Turismo, grotte d’Italia

Turismo, grotte d Italia
Turismo, grotte d Italia

L’Italia viene spesso definita a ragione uno dei paesi più belli del mondo, dal punto di vista naturalistico ha poco da invidiare alle altre nazioni, ma quando si parla di turismo genericamente ci si limita a parlare di mare, montagna, laghi o pianure (campagna). Entrando nello specifico di ciò che si può trovare in zone montane o marine vi sono le grotte, e in Italia ve ne sono molte.

Non volendo entrare nel merito delle grotte accessibili solo a speleologi amatoriali o professionali, voglio dedicare qualche articolo alle grotte turistiche presenti nel nostro paese, alcune delle quali non hanno bisogno di presentazione (Frasassi, Castellana, Grotta Gigante…) altre meno note ma non meno interessanti (Oliero, Toirano, Bossea….e non solo), iniziando però dalla

Formazione di una grotta

L’acqua è uno degli elementi che maggiormente concorrono alla formazione delle grotte. Il meccanismo attraverso il quale l’acqua scava le rocce carbonatiche, modella il paesaggio in superficie e forma le grotte nel sottosuolo prende il nome di Carsismo ( da “Carso”, la zona intorno a Trieste, a Monfalcone e all’Istria, dove hanno avuto inizio gli studi del fenomeno). Perchè si formi una grotta è necessario che la roccia sia fessurata, cioè “permeabile” all’acqua, che aggredisce la roccia chimicamente, sciogliendo il calcare per corrosione e, meccanicamente, erodendolo.

Penetrata all’interno di un massiccio calcareo, trasporta i materiali scavati sciogliendo e trascinando con sé lungo il suo corso ghiaia, sassi, frammenti di roccia. L’acqua pura scioglie pochissimo carbonato di calcio, mentre l’acqua piovana si combina con l’anidride carbonica, gas presente nell’atmosfera, e, scorrendo al suolo, viene a contatto con humus, radici di piante, ecc. che l’arricchiscono ancor più di questo gas. La reazione genera acido carbonatico, in grado di sciogliere una quantità di carbonato di calcio centinaia di volte maggiore (trasformandolo in bicarbonato).

Questo fenomeno è all’inizio della formazione della grotta. Più c’è acido nell’acqua maggiore è la corrosione. Ma la quantità di carbonato di calcio “scioglibile”, è in ogni caso limitata. Quando l’acqua non riesce più a sciogliere il calcare si dice che è satura: scorre senza scavare la roccia. Quando l’acqua satura aumenta di temperatura e arriva in ambienti con circolazione d’aria, per esempio sfociando da una piccola fessura in una vasta sala, libera anidride carbonica e deposita il carbonato di calcio sotto forma di concrezioni cristalline, le stalattiti e stalagmiti di cui le grotte sono ricche, o altre “forme” di riempimento.

Insieme con l’azione chimica dell’acqua, concorre alla formazione di una grotta anche l’azione meccanica, l’erosione. Si può immaginare un massiccio calcareo come un’enorme spugna che, in seguito alle piogge e alla fusione della neve, s’impregna d’acqua che allaga ogni più piccola fessura e scorre all’interno del massiccio fino a raggiungere il livello di base, generalmente uno strato di roccia impermeabile, seguendo il quale esce all’esterno.

Durante il suo percorso allarga sempre di più le fessure, corrodendone le pareti, creando una rete di pozzi e gallerie di varie dimensioni. Col tempo la parte inferiore del massiccio si allaga, mentre le fessure verticali vengono percorse dall’acqua solo saltuariamente. L’acqua che scorre all’interno del monte tende a raccogliersi in grandi fiumi che alla fine del loro percorso vengono alla luce in un punto chiamato risorgenza. Questi fiumi possono scorrere a pelo libero sul fondo di una galleria oppure allagarla completamente. Mano a mano che il sistema carsico si approfondisce, le zone fossili nelle quali non scorre più acqua, tendono a riempirsi di depositi, dando origine nel corso di migliaia di anni, alle meraviglie della natura che possiamo visitare recandoci in questi luoghi.

Lago di Garda, la medievale Torri del Benaco

 Torri del Benaco

Torri del Benàco conserva il fascino del paese medioevale, raccolta tra mura e torri attorno al suo porticciolo, che ricorda e ancora rinnova le tradizioni dei pescatori del Lago di Garda.

Il clima di Torri è dolcissimo, e lo dimostra la vegetazione tipicamente mediterranea. Anche qui come in molti altri paesi del lago trionfa l’olivo, che ricopre il pendio del Monte Baldo dai 300-400 metri di altezza in giù, praticamente fino alle spiaggette del lago. La magnifica cinta di mura, il ben restaurato Castello e le strutture delle abitazioni più antiche conferiscono a Torri del Benàco il suo inconfondibile aspetto, nel quale si fondono i ricordi del passato medioevale e la vivacità di un moderno centro turistico.

