Filippo Graziani: un debuttante "speciale" a Sanremo 2014

Filippo Graziani: un debuttante “speciale” a Sanremo 2014

A due settimane dal via del Festival, Sdamy.com ha tastato il polso ad un debuttante eccellente, Filippo Graziani. Il figlio del grande Ivan esordirà a 32 anni nella categoria Nuove Proposte, con il brano “Le cose belle”, esattamente vent’anni dopo l’ultima apparizione del padre, con “Maledette Malelingue”. Per Filippo la volta buona arriva dopo quattro tentativi andati a vuoto. Ecco un viaggio nella sua musica e nelle sue emozioni pre-gara, tra ricordi e speranze.

 

Ciao Filippo, parlaci della tua musica. Tu hai cominciato a suonare nel 2000, insieme a tuo fratello Tommy: in questi anni hai avuto tante esperienze diverse: il rap, la fase di studio negli Stati Uniti, poi l’omaggio a tuo padre. Qual è la tua musica del cuore? Il folk made in Usa, il rap o il classico pop all’italiana?

Non amo troppo parlare e giudicare la mia musica, ma posso dire di non avere punti di riferimenti precisi. Mi piace dire di aver fatto un “frullato” delle cose che ho ascoltato in gioventù. Certamente c’è anche la componente estera, visto che gran parte della mia formazione è avvenuta oltre oceano, ma non manca neppure la tradizione della melodia italiana”.

 

Per te sarà il debutto al Festival, esattamente vent’anni dopo l’ultima apparizione di tuo padre Ivan con “Maledette Malelingue”, che fu un pezzo per certi versi precursore. Oggi molti suoi brani sono cantati nei talent show, ma all’epoca non tutti li apprezzavano. Pensi che la carriera e la musica di tuo padre siano state sottovalutate?

Sinceramente non penso che la musica di mio padre sia stata sottovalutata. Semplicemente, lui è stato un cantautore deciso a seguire la propria strada, e si sa che se scrivi ciò che vuoi, sei indipendente, e non legato alla politica, magari non tutti ti apprezzano. È una questione di sensibilità, come tutta la musica. Lui non ha mai cantato l’amore universale, ma piuttosto storie di vita. È chiaro che chi ama Vasco difficilmente potrà amare la musica di mio padre! Può essere che questo suo modo di essere e di vivere gli abbia giocato contro a livello di massa, ma ancora oggi girando per le piazze tocco con mano che il ricordo della sua musica è molto vivo, e soprattutto molto ‘geloso’. Ognuno lo ricorda a proprio modo, la sua musica richiede un ascolto impegnativo, più che impegnato”.

 

Veniamo al pezzo che porterai a Sanremo, “Le Cose Belle” (clicca qui per il video tratto da Rai.tv). È incentrata sulle false “promesse dorate” della tv anni ’80, ed il ritornello recita “Chi lo dice che non sia normale fare una vita irregolare”. Cosa intendi dire? E che obiettivo ti sei posto per il Festival, punti almeno alla finale?

Secondo me Sanremo è una delle poche vetrine musicali di rilievo rimaste in Italia, ha una risonanza enorme, per questo posso davvero dire di essere contento di esserci arrivato, di “partecipare”. A questo punto tutto quello che viene è guadagnato, non penso alla finale o alla vittoria. Quanto alla canzone, io sono nato nel 1981: per quelli della mia generazione la televisione è stata una sorta di tata, ci ha accompagnato fin dalla tenerissima età con trasmissioni ad hoc, dedicate proprio ai più piccoli. Ci hanno tempestato di messaggi positivi legati alla ripresa, al benessere, ad un modello da futuro bellissimo. Pensa a Ritorno al Futuro! Ma poi la realtà è stata diversa. Lungi da me fare politica, ma una volta scoperchiato il pentolone ci siamo accorti che eravamo stati lasciati soli. Ed allora, penso io, la strada migliore è non essere conformati. Chi lo dice che devo maturare? Per questo dico: se ci hanno illuso e poi tradito, allora le cose belle fanno male. Alla fine l’importante è esserci!”.

