La commozione di Marco Mengoni dopo "Ciao amore ciao"

La commozione di Marco Mengoni dopo “Ciao amore ciao”

Cristicchi e Mengoni fanno rivivere Endrigo e Tenco

Emozioni, ricordi ed anche qualche lacrima: la quarta serata di Sanremo 2013 scorre via all’insegna dell’amarcord. Come tradizione impone ormai da diversi anni alla vigilia della Finalissima la Gara dei Campioni è sospesa e gli artisti in gara completano la loro performance festivaliera interpretando un brano del passato, spesso e volentieri rivisitato e riarrangiato. Il 2013 non ha fatto eccezione: il risultato sono state tre ore, tanto è durato il segmento Story prima del via della gara dei Giovani vinta da Antonio Maggio, di ottima musica impreziosita dagli straordinari arrangiamenti dell’Orchestra sanremese diretta da Mauro Pagani. Non sempre, tuttavia, al pur encomiabile impegno degli artisti, che si sono in gran parte cimentati su pezzi eseguiti prima della loro nascita, ha corrisposto una resa altrettanto soddisfacente. Entriamo nel merito. Il primo posto delle preferenze va ad un ex aequo: Canzone per te di Sergio Endrigo, interpretata da Simone Cristicchi (7.5), e Ciao amore ciao, l’ultimo pezzo cantato a Sanremo da Luigi Tenco nell’edizione ’67 nella quale trovò la morte tuttora misteriosa nel camerino, cantata da Marco Mengoni (8). Sarà per la profondità dei testi originali e la grandezza di chi li scrisse ma i brividi sono corsi sulla schiena del pubblico, anche per merito dell’eleganza di Cristicchi e soprattutto Mengoni, molto emozionato prima e dopo il testo e bravissimo a calarsi nel brano senza imitare Tenco.

Marta sui Tubi-Ruggiero: che mix!

Di alto livello anche le performance di Chiara (7) con Almeno tu nell’universo, che ha confermato la pulizia canora della ragazza e l’adattabilità a qualsiasi canzone, dei Modà (6.5) in Io che non vivo e di Daniele Silvestri (6.5), sobrio e commosso nel ricordo dello “zio” Lucio Dalla in Piazza grande. Molto elegante pure Tua, canzone degli esordi festivalieri, riveduta dal duo Molinari-Cincotti (7), capaci di trasmettere tutta la carica d’amore del brano originale, grazie anche alla collaborazione della chitarra dell’applauditissimo Franco Cerri. E che dire di Nessuno, forse la performance migliore in assoluto sul piano tecnico: la strana coppia Marta sui Tubi-Antonella Ruggiero (7) ha infatti mescolato tanto la versione lenta e sottovoce di Wilma De Angelis e Betty Curtis del 1959, con quella successiva di pochi mesi, molto più veloce, portata al successo da Mina. Suggestiva anche Cosa hai messo nel caffè (7), scelta da Malika Ayane (7) versione “ballerina”, mentre impeccabile ed emozionante è stata Perdere l’amore di Maria Nazionale (6.5).

Gualazzi “sporca” Luce. Elio-Siffredi: esperimento fallito

Sotto tono gli altri quattro artisti: discutibile infatti la coppia Annalisa-Emma (5.5) (le loro tonalità non sembrano fondersi al meglio) in una Per Elisa troppo urlata così come non ha convinto appieno la versione jazz di Luce (tramonti a nord est) improvvisata da Raphael Gualazzi (5.5), che di fatto ha trasformato la canzone al pari del miscuglio rap-etnico di Il ragazzo della Via Gluck proposto dagli Almamegretta (5), privi di Raiz per motivi religiosi. Troppo scanzonati invece gli Elii (5): sarà perché arrivati dopo il toccante ricordo di Mike ma tra la presenza di Rocco Siffredi e l’eccessiva vena umoristica del gruppo, Un bacio piccolissimo è stata trasformata in un qualcosa di simil clownesco. Peccato.