La Grotta del Cavallone – Parco Nazionale della Majella

Grotta del Cavallone - Parco Nazionale della Majella


La Grotta del Cavallone è l’unica grotta di interesse speleologico visitabile nel cuore del Parco Nazionale della Majella. Attorno alla Grotta, per migliaia di ettari, non esiste alcun edificio e nessuna strada ma solo pascoli d’alta quota, valli selvagge e altissime pareti rocciose.   La grotta si sviluppa per tutta la sua lunghezza nel comune di Lama dei Peligni mentre l’ingresso è situato nella incantevole valle di Taranta Peligna (CH).

Vista da lontano la Maiella mostra un profilo molto dolce che lascerebbe immaginare ampi prati e morbidi declivi. La realtà è molto diversa poiché i suoi fianchi sono incisi da profonde gole e canaloni, dove la vegetazione lascia il posto a estese pietraie ed a impressionanti strapiombi. In uno di questi si apre in parete a 1425 metri s.l.m. la Grotta del Cavallone.

Vi si accede salendo in quota mediante una funivia e proseguendo a piedi per una decina di minuti fino ai 174 gradini in parete che immettono nello spettacolare e grandioso androne d’ingresso affacciato sul vuoto. Numerose le concrezioni, quasi tutte abbandonate dall’acqua, molte delle quali appaiono di un bel colore bruno per la presenza di tracce bituminose, abbondanti in tutti i calcari della zona. La visita si arresta sull’orlo di un terrazzino affacciato su un vasto salone particolarmente ricco di stalattiti e stalagmiti.

Le Grotte del Cavallone sono note sin dal XVII secolo, all’ingresso è incisa, sul cosiddetto “sasso dei nomi antichi”, la data 1666. La prima esplorazione documentata è del 1704. All’inizio del secolo fu costituita la “Società delle Grotte del Cavallone e del Bue”, che avviò i lavori per la valorizzazione turistica della Grotta realizzando un’ardita rampa di accesso scavata nella roccia, scale in legno all’interno (ancora visibili) e organizzato un servizio guide.

Le grotte si raggiungevano a piedi o con i muli e la discesa a volte veniva effettuata con le tregge (grandi slitte utilizzate per il trasporto della legna). Durante l’ultima guerra mondiale fu utilizzata come rifugio dalle popolazioni locali. Esplorazioni sistematiche e di carattere scientifico ebbero luogo a partire dal 1948, con la partecipazione della Società Speleologica Italiana ed altri enti di importanza nazionale. Dagli anni ’70 la Grotta è raggiungibile mediante una comoda funivia ed il suo interno è stato illuminato.

La visita al Complesso Turistico Grotte del Cavallone ha la durata di circa 2 h. La percorrenza in funivia è di circa 20 minuti di sola andata e viceversa. Prima di raggiungere l’ingresso vero e proprio della grotta vi è un percorso a piedi di circa 10 minuti composto da un primo tratto in sterrato e un secondo in scalini. La visita all’interno della grotta prevede sempre il servizio di guida e dura 1h e 15′ circa .La lunghezza percorribile è di 1200 metri, mentre il tasso di umidità si aggira tra il 70% e il 90%;

L’altitudine della località e le condizioni ambientali della grotta richiedono l’uso di indumenti e calzature adatte. Percorso sconsigliato a persone non in perfette condizioni fisiche (anziani, cardiopatici, donne in stato interessante, sofferenti di vertigine, ecc.).

info: www.comune.lama-dei-peligni.ch.it/le_grotte.htm – tel. 0872 983255

Grotta del Vento – Parco Naturale delle Alpi Apuane

Grotta del Vento - Parco Naturale delle Alpi Apuane


Situata in una delle zone più selvagge del Parco Naturale delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca (Vergemoli), la Grotta del Vento offre ai visitatori un panorama veramente completo su tutti gli aspetti del mondo sotterraneo.

