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Non è più il momento d’oro dell’informatica, ma le innovazioni tecnologiche hanno ridato vita al mercato delle offerte per la professione dell’analista programmatore, che deve analizzare e interpretare in termini informatici le esigenze dei clienti.

Il “mago dell’informatica”: il periodo d’oro dell’informatica, quando l’analista programmatore era ricercatissimo e considerato un “mago” dell’informatica è ormai passato, ma le innovazioni tecnologiche così come le sempre più numerose richieste degli uffici marketing di tecnici specializzati da inserire nelle èquipe di lavoro hanno rivitalizzato l’immagine e le prospettive di questa professione.

Prospettive. Oggi, a distanza di tre anni dal conseguimento della laurea, quasi la totalità degli informatici ha una professione stabile. Il lavoro dell’analista può essere distinto e diviso in due fasi:

A – Analizzare ed interpretare le esigenze dei clienti.

B – Progettazione, codifica e documentazione, collaudo e manutenzione dei programmi creati in risposta alle esigenze dei clienti.

  • Analizzare ed interpretare le esigenze dei clienti:

    fase durante la quale il professionista realizza un software che deve soddisfare le esigenze espresse dal cliente, espresse sotto forma di una serie di requisiti. Il successo del sistema si misura da quanto il prodotto finale corrisponde ai requisiti concordati e da quanto le esigenze emerse nel dialogo con i clienti siano soddisfatte.

    La fase B può essere a sua volta così suddivisa:

  • Progettazione del software;

    Fase in cui l’analista è spesso chiamato a giustificare le proprie scelte mostrando l’efficienza e la funzionalità pratiche delle soluzioni adottate.

  • Codifica e documentazione;

    Fase durante la quale il progetto viene tramutato in un programma scritto nel linguaggio di programmazione, ed è buona norma, da parte da parte dell’analista documentare dettagliatamente il lavoro svolto.

  • Collaudo;

    Viene accertata la qualità del progetto realizzato, che verrà poi consegnato all’utente.

  • Manutenzione;

    Dopo che il sistema è stato consegnato all’utente finale possono rendersi necessarie delle modifiche , degli “affinamenti”, o a causa di malfunzionamenti (sempre possibili in un nuovo software, i famosi bug), oppure perché emerge la necessità di aggiungere o modificare alcune funzioni.

L’analista programmatore opera spesso all’interno di un team, gestito da figure professionali del suo stesso tipo. I tempi medi di un progetto possono andare da qualche mese ad un anno o due. Spesso si lavora “a scadenza” perciò a ritmi serrati e con orari di lavoro molto flessibili.

Per lo stretto rapporto con il cliente che il rapporto comporta, all’analista può spesso essere richiesto di raggiungere il cliente presso la sua sede, allo