I Perturbazione

I Perturbazione

Perturbazione vuol dire qualità

Una presenza rassicurante. Così potrebbe essere definita la scelta della Commissione artistica di Sanremo 2014 di includere tra i 14 Campioni il nome dei Perturbazione, band torinese sconosciuta o quasi al grande pubblico, eppure capace di produrre musica di qualità da ormai venticinque anni. Informazioni sparse, tanto per rendere l’idea: creatosi nel 1988 a Rivoli, comune in provincia di Torino, città d’origine di tutti i membri, i Perturbazione, oltre ad essere l’unica band in concorso al Festival 2014, rappresentano un raro esempio di longevità artistica, consentita evidentemente dal buon amalgama che i ragazzi hanno saputo trovare. Sono finora sei gli album pubblicati, il primo dei quali risalente al 1997, Waiting to Happen. Al loro attivo collaborazioni con musicisti del calibro di Francesco Bianconi, ma anche il rapper Dargen D’Amico, fino a Erica Mou e Luca Carboni. Cantanti dal repertorio e dall’esperienza musicale molto diverse tra loro, ma evidentemente accomunati dalla stima nei confronti della band formata dal frontman Tommaso Cerasuolo, dal batterista Rossano Antonio Lo Mele e dal chitarrista Gigi Giancursi, presenti fin dalla prima ora, cui si sarebbero poi aggiunti prima Elena Diana, nel 1994, al violoncello e pianoforte, poi, quattro anni dopo, l’altro chitarrista Cristiano Lo Mele, fratello di Rossano, e da ultimo Alex Baracco al basso, solo nel 2008.

 

La sesta volta non si scorda mai

Questa la formazione attuale della band, quella che vedremo ed ascolteremo a Sanremo, in gara con i brani “L’unica” e “L’Italia vista dal bar”. Viene da chiedersi perché una band del genere abbia dovuto attendere tanto per esordire al Festival. La risposta è presto detta, dopo la premessa che il sospirato sì della Commissione è arrivato dopo ben cinque bocciature: a fine anni ’80, quando i Perturbazione avrebbero potuto debuttare tra le Nuove Proposte, il loro rock era troppo in anticipo sui tempi, e stonato rispetto ai canoni di quegli anni festivalieri, più concentrati a valorizzare la tradizione ed un’interpretazione pulita che i prodotti di qualità. Fino al 2010, invece, anno dell’ultimo tentativo a vuoto, paradossalmente la loro musica era già vecchia, o perlomeno non sintonizzata sui canoni del terzo millennio, tutti talent show e urlatori. Ma come per tanti altri tra coloro che hanno preso parte agli ultimi due Festival, anche per i Perturbazione la svolta reca il nome e il cognome di Fabio Fazio, deciso a portare aria nuova ed a valorizzare i prodotti di valore, ma ancora di nicchia, della musica italiana.

 

La musica dei Perturbazione

E così ecco il “miracolo”, buono per smentire quanto dichiarato solo nel maggio scorso dai Perturbazione alla rivista “Rolling Stones”, dove il Festival fu definito “un problema, perché apre sempre una sola porta per quelli che loro immaginano ‘alternativi’”, e tutti gli altri restano fuori. Come fa la politica italiana. Ci piacerebbe potere entrare, un giorno, senza dimenticarci di queste parole”. Tre righe più che sufficienti per spiegare il mondo dei Perturbazione, poco incline ai compromessi, ma solo a sfornare pezzi originali a livello di testi, e musicalmente a metà strada tra un pop malinconico, capace anche di far commuovere come in “Nel mio scrigno”, il singolo più famoso, datato 2007 ed inserito nell’album Pianissimo Fortissimo, ed un rock più ironico, come quello di Canzoni allo specchio, il secondo album della carriera, pubblicato nel 1995 e di Musica X, l’ultima fatica edita nel maggio scorso. La stessa dicotomia che separa i due brani sanremesi, con “L’unica” in stile melodrammatico, e “L’Italia vista dal bar” che sembra destinata a strappare molti consensi. Al Festival i Perturbazione potrebbero anche essere meteore, ma sicuramente in grado di lasciare un segno.