Filippo Graziani "pugile" nel video de "Le Cose Belle"

Filippo Graziani “pugile” nel video de “Le Cose Belle”

Secondo me un cantautore per essere tale non deve andare necessariamente a X Factor e fare spettacolo”. Sono parole tue. È questo il motivo per cui non ti sei mai presentato a un talent show? O piuttosto per la “pesantezza” del tuo cognome? Qual è il tuo rapporto con questo genere di programmi?

Premetto che non ho nulla contro i talent, li ritengo un percorso come un altro. Semplicemente penso che non sia una strada compatibile con la mia concezione di musica, che a mio parere deve rimanere centrale. Se in una trasmissione televisiva si vuole fare spettacolo abbinato alla musica, va bene, ma in percentuale lo spazio accordato alla musica dev’essere superiore, altrimenti si sbilancia tutto. Meglio che ci sia una piccola percentuale di tv nella musica, che viceversa. Sono un musicista operaio! E poi, già devo lottare per non farmi dare del raccomandato, come farei ad interpretare i pezzi di mio padre? Sarebbe imbarazzante!”.

 

Dall’alto della tua esperienza negli Stati Uniti, puoi dirci a tuo parere cos’è che separa realmente la nostra musica da quella americana? È una questione di case discografiche, talento o piuttosto di cultura musicale?

È difficile fare paragoni, stiamo parlando di una nazione molto grande, con un pubblico vastissimo, mentre l’Italia è piccola. È una questione di approccio differente. Il fatto è che la nostra cultura è molto diversa da quella anglosassone, e da quella americana. Ognuna ha le proprie peculiarità, con i propri pregi ed i propri difetti. Quel che posso dire è che laggiù la musica è davvero una questione seria, ha una valenza quasi quotidiana nelle vite di ciascuna persona. Da noi non è così. Può sembrare un particolare secondario, ma negli Stati Uniti quasi tutti girano con gli auricolari nelle orecchie. A New York ogni locale ha una sala a parte per i concerti. E poi soprattutto la musica dal vivo ha una valenza molto superiore che da noi. Io ho girato per l’Italia, e posso dire che solo in Veneto ho trovato una cultura per la musica live paragonabile a quella americana”.

 

Il tuo debutto al Festival arriva al quinto tentativo, e proprio quest’anno troverai tanti amici, che hanno accompagnato i tuoi primi passi musicali, da Francesco Sarcina fino al tuo “idolo” Frankie Hi Nrg, per non parlare di Raphael Gualazzi, cui ti lega la storica amicizia tra i rispettivi padri. Lo vedi come un segno del destino? E per chiudere, con chi tra i tuoi colleghi delle Nuove Proposte hai legato maggiormente, e quale canzone apprezzi in modo particolare?

Sì, c’ho pensato. In effetti, se non fossi stato in gara ed avessi letto l’elenco dei cantanti questa sarebbe stata proprio l’edizione migliore per me da gustare in televisione! È una bella coincidenza, ma secondo me nulla nasce per caso. Dietro ogni cosa c’è una cabala numeristica. Debutterò al Festival esattamente vent’anni dopo l’ultima apparizione di mio padre. C’è una serie di belle coincidenze. Il quinto tentativo? Sono fatalista, evidentemente questa volta avevo il pezzo giusto, magari nelle precedenti occasioni non si erano creati i presupposti ideali. Tra i miei colleghi apprezzo le canzoni di The Niro, del quale conoscevo già il percorso musicale, e di Deodato, ma in generale vado d’accordo con tutti, abbiamo appena cominciato a conoscerci e posso dire di stare già in un gruppo di amici”.

 

Grazie Filippo ed in bocca al lupo per il Festival!

Grazie a voi, un saluto a tutti i lettori!

Video, Filippo Graziani Lugano Addio

Approfondimenti