Renzo Rubino e Simona Molinari in "Non arrossire"

Renzo Rubino e Simona Molinari in “Non arrossire”

Un esperimento riuscito a metà

La penultima serata del Festival, oltre che con la finale Nuove Proposte, fa rima ormai da un decennio con brividi, emozioni e ricordi. Dopo la celebrazione della storia sanremese, nel 2013, quest’anno ecco il tentativo di sposare la cultura pop con il cantautorato italiano, rappresentato dal Club Tenco, attraverso 14 brani che i Campioni in gara hanno interpretato insieme a “guest star”. Uno sforzo apprezzabile e coraggioso, dal momento che musica d’autore e le cosiddette “canzoni commerciali” appartengono a mondi molto differenti, che “hanno provato troppo poco a dialogare”, come detto da Fabio Fazio prima ed anche durante il Festival. Ed un tentativo ancor più lodevole alla luce dei risultati d’ascolto delle prime tre serate, i peggiori dal 2008 a questa parte. Risultati che potrebbero non essere migliorati questa sera, visto che il matrimonio è riuscito, ma solo a metà. Perché se è sempre difficile giudicare e criticare le scelte dei musicisti, probabilmente in qualche caso si è scavato troppo in profondità, portando alla luce brani belli, ma molto di nicchia. E non sempre rappresentativi di tutte le sfaccettature della canzone italiana.

 

Duetti: De Andrè commuove, ok Perturbazione e Rubino

Emozionante l’apertura, con Marco Mengoni che, tornato all’Ariston un anno dopo il trionfo 2013, si è esibito in “Io che amo solo te”, di Sergio Endrigo. Tra i duetti, da ricordare “La donna cannone”, che ha visto ai Perturbazione affiancarsi una Violante Placido incantevole e provocante tra pizzi e trasparenze, quanto intonatissima, ed emozionatissima, ma anche “Boogie”, con un Frankie Hi-Nrg in versione ballerino elegante in coppia con Fiorella Mannoia, oltre all’impeccabile Noemi, romantica ne “La costruzione di un amore” di Fossati. Emozioni a fiumi con Cristiano De Andrè, commosso prima e dopo l’interpretazione di “Verranno a chiederti del nostro amore”, scritta da papà Fabrizio nel ’72, “In piena notte – ha ricordato Cristiano – Ricordo come fosse adesso che papà andò a svegliare mamma e le dedicò la canzone: io guardai dalla serratura della porta, e la dedico ad entrambi che non ci sono più”. Commovente anche la calda voce di Ron, che ha ricordato l’amico Lucio Dalla con “Cara”, benissimo anche Renzo Rubino stile anni ’60 pure nel look, con la valente collaborazione di Simona Molinari per riportare in vita Giorgio Gaber con “Non Arrossire”: mica facile, visto il look molto hot di Simona. Pochi, tuttavia, coloro che hanno tentato di aggiornare i brani ai tempi moderni: apprezzabile allora il duo Gualazzi-Bloody Beetroots, finalmente “parlante” in “Nel blu dipinto di blu” (con Tommy Lee alla batteria), e il nuovo arrangiamento proposto da Arisa con i Whomadewho in “Cuccurucu”. Molto rivedibile il resto. Dalla teatralità del trio Boni-Haber-Ferreri in “Il mare d’inverno” allo Scamarcio batterista con Sarcina in “Diavolo in me”. Possibile che non ci fosse niente di meglio per simboleggiare il rock? Scolastici Renga e Kekko Silvestre in “Un giorno credi”, quasi ingiudicabili Antonella Ruggiero, Giuliano Palma e Riccardo Sinigallia, che hanno scelto brani poco conosciuti.

 

La gaffe di Sinigallia

Ed a proposito di Sinigallia, la notizia della giornata è stata l’esclusione dalla gara del cantautore romano: “Prima di andare via”, infatti, non era un pezzo inedito, essendo stato interpretato in un concerto estivo dallo stesso Sinigallia. A “pizzicarlo” alcuni internauti, che hanno segnalato il fatto alla Rai. Esclusione immediata, Sinigallia si scusa sul palco e annuncia che non farà ricorso, ma sabato ricanterà comunque il brano fuori concorso. “È stato un errore in buonafede” dice. Imbarazzo evidente, comunque, per una superficialità evitabile da parte di un cantante non certo esordiente.

 

L’Ariston saluta Di Giacomo. E applaude Paoli

Ma la serata è stata squarciata dalla notizia della scomparsa di Francesco Di Giacomo. Una triste fatalità, proprio nella serata in cui Sanremo ha celebrato la musica d’autore, incarnata benissimo da quel Banco del Mutuo Soccorso (presente al Festival nel 1985 con “Grande Joe”) che è stato ed è tuttora una delle frontiere più belle del rock italiano. Commosso il saluto che Fabio Fazio ha chiesto all’Ariston appena ricevuta la notizia dell’incidente mortale subito da Di Giacomo, 67 anni, all’altezza di Zagarolo.
Il tutto è stato inserito nella solita serata lenta, lentissima, con troppi avvenimenti e troppi ospiti, a partire da Silvan, protagonista di un gioco di prestigio perfettamente inutile con Luciana Littizzetto. Ospite centrale Gino Paoli, che a mezza sera ha ricordato i grandi maestri della scuola genovese: da Lauzi (“Ritornerai”), a Tenco (“Vedrai vedrai”), fino a Umberto Bindi (“Il nostro concerto”), omaggiato da Paoli dopo “essere stato ingiustamente emarginato e dimenticato in vita”. Chiusura con “Un cielo in una stanza”, e standing ovation ormai “abituale” dell’Ariston.

 

Serata finale: Renga superfavorito

Sabato si chiude, con la finalissima. Si riparte dalla classifica di giovedì: clicca qui per consultarla. I 13 cantanti in gara verranno giudicati al 50% dal televoto e dalla Giuria di Qualità, poi i primi tre ricanteranno e il solo televoto decreterà il vincitore. Già assegnato il premio del miglior arrangiamento, a Renzo Rubino, ma curiosamente con la canzone eliminata nella serata di mercoledì, “Per sempre e poi basta”. Un segnale che qualcosa nel meccanismo della doppia canzone non ha funzionato. Renga strafavorito: difficile schiodare il suo primo posto, più aperta la lotta per il podio, con Arisa, Rubino ma pure gli outsider Perturbazione e Cristiano De Andrè.

Speciale Festival Sanremo 2014

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