Contrade e dintorni a Torri del Benaco

Nelle contrade circostanti e sulle colline dei dintorni, frequenti chiesette isolate dominano il panorama, a volte custodendo insospettati tesori d’arte medioevale e rinascimentale. Come in tutta la Riviera degli Olivi, le case di Torri sono costruite in pietra, spesso con archi e sottopassaggi (“vòlti”) e con nuovi scorci prospettici ad ogni passo. Si tratta nella maggior parte dei casi di un’architettura spontanea, che riflette i dati di un’antica tradizione e che viene attentamente rispettata negli incessanti lavori di restauro e ristrutturazione.

Il castello di Torri del Benaco

Nel suo stato attuale il Castello fu edificato a partire dal 1383 sotto il dominio di Antonio della Scala, l’ultimo dei Signori Scaligeri. Pochi anni dopo, nel 1387 il nuovo castello fu espugnato dai Visconti di Milano, che stabilirono per breve tempo la loro signoria sull’intera zona. Una delle cause della caduta del castello fu l’uso della polvere da sparo, che aveva reso meno efficaci le fortificazioni studiate secondo i vecchi sistemi. A partire dal 1983 il Castello, ripulito e restaurato ospita il Museo del Castello Scaligero, dedicato ad illustrare la cultura di Torri e di tutta la Riviera e arricchito da una splendida “limonaia”, esempio visitabile delle serre in cui venivano fatti crescere gli agrumi.

Sulla torre del mastio vengono celebrati romantici matrimoni.

La Chiesa Parrocchiale di Torri del Benaco

La Chiesa di San Pietro e Paolo fu costruita nel 1719, al posto della chiesa precedente , compromessa dal tempo. Il disegno della facciata, con doppio registro di semilesene in ordine dorico al piano terra e corinzio al primo, è di Antonio Spiazzi. Il campanile del 1724, poggia le fondamenta su una delle torri dell’antica cerchia muraria del paese. L’interno è a navata unica, con quattro altari laterali, di cui due, quello del Rosario e quello della Madonna del Carmine opera dei maestri Cristoforo e Teodoro Benedetti (padre e figlio). Altare e balaustra sono del 1702, realizzati per la chiesa precedente da Tomio Tomezzoli. Pregevoli le pale d’altare tra cui spicca quella della Vergine e San Filippo Neri di Pietro Rotari, e quella di San Luigi Gonzaga, del Boscaratti.

Sull’altare maggiore, dietro al tabernacolo, è visibile la pala di Sebastiano Aragonese, Madonna in trono e i Santi Pietro e Paolo. Il ricco complesso statuario, sia interno che esterno, porta la firma di Michelangelo Speranza e Giuseppe Zampieri. Particolarmente interessante anche l’organo, molto ammirato dai numerosi visitatori, posto sopra la bussola d’ingresso, è del 1743 ad opera di Giuseppe ed Angelo Bonatti.

Perfettamente funzionante, è ancora oggi utilizzato per concerti di musica sacra nella chiesa.

 Torri del Benaco

Garda, un golfo pieno di bellezze naturali ed artistiche

Garda, un golfo pieno di bellezze naturali ed artistiche


Acque azzurre, chiese, ville nobiliari ed una storia che va dalle testimonianze dell’epoca romana ai ricordi della Serenissima, un territorio ricco come pochi altri di attrattive turistiche, storiche ed ambientali.

Il territorio di Garda vanta una notevole ricchezza di memorie storiche, di beni artistici, dai boschi mediterranei agli oliveti, dalle acque azzurre del golfo all’incanto di punta San Vigilio, dalle chiesette alle ville nobiliari, dai ricordi della Serenissima alle testimonianze dell’epoca romana.

Garda si trova in un fazzoletto di terra, con l’antico borgo raccolto fra le due porte dell’ormai scomparsa cinta muraria ed il porto colmo di barche di pescatori. A sud il golfo è chiuso dall’arcigno profilo della Rocca, che fa da confine con Bardolino; a nord, verso Torri del Benaco, c’è invece il monte Luppia, che si tuffa nel lago, ultima propaggine del Monte Baldo, a generare il gioiello di punta San Vigilio.

E’ una specie di isola mediterranea ai piedi delle Alpi. A Garda in particolare, i colli sono coperti della “macchia mediterranea”: crescono spontanei i lecci, l’erica, il terebinto, la fillirea, il carpino nero e la roverella. Olivi e vigneti offrono un olio delicato e celebri vini. Lo splendido ambiente naturale aiuta la promozione turistica.

