Secondo alcuni esperti condividere i risultati di compiti ed esami rafforzerebbe i legami tra gli studenti. Si fa presto a dire “non copiare”, a condannare chi a scuola fa scivolare qualche bigliettino, o escogita strattagemmi fantasiosi per avere sottomano le probabili soluzioni. Ma secondo pareri autorevoli, copiare è un’arte, insegna a distinguere frasi giuste e sbagliate, a selezionare testi ed argomenti, e rafforza appunto i vincoli affettivi tra compagni. Anche il presidente di Confindustria, Montezemolo ha confessato di essere stato un abile scopiazzatore, e assieme a lui altri personaggi famosi, artisti, politici.

D’altronde gli stessi Aristotele e Platone non sono forse stati copiati un po’ da tutti? Per sociologi e psicologi copiare e suggerire è un po’ rubare, ma a scuola ci si sta anche per socializzare e quale modo migliore che essere utili ad altri nel momento del bisogno?

Con l’avvento degli oggetti tecnologici, i bigliettini nascosti ovunque non vanno più tanto di moda, ma tenere a disposizione le soluzioni, o presunte tali, può aiutarci a renderci più sicuri. Non solo, secondo lo scrittore Claudio Magris, chi non aiuta i compagni in difficoltà resterà probabilmente per sempre una carogna, per non dire di peggio. Da una ricerca risulta che il 30% degli studenti che copiano lo fa con indifferenza: se ci si riesce, perché non farlo? L’11% soffre però di sensi colpa, che probabilmente non saranno mai così forti da impedire di copiare la prossima volta.

Oggi in internet è possibile trovare i suggerimenti più disparati in tema di copiatura, per esempio sbianchettare il foglio dove vengono scritte le soluzioni, per farlo sembrare intonso. In internet si trova un sito che elenca 164 modi (!) per copiare durante il compito in classe. Ma il vero problema secondo i sociologi è la tendenza al “copia/incolla” da internet, copiare a mano infatti, costa tempo e fatica, ma aiuta anche a ricordare quanto si è copiato.

Se gli scolari cercano di copiare, gli insegnanti devono ovviamente cercare di impedirlo; un buon docente si accorge di un testo copiato di sana pianta, ad ognuno il suo compito insomma, senza trattare come un criminale chi copia e senza rivendicare la copiatura come un diritto. Maltemi editore ha pubblicato una sorta di breviario sulla frequente tendenza al copia/incolla della nostra società, è intitolato “Cito, dunque creo”. Copiano tutti, dallo studioso che evita le virgolette nel riportare un passo, alla pubblicità che serializza le immagini dei personaggi famosi.

Secondo “Il Giornale”, anche il noto filosofo Giuseppe Galimberti avrebbe copiato, riportando in un suo volume intere frasi tratte da libri di colleghi, senza citarne le fonti. Lui stesso ha ammesso che può capitare di lavorare su un testo e citarlo, dimenticando però alcuni particolari. Filosofare è un po’ copiare, secondo Gianni Vattimo che difende il collega. Averroè e San Tommaso copiavano da Aristotele, Plotino da Platone e così via, che male c’è?

Inoltre molti sociologi fanno notare che oggi non è facile distinguere un testo autentico da uno copiato, perché, a causa delle innumerevoli informazioni che recepiamo ogni giorno, non riusciamo più a riconoscere le cose che abbiamo ideato e pensato noi, da quelle assimilate nel profondo grazie al bombardamento mediatico.

Scuola: siamo tutti copioni