Professioni, operatore di agenzia viaggi

Professioni, operatore di agenzia viaggi


L’operatore di agenzia viaggi si occupa delle attività di front office e della vendita di tutte le componenti di una vacanza, dalla prenotazione di un biglietto alla vendita di un pacchetto. Fornisce informazioni ai clienti, offre consulenza ed assistenza nella scelta dei prodotti.

Nelle agenzie medio-piccole il principale compito dell’Operatore o Banconista consiste nel fornire informazioni, offrire consulenza ed assistenza nella scelta e nell’acquisto dei prodotti. Deve essere in grado di costruire un itinerario personalizzato, fornendo non solo il supporto tecnico, ma anche tutte le notizie utili ad indirizzare correttamente il cliente.

L’Operatore di agenzia ha il compito di svolgere anche operazioni di back office, come la compilazione e l’emissione del voucher, quel documento con valore monetario, che permette al cliente di esigere la prestazione dei servizi specificati. All’interno dei tour operator viene normalmente chiamato addetto al booking. Le conoscenze richieste a questa figura sono soprattutto di tipo tecnico, deve:

  • Conoscere i principali programmi e pacchetti di viaggio per ogni destinazione turistica;
  • Saper analizzare comparativamente il rapporto qualità-prezzo delle diverse offerte;
  • Possedere un’approfondita conoscenza di tutte le procedure relative ai possibili problemi, connessi al servizio prenotazioni e all’organizzazione di un viaggio;
  • Avere una buona cultura turistica e geografica di base;
  • Conoscere le tecniche di costruzione tariffaria, laddove si svolga anche l’attività di biglietteria.

Ritenuto indispensabile l’uso del computer e dei software specifici, così come la conoscenza di almeno due lingue straniere, il tutto supportato da una buona cultura generale. E’ importante possedere un buon back-ground di viaggi effettuati personalmente. Per accedere alla professione è utile un diploma di scuola media superiore, meglio se di Perito turistico o di Tecnico dei servizi turistici.

L’Operatore di agenzia costituisce solitamente il primo gradino della carriera nelle agenzie turistiche: con una preparazione adeguata ed una buona esperienza professionale di qualche anno, si può aspirare alla mansione di Programmatore turistico o Direttore tecnico d’agenzia, dopo avere superato il relativo esame di abilitazione.

E’ un lavoro che può essere piacevole e tranquillo nei periodi di scarsa affluenza, ma che diventa improvvisamente convulso e stressante nei periodi di alta stagione o in prossimità di ponti e festività. La tendenza alla realizzazione di pacchetti su misura, fa prevedere un ruolo di crescente importanza di questi Addetti.

Questa figura è in grado di offrire e proporre al cliente la combinazione dei servizi (di trasporto, alberghieri, ecc.) più adatta alle sue esigenze. E’ per questo che anche la più tradizionale attività di costruzione tariffaria e di biglietteria tende, con il moltiplicarsi delle offerte e dei vettori, ad aumentare il bisogno di specializzazione dell’Operatore.

Professioni il programmatore software

Professioni il programmatore software


Il programmatore, utilizzando linguaggi specifici, sviluppa applicazioni software nelle società che realizzano i programmi per diversi settori di attività.

Si tratta di una figura presente soprattutto all’interno delle cosiddette “software house”, le società che realizzano i programmi informatici per attività che vanno da quelle commerciali a quelle pubbliche o scientifiche. Il programmatore lavora a stretto contatto con l’analista informatico, il cui compito è quello di individuare le esigenze del committente e definisce i requisiti del software da creare.

Il programmatore si occupa di realizzare operativamente le applicazioni, scrivendo le istruzioni sotto forma di linee di codice basate su specifici linguaggi. Le sue mansioni prevedono però anche il collaudo e la messa a punto del software creato, l’identificazione e la successiva eliminazione di eventuali errori, fino alla versione definitiva del programma. La redazione della guida all’utilizzo del software è un ulteriore compito al quale il programmatore collabora.

E’ una figura a prevalenza maschile ma che mostra una certa tendenza all’aumento delle presenze femminili. Sul piano personale il programmatore deve possedere capacità di analisi e di interpretazione delle esigenze del cliente e un buona predisposizione al lavoro di gruppo. L’attività di solito inizia lavorando per un paio di anni come programmatore junior, il passaggio di qualifica a programmatore senior è determinato dall’esperienza acquisita e dalla capacità di aggiornamento, nonché dal possesso di una laurea.