Garda è situata proprio alla metà della riviera orientale del Benaco, E’ il luogo di confine tra il Garda dei vigneti a sud, e degli uliveti a nord. E’ qui che si esauriscono gli estesi e floridi vigneti del Bardolino e prende vita il mondo dell’oliveto, che dà ottimi frutti ed olio extravergine delicatissimo, che ha ottenuto il marchio dop europeo. Ovunque nei giardini fioriscono anche gli oleandri, la yucche, agavi e palme. Svettano alti anche i “foschi, grandi cipressi” cantati da un poeta dell’Ottocento, Cesare Betteloni. E l’aria, assicurava nel 1822 un altro poeta, Cesare Arici, odora dei profumi che le han dato il “fior del cedro e il casto lauro”.

Dei paesi lacustri è Garda che vanta la più importante tradizione nella pesca professionale. Fra le oltre trenta specie presenti nel lago, ricordiamo il raro carpione, la trota, il delicato lavarello, la sardella (agone), l’anguilla, il luccio, la tinca, la carpa, l’albarella e il cavedano. Andando al porto di garda la mattina presto vedrete tornare i pescatori con le loro piccole barche e presso la Cooperativa fra Pescatori di Garda è possibile acquistare pesce freschissimo. L’agone e l’alborella hanno costituito per secoli la principale fonte di reddito e di alimento per i pescatori del lago.

La Pieve di Garda conserva pregevoli opere d’arte. Molto bello il suo antico chiostro, nel quale si notano resti di affreschi medievali e di un ciborio longobardo. Ma Garda ha anche molte altre note chiesette: Santo Stefano poco fuori del centro storico, San Bernardo ai piedi della Rocca, San Carlo lungo le mura di villa degli Albertini, e San Vigilio.

Sport invernali lo Sleddog, slitta con i cani

Sled dog, slitta con i cani
Sled dog, slitta con i cani


Lo sleddog (sled=slitta + dog=cane) oggi si pratica in molte località come sport o per divertimento turistico ma nasce come una necessità, rappresentava un mezzo di trasporto che consisteva in slitte trainate da gruppi di cani (mute), i cani erano per lo più cani di razza nordica (Siberian Husky, Groelandese, Alaskan Malamute, Samoiedo).

La storia dello sleddog

Furono le popolazioni siberiane ad utilizzare per prime i cani per trainare le slitte, utilizzate non solo per spostarsi ma anche per il trasporto di materiali e vettovaglie. I cani erano efficienti e veloci, ed inoltre potevano essere utilizzati anche nelle battute di caccia. In breve tempo la tecnica dello sleddog e le razze canine utilizzate si diffusero in Alaska, Canada e Groenlandia.
I cani da slitta furono determinanti ai tempi della “corsa all’oro” durante la quale i pionieri si spostavano con tutti i loro attrezzi esclusivamente grazie alla slitta e soprattutto alla loro muta di cani.

Lo sleddog oggi

In alcune zone ancora non raggiunte dal progresso tecnologico, popolazioni di inuit utilizzano lo sleddog allo stesso modo e con gli stessi scopi di quando fu inventato, mentre nella maggior parte dei paesi è diventato uno sport, regolamentato e gestito da una propria federazione, l’International Federation of Sleddog Sport (IFSS). In Italia c’è la Federazione Italiana Musher e Sleddog Sport la cui sigla è F.I.M.S.S.

Lo sleddog ambisce al riconoscimento da parte del CONI e a diventare disciplina olimpica.

Tecnica e pratica nello sleddog

La tecnica originaria è quella del traino di una slitta, ma negli anni si sono diffusi altri modi per praticare questo sport anche su terra senza la presenza della neve grazie a biciclette trainate dai cani, tricicli o quadricicli e anche prototipi di monopattino. Il conducente della slitta o del mezzo trinato prende il nome di musher. Per diventare musher bisogna prendere parte ad apposite lezioni o almeno affiancare un esperto che per apprendere le regole fondamentali.
Il numero dei cani che compongono una muta varia a seconda della specialità e da altri fattori.

Una disciplina che deriva dallo sleddog ma non prevede l’ausilio di alcun mezzo è il trek-dog, si tratta in pratica di farsi “tirare” a spasso da un cane, solitamente in montagna, mentre un’altra variante è lo sky-dog.

I cani usati nello sleddog

Al contrario di ciò che si può pensare, i cani che compongono la muta non sono rigorosamente cani di razza anzi, la maggior parte dei cani impiegati nelle gare sono incroci fra più razze (nordici e da caccia), i cani impiegati di solito sono Siberian Husky, Alaskan Malamute e Groelandesi oltre a a meticci risultanti dagli incroci di più razze; solitamente questi cani vengono definiti Alaskan Husky.

Lo sleddog ha assunto un vero profilo agonistico con vari team che si sfidano nelle numerose gare che vengono organizzate ogni inverno in diverse località.