Sanremo Graffiti: 1958, Domenico Modugno cambia la storia del Festival



E' il 1958: Domenico Modugno cambia la storia di Sanremo

Tre serate per tre stelle, e per cinque parole. L’ottava edizione del Festival, tra il 30 gennaio ed il 1° febbraio 1958, vide un florilegio di novità, dall’organizzazione all’esordio del cantautorato. E tutte di prima qualità. Bastano appunto cinque parole per spiegare cos’è stato Sanremo 1958: Nel blu dipinto di blu. Una delle canzoni che hanno fatto conoscere l’Italia nel mondo spiccò infatti il volo proprio in quella fine di gennaio dal Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, lasciando a bocca aperta spettatori e pure gli altri cantanti in gara. Domenico Modugno assurse a gloria eterna nel firmamento della musica italiana e con lui il giovane e promettentissimo cantante che lo accompagnò nell’esibizione: Johnny Dorelli, milanese di origini americane e portatore sano di una voce delicata quanto potente, un genere elegante ma privo di preziosismi, quasi mai visto in Italia. Furono loro a rifilare una sorprendente sconfitta a Claudio Villa, il reuccio reduce da tre vittorie nelle precedenti sette edizioni e costretto a stare a guardare nonostante le cinque-canzoni-cinque portate in gara. Ma tempo quattro anni ed i due giganti avrebbero vinto insieme…

Il Festival di Sanremo 1958: Cast d’eccezione!

Sono venti i brani ammessi: suddivise equamente tra le prime due serate, durante le quali ogni canzone viene proposta con due diversi arrangiamenti, solo cinque pezzi per sera ebbero accesso alla finale. La giuria è composta da 200 membri, che assegnano due preferenze per le serate eliminatorie ed una per la finale. La terza stella fu Nilla Pizzi: la trionfatrice delle prime due edizioni del Festival tornò “a grande richiesta” dopo cinque anni di assenza. Insomma, mai come quell’anno Sanremo seppe riunire tutte le voci più importanti del panorama italiano, tutte insieme in tre serate per capire chi fosse davvero il migliore del reame. A favorire il tutto il cambio della guardia nell’organizzazione, che fu in parte ceduta dalla Rai all’Ata, l’Azienda Turistica Alberghiera di Sanremo nonché società concessionaria del Casinò. Per la prima volta il Festival è nelle mani di un privato: a capo di tutto c’è il gran cerimoniere dell’Ata, Achille Cajafa, che si occupa in prima persona di ogni particolare, dalla scelta dei cantanti fino alle scenografie. Il compromesso tra la tv e l’Ata si compensa con la scelta dei conduttori: niente Mike Bongiorno (eccessiva la richiesta di 250.000 lire…), ma spazio all’eclettico comico Gianni Agus insieme alla “signorina buonasera” Fulvia Colombo, “concessa” appunto dalla Rai. Nilla Pizzi, passata nel frattempo sotto il controllo della scuderia Rca, in ottimi rapporti con l’Ata, si presentò da grande favorita e con tre canzoni, una delle quali in coppia proprio con Claudio Villa. Una di queste, L’edera, si rivelò un successo planetario ma non potè che accontentarsi della piazza d’onore. Addirittura disastrosa fu la partecipazione di Aurelio Fierro: il cantante avellinese, sulla cresta dell’onda da tre mesi grazie al successo anche in parte sorprendente della prima edizione di Canzonissima, portò in gara addirittura sei canzoni, provando a cavalcare l’onda del successo più mediatico che tecnico visto che la sua voce era graffiante ma non esattamente potente ma dovette accontentarsi solo di un sesto posto. La sua La canzone che piace a te, interpretata addirittura a sei voci con Nilla Pizzi, Claudio Villa ed il Duo Fasano, non arrivò neppure tra le dieci finaliste.

Nel blu dipinto di bluGara

Impossibile d’altronde rubare il palcoscenico alla prima classificata: Nel blu dipinto di blu scrisse infatti una pagina inedita nella storia della musica italiana. Perché fu il primo pezzo cantato ma anche scritto da chi lo portò al successo: Modugno infatti fu autore delle parole, insieme a Franco Migliacci, ma anche della musica di un brano diventato presto transoceanico grazie ad un testo semplice ma al contempo pieno di significati. Al resto pensò il rivoluzionario modo di esibirsi di Modugno: braccia aperte, movimenti eccessivi sul palco, capacità unica di trasmettere emozioni al pubblico. Mister Volare è già avanti anni luce rispetto agli altri, inoltre è tra i pochissimi a non cadere vittima dell’influenza alla vigilia della serata conclusiva e sa pure come far parlare di sé. Alla vigilia della finale, quando il suo brano sembra aver ormai superato la favoritissima Edera, non trova di meglio che prendere a pugni Johnny Dorelli, emozionatissimo prima dell’esibizione. Ed appena apre bocca, cade pure il mito della napoletanità di Modugno: tutti lo credevano nato all’ombra del Vesuvio, lui non smentì mai prima di palesarsi come una bandiera della Puglia. Inarrivabile anche nella comunicazione.

Domenico Modugno canta “Nel blu dipinto di blu”

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video


Classifica finale Sanremo 1958

  • 1. Nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno-Johnny Dorelli)
  • 2. L’edera (Nilla Pizzi-Tonina Torrielli)
  • 3. Amare un’altra (Gino Latilla-Nilla Pizzi)
  • 4. Campana di Santa Lucia (Claudio Villa-Giorgio Consolini)
  • 5. Giuro d’amarti così (Claudio Villa-Nilla Pizzi)
  • 6. Timida serenata (Carla Boni-Gino Latilla; Aurelio Fierro-Gloria Christian)
  • 7. Fragole e cappellini (Claudio Villa-Duo Fasano; Aurelio Fierro-Trio Joyce)
  • 8. Non potrai dimenticare (Natalino Otto; Carla Boni-Gino Latilla)
  • 9. Mille volte (Tonina Torrielli-Cristina Jorio)
  • 10. Fantastica (Johnny Dorelli-Natalino Otto)

Bilancio della kermesse sonora

La risposta del pubblico fu esaltante: quella del 1958 infatti fu una delle edizioni di maggior successo di sempre, con oltre venticinque milioni di dischi venduti. Merito di una starting list appunto senza precedenti, allestita dalla commissione esaminatrice che l’Ata volle piena di personaggi di cultura, dalla musica alla letteratura, che puntarono su nomi affermati ma pure su voci giovani e pronte ad emergere. Insomma, saranno state anche solo canzonette ma nell’Italia della rinascita il valore della musica andava oltre tre serate spensierate. L’edizione cambiò anche il modo di vedere il Festival dall’estero: non c’era più spazio per la musica italiana romantica e sentimentale. Servivano canzoni capaci di lanciare messaggi, di diventare inni planetari. Quello che sarebbe successo anche un anno dopo con Piove.

2- continua

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