Successivi sbocchi professionali possono essere il System integrator, l’Analista programmatore e il Security administrator. Per quanto riguarda orari e livello retributivo la situazione può essere molto diversa tra chi svolge un lavoro dipendente e chi esercita l’attività in proprio. Considerata la progressiva differenziazione dei campi applicativi dell’informatica (reti di amministrazione, e-commerce, amministrazione, economi,a medicina ed automazione dei processi industriali…), è prevista una ripresa della domanda occupazionale , rallentata negli ultimi anni soprattutto a causa della diffusione di software già strutturati, che hanno ridotto la domanda di prodotti informatici personalizzati.

Una mansione simile a quella del programmatore informatico è il manutentore informatico, specializzato nel garantire il buon funzionamento della rete informatica di una organizzazione, seguendo le indicazioni dell’amministratore di reti informatiche. Le attività del manutentore possono comprendere: installare e aggiornare il software e l’hardware utilizzati dall’organizzazione; intervenire in caso di guasti e malfunzionamento reinstallando i programmi o riparando l’hardware; curare le attività di salvataggio dati; installare programmi antivirus ed eliminare i virus.

Precari in aumento non solo in Italia

Precari in aumento non solo in Italia


I precari italiani sono aumentati del 16,9% negli ultimi 5 anni, la maggioranza dei quali risiede nel sud del paese, è il risultato dell’indagine della Cgia di Mestre sull’analisi del mercato del lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori a tempo determinato (inclusi gli ex lavoratori interinali), alle collaborazioni coordinate e continuative, da lavoratori assunti a progetto, e prestatori d’opera occasionali.

La Cgia evidenzia che a fine Settembre i lavoratori precari erano oltre 2 milioni e 800 mila, (1 su 8 ) pari al 12% del totale degli occupati (quasi 20 milioni). Negli ultimi 5 anni sono aumentati 5 volte in più rispetto ai lavoratori assunti a tempo indeterminato (3,1%). Si tratta di un fenomeno ampio e purtroppo in continua crescita, molto più frequente al sud, ma in aumento anche al nord. Qualsiasi politica di sostegno al reddito non può non tenerne conto e lo stesso ministro del Welfare Sacconi propone di estendere gli ammortizzatori sociali anche a questo “popolo dell’incertezza”.

La maggiore presenza di precari al Sud (940.400 pari al 33,4%), si spiega con la maggiore concentrazione di attività stagionali: dall’agricoltura all’industria di conservazione, dalla ristorazione agli alberghi. Ma Giuseppe Bortolussi, responsabile della Cgia di Mestre, fa notare come “una buona parte dei precari del Mezzogiorno sia assunto nel settore pubblico”. Al Nordovest i precari sono 692.600 (24,6%), al Centro 606.000 (21,5%), mentre nel Nordest “solo” 573.700 (20,4%).

Un dato che ha molto colpito il ministro-ombra del Welfare Cesare Damiano del Pd: “Lo studio della Cgia di Mestre conferma l’emergenza, per questo vogliamo favorire l’estensione degli ammortizzatori anche con risorse aggiuntive” ha detto. Ma per quanto riguarda il settore statale “la decisione del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare la precarietà nel pubblico impiego è stata negativa. Questa scelta aggiungerà nuova disoccupazione a quella già esistente e trasformerà quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione”.

Analizzando l’orario medio settimanale di alcune di queste figure, appare che mediamente un co.co.pro. lavora 31 ore, un prestatore d’opera occasionale 23, contro la media di 37 ore di un operaio assunto a tempo indeterminato, che scendono a 35 per l’impiegato. E’ interessante, spiega Bertolussi, che tra impiegati ed operai con un posto di lavoro stabile, oltre il 50% lavora effettivamente oltre 40 ore settimanali, contro una media di 36 delle due categorie messe insieme. Questo significa che, almeno in linea teorica, ci sono gli estremi per alcuni settori produttivi, di ragionare sull’ipotesi di settimana corta in funzione anti-crisi.

Il fenomeno non coinvolge solo l’Italia, secondo i dati Eurostat la classifica degli atipici europei, quelli con il contratto a tempo determinato, vede la Spagna al primo posto, dove 1 lavoratore su 3 è precario. Seguita da Polonia e Portogallo.

Ecco la classifica completa delle percentuali dei contratti atipici in tutta Europa riferite al 2008:

1.Spagna 31,7%
2.Polonia 28,2%
3.Portogallo 22,4%
4.Paesi Bassi 18,1%
5.Svezia 17,5%
6.Finlandia 15,9%
7.Germania 14,6%
8.Francia 14,4%
9.Italia 13,2%
10.Austria 8,9%
11.Danimarca 8,7%
12.Irlanda 7,3%
13.Lussemburgo 6,8%
14.Regno Unito 5,9%
15.Estonia 2,1%
16.Romania 1,6%

(Media UE a 27: 14,5%, Fonte Eurostat)