L’origine della Grotta del Vento

Circa 200 milioni di anni fa, sul fondo di un mare che potremmo far corrispondere all’attuale Tirreno, iniziarono a depositarsi enormi quantità di conchiglie, di formazioni coralline, di scheletri di pesci, di sabbie, di fanghiglie e carbonato di calcio precipitato chimicamente per evaporazione dell’acqua. Questi detriti continuarono ad accumularsi per almeno 170 milioni di anni, formando una massa di migliaia di metri di spessore. L’enorme peso di tale accumulo provocò la compressione e la cementazione dei vari elementi, trasformandolo lentamente in roccia calcarea.
Circa venti milioni di anni fa, forti spinte (movimenti orogenetici) legate alla deriva dei continenti, provocarono il sollevamento di questa massa rocciosa che, fratturandosi a causa delle potenti sollecitazioni, emerse dal mare formando lentamente le attuali montagne. L’acqua piovana, precipitando sulla superficie e poi nei crepacci della montagna, venne inghiottita nel sottosuolo, dove vari rivoli d’acqua si unirono per formare ruscelli, torrenti e fiumi sotterranei che, percorrendo per milioni di anni le fessure, le hanno progressivamente ampliate, trasformandole in quella fitta rete di cunicoli, gallerie, pozzi e sale che costituiscono il complesso sotterraneo della “Grotta del Vento”.

Storia della Grotta del Vento

Le prime notizie sulla “Buca del Vento” risalgono al ‘600. Allora, della grotta si conosceva solo la corrente d’aria che spirava da una stretta fessura. Sopra quel “buco” venne costruita una capanna, usata come frigorifero fino all’inizio della II guerra mondiale. Verso la fine del secolo scorso alcuni giovani valligiani convinsero una bambina di quattro anni ad introdursi nel pertugio, troppo angusto per un adulto. La bimba percorse solo cinque o sei metri, ma incoraggiò gli altri a tentare a loro volta, iI foro fu ampliato e i giovani avanzarono strisciando per una ventina di metri fino a raggiungere un’ampia sala dove, sopraffatti dalla paura, tornarono indietro.

La prima vera esplorazione avvenne nel 1932, quando alcuni speleologi di Firenze avanzarono per settanta metri, arrestandosi davanti a un sifone nel quale la galleria si immergeva totalmente. II sifone fu superato nel 1961 da un gruppo di speleologi bolognesi che avanzarono per oltre seicento metri. La spedizione decisiva ai fini della valorizzazione turistica fu compiuta dal Gruppo Speleologico Lucchese nel 1964, che esploro 1110 metri di gallerie. Al momento attuale si conosce la grotta per oltre quattro chilometri ma restano da esplorare diverse diramazioni. I lavori necessari per consentire l’accesso del pubblico furono iniziati nel 1965 e ultimati nel 1982.

Grotta del Vento: gli itinerari di visita sono tre.

Il primo, della durata di un’ora, è il più pianeggiante e si sviluppa lungo una serie di vani ornati da magnifiche concrezioni policrome e spesso traslucide che, essendo vive, cioè costantemente rivestite dal velo d’acqua che le fa crescere, mostrano ovunque una grande brillantezza. Numerose anche le vaschette rivestite da cristalli di calcite.
Il secondo itinerario (due ore), comprendente anche il primo, scende un baratro profondo quasi cinquanta metri, raggiunge un salone nel quale confluiscono tre corsi d’acqua e prosegue fino al sifone terminale di un piccolo fiume sotterraneo che ha conferito alla galleria una sezione tondeggiante, levigandone le pareti e la volta. Il ritorno avviene percorrendo una galleria tappezzata ovunque da minuscole concrezioni grigie che ricordano estese foreste di abeti.
Il terzo itinerario (3 ore) aggiunge agli altri due la visita di una zona ricca di concrezioni candide e vive, per poi arrampicarsi lungo le pareti di un pozzo alto 90 metri, fino a raggiungere uno stretto canyon che durante le piene è percorso da un impetuoso corso d’acqua spumeggiante.
Nei giorni feriali compresi tra il 2 novembre e il 31 marzo si visita solo il 1° itinerario.
Informazioni: 0583 722024 Internet: www.grottadelvento.com

Antro del Corchia, 60km di gallerie a Lucca

Antro del Corchia
Antro del Corchia

60 chilometri di gallerie, oltre 1000 metri di dislivello tra l’imbocco più elevato ed il fondo. Cifre che sintetizzano l’importanza di questa cavità che rappresenta il sistema carsico più esteso d’Italia ed uno dei maggiori d’Europa. Dal 1840 generazioni di speleologi si sono avvicendate in spedizioni che hanno aggiunto ogni anno nuovi saloni, pozzi, camini e gallerie.

