Nuove Proposte: i quattro finalisti

Nel giorno in cui crollano gli ascolti, Sanremo prova a ripartire nel segno della qualità. La terza serata del Festival 2014 è la migliore sotto tutti i punti di vista: il livello delle canzoni guadagna dal secondo ascolto, ma si registrano momenti altamente spettacolari anche sotto l’aspetto dell’intrattenimento. Chissà se basterà per salvare la macchina festivaliera, che in mattinata era rimasta gravemente “ammaccata” dai dati Auditel, che il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone aveva attribuito “alla contro programmazione”, riferendosi alla partita di Champions tra Milan e Atletico Madrid. Più schietto Fazio, che ha quasi rivendicato il coraggio di accettare la seconda conduzione consecutiva. Ancora male, anzi molto male, i tempi. Si finisce all’una precisa, con le quattro Nuove Proposte confinate ancora in coda. Nessuna sorpresa, comunque: accedono in finale Rocco Hunt, con “’No Jorno Buono”, e The Niro, con “1969”, favoriti della vigilia e forti in effetti dei brani migliori. Fuori gioco Veronica De Simone, molto deludente nel suo “Nuvole che passano”, pezzo davvero demodè al pari del look dell’interprete, e Vadim, con “La modernità”. Venerdì la finalissima a quattro, con Zibba e Diodato. Si preannuncia una lotta all’ultimo voto tra quattro canzoni di ottimo livello, e tra cantanti destinati a fare strada, ma Zibba e The Niro sembrano avanti agli altri.

La bellezza secondo Luciana

Si diceva dei tempi. Troppi ospiti e troppi svolazzi. Come quello, per certi versi demenziale, che ha visto la finta protesta del gruppo dei “Shai Fishman and the A Cappella All Stars”, poi protagonisti di un lunghissimo e a tratti stucchevole flashmob. Non lascia molte tracce neppure il pur interessante monologo, ma un filo retorico, dell’astronauta Luca Parmitano. Atteso, è arrivato anche il monologo di Luciana Littizzetto, che si è soffermata sul tema dell’edizione 2014, “la bellezza”. Tema del discorso, la bellezza femminile tra interventi di chirurgia estetica effettuati e poi negati, ed il vero concetto di bellezza. Qualche lampo interessante, ma anche qui retorica a fiumu, e comunque tutto troppo lungo, oltre che già sentito. Meglio l’anno scorso nel discorso contro la violenza sulle donne.

Renzo Arbore: un mattatore all’Ariston

Ma veniamo ai momenti da ricordare. Su tutti l’apertura della serata, con l’omaggio a Claudio Abbado da parte dell’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia: Diego Matheus, allievo del grande direttore italiano scomparso lo scorso, dirige l’ouverture del Barbiere di Siviglia, e poi ricorda Abbado con Fazio. Un bell’inizio, appunto di qualità, sulla falsariga di quello che aveva aperto la seconda serata 2013, anno del bicentenario verdiano, con il “Va’ Pensiero”. Suggestivo, ma di scarso impatto, l’esibizione di Damien Rice, e allora il vero dominatore si chiama Renzo Arbore. Lo showman pugliese, introdotto da un video che passa in rassegna tutti i suoi geniali format televisivi, si prende due standing ovations, facendo salire a sei il totale dall’inizio del Festival, dopo Cat Stevens, Franca Valeri e Claudio Baglioni. Mezz’ora volata via, con un bel crescendo: inizio con un divertente siparietto sul tema degli anni che passano, poi amarcord con “Ma la notte no”, prima dello show vero e proprio, che trasforma l’Ariston in Madison Square Garden, uno dei luoghi-simbolo dei concerti di Arbore e dell’Orchestra Italiana. Omaggio a Roberto Murolo con “Reginella”, poi tutti in piedi a ballare sulle note di un “Come facette mammeta” in versione rock. Non ci si stancherebbe dei bis, ma si deve tornare alla gara. Clicca qui per la classifica parziale. Venerdì serata Sanremo Club: la gara tra i Campioni è sospesa, i cantanti si esibiranno in pezzi storici del cantautorato italiano. Clicca qui per scoprire le canzoni in scaletta.

Speciale Festival Sanremo 2014

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