l’Africa fa sentire la propria voce

L’Africa non è più la discarica dell’Occidente, i capi di Stato africani che minacciano battaglia al tavolo delle trattative. L’Africa chiede un risarcimento per danni ambientali di 46 miliardi di euro l’anno per 10 anni. I leder africani sottolineano la contraddizione di un continente “vittima dell’inquinamento causato dai Paesi ricchi” che però contribuisce “in misura minima all’inquinamento del pianeta, emettendo meno del 4% dei gas serra”.

L’Unione africana ha creato una commissione con delegati di dieci Paesi per coordinare tutte le richieste in vista di Copenaghen e proporre una piattaforma unitaria. “Aree intere vengono distrutte a causa della deforestazione, dell’estrazione di petrolio, dello smaltimento dei rifiuti tossici, di contenitori di plastica e materiale in cellofan” ha denunciato Meles Zenawi, capo della commissione e primo ministro dell’Etiopia, soffermandosi sul “degrado ambientale africano”, dove “l’erosione causata dai Paesi industrializzati impoverisce sempre più le comunità africane “aumentando le tensioni e i conflitti”.
Il problema dei rifiuti tossici

L’Occidente fa orecchie da mercante, ci sono in ballo troppi interessi economici intorno allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici. Secondo le direttive delle Unione europea, decontaminare e smaltire in sicurezza i residui viene a costare più di mille dollari alla tonnellata; di contro “gli smaltitori illeciti” offrono prezzi fino a dieci volte più bassi, incluso il trasporto fuori dai confini nazionali. Così nella “disattenzione generale”, i Paesi industrializzati hanno trovato nel Continente nero una soluzione per il problema dei rifiuti “speciali“, che quasi sempre vengono abbandonati nelle discariche a cielo aperto dell’Angola, della Nigeria e della Costa d’Avorio, oppure si predilige la Somalia per il metodo delle “navi a perdere”, che, in pratica, consiste nell’affondare le navi, quasi sempre vecchie carrette, con l’intero carico tossico, simulando un incidente.