Il Monte Corchia è collocato nel settore meridionale delle Alpi Apuane, nel territorio del Comune di Stazzema (Lucca). Dal 2001 nella grotta è presente un percorso attrezzato che, tra andata e ritorno, si snoda per circa due chilometri attraverso una serie di ambienti di elevato interesse morfologico.

L’accesso all’Antro del Corchia (detto anche Buca d’Eolo a causa della violenta corrente d’aria che lo percorre) avviene mediante una galleria artificiale di 170 metri. Appena entrati, si lascia sulla destra una tozza concrezione stalagmitica denominata “Il Gendarme”. La progressione nell’Antro è facilitata da passerelle, ponti, rampe e gradoni in acciaio. Con 37 m di dislivello e ben 212 scalini, si affronta subito una discesa impegnativa lungo la “Galleria Franosa” costituita da un unico impressionante e stretto vano, che supera i 30 m di altezza, larghezza mai superiore ai 4 m, fino a ridursi a 150 cm. La “Galleria Franosa” termina a 843 m, in uno slargo dove hanno origine la “Galleria degli Inglesi” e l’imbocco del “Pozzo Suzanne”.

La “Galleria degli Inglesi” si sviluppa per 245 m di lunghezza ed appartiene ad un reticolo di condotti rettilinei, orizzontali e sovrapposti, è spesso interrotta da piccoli salti, formati talvolta da caos di blocchi precipitati dall’alto. Lungo questa parte del percorso, le pareti della grotta sono ricoperte da scallops (piccole concavità regolari, dette anche a “colpi di sgorbia”), di varie dimensioni, risultato di passati scorrimenti turbolenti delle acque sotterranee. Al termine della “Galleria degli Inglesi”, sulla sinistra, una cascatella precipita da un alto camino incidendo la parete con ampie scanalature. Il percorso attrezzato, raggiunta quota 859 m, evita di proseguire dritto verso la “Risalita dei Romani”. 

Video, Antro del Corchia, 60km di gallerie a Lucca

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Si piega invece a destra per l’ingresso della “Galleria del Venerdì”, attraverso una strettoia. La galleria ha una lunghezza di 261 m ed è interamente d’origine freatica. Ad un terzo del suo sviluppo si può ammirare un’imponente concrezione a colata, che simula la forma di un’aquila, con le ali pronte al volo. Di fianco, un anfratto stalagmitico, ha preso il nome di “Capanna trogloditica”. Dopo circa 75 m, si giunge al “Laghetto del Venerdì”.

Da qui si arriva nella suggestiva “Galleria delle Stalattiti”, non prima di aver attraversato una sorta di vestibolo, ormai quasi del tutto fossile. E’ la “Foresta pietrificata”, con stalattiti e stalagmiti dalle forme rigonfie e dal colore grigio-bruno della terra. L’acqua qui non scorre e le concrezioni sono così dense che quasi ostacolano il cammino. Un grosso masso di crollo, con sopra una stalagmite fa da architrave alla porta d’ingresso per la parte ancora “viva” della “Galleria delle Stalattiti”. Sono ambienti di intensa suggestione, ai quali poche sale sotterranee al mondo si possono paragonare ancora oggi.

Al termine della galleria si prosegue per un breve tratto discendente, attraversato da un torrentello in cascata, con massi di crollo che restringono il cammino. Poi il percorso ritorna piano ed agevole per tornare al punto di chiusura dell’anello finale. Sulla sinistra la possibilità di rivedere l’eden delle “Stalattiti”, prima di prendere la via d’uscita.

Descrivere quanto si presenta agli occhi in luoghi come questo è impossibile, per la ricchezza cromatica e la varietà di forme che qui si sono originate, e per la sensazione che pervade il visitatore nell’ammirare bellezze della natura creatisi nel corso dei secoli.

Le visite, della durata di circa due ore, hanno orari differenziati nel corso dell’anno; si raccomanda pertanto la prenotazione. Data la temperatura (+7,6° C.) e le caratteristiche del percorso (dislivello complessivo a/r di 356 metri) si consigliano un maglione e robuste calzature con suola di gomma.

Foto Antro del Corchia

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Turismo, grotte d’Italia

Turismo, grotte d Italia
Turismo, grotte d Italia

L’Italia viene spesso definita a ragione uno dei paesi più belli del mondo, dal punto di vista naturalistico ha poco da invidiare alle altre nazioni, ma quando si parla di turismo genericamente ci si limita a parlare di mare, montagna, laghi o pianure (campagna). Entrando nello specifico di ciò che si può trovare in zone montane o marine vi sono le grotte, e in Italia ve ne sono molte.

Non volendo entrare nel merito delle grotte accessibili solo a speleologi amatoriali o professionali, voglio dedicare qualche articolo alle grotte turistiche presenti nel nostro paese, alcune delle quali non hanno bisogno di presentazione (Frasassi, Castellana, Grotta Gigante…) altre meno note ma non meno interessanti (Oliero, Toirano, Bossea….e non solo), iniziando però dalla

Formazione di una grotta

L’acqua è uno degli elementi che maggiormente concorrono alla formazione delle grotte. Il meccanismo attraverso il quale l’acqua scava le rocce carbonatiche, modella il paesaggio in superficie e forma le grotte nel sottosuolo prende il nome di Carsismo ( da “Carso”, la zona intorno a Trieste, a Monfalcone e all’Istria, dove hanno avuto inizio gli studi del fenomeno). Perchè si formi una grotta è necessario che la roccia sia fessurata, cioè “permeabile” all’acqua, che aggredisce la roccia chimicamente, sciogliendo il calcare per corrosione e, meccanicamente, erodendolo.

Penetrata all’interno di un massiccio calcareo, trasporta i materiali scavati sciogliendo e trascinando con sé lungo il suo corso ghiaia, sassi, frammenti di roccia. L’acqua pura scioglie pochissimo carbonato di calcio, mentre l’acqua piovana si combina con l’anidride carbonica, gas presente nell’atmosfera, e, scorrendo al suolo, viene a contatto con humus, radici di piante, ecc. che l’arricchiscono ancor più di questo gas. La reazione genera acido carbonatico, in grado di sciogliere una quantità di carbonato di calcio centinaia di volte maggiore (trasformandolo in bicarbonato).

Questo fenomeno è all’inizio della formazione della grotta. Più c’è acido nell’acqua maggiore è la corrosione. Ma la quantità di carbonato di calcio “scioglibile”, è in ogni caso limitata. Quando l’acqua non riesce più a sciogliere il calcare si dice che è satura: scorre senza scavare la roccia. Quando l’acqua satura aumenta di temperatura e arriva in ambienti con circolazione d’aria, per esempio sfociando da una piccola fessura in una vasta sala, libera anidride carbonica e deposita il carbonato di calcio sotto forma di concrezioni cristalline, le stalattiti e stalagmiti di cui le grotte sono ricche, o altre “forme” di riempimento.

Insieme con l’azione chimica dell’acqua, concorre alla formazione di una grotta anche l’azione meccanica, l’erosione. Si può immaginare un massiccio calcareo come un’enorme spugna che, in seguito alle piogge e alla fusione della neve, s’impregna d’acqua che allaga ogni più piccola fessura e scorre all’interno del massiccio fino a raggiungere il livello di base, generalmente uno strato di roccia impermeabile, seguendo il quale esce all’esterno.

Durante il suo percorso allarga sempre di più le fessure, corrodendone le pareti, creando una rete di pozzi e gallerie di varie dimensioni. Col tempo la parte inferiore del massiccio si allaga, mentre le fessure verticali vengono percorse dall’acqua solo saltuariamente. L’acqua che scorre all’interno del monte tende a raccogliersi in grandi fiumi che alla fine del loro percorso vengono alla luce in un punto chiamato risorgenza. Questi fiumi possono scorrere a pelo libero sul fondo di una galleria oppure allagarla completamente. Mano a mano che il sistema carsico si approfondisce, le zone fossili nelle quali non scorre più acqua, tendono a riempirsi di depositi, dando origine nel corso di migliaia di anni, alle meraviglie della natura che possiamo visitare recandoci in questi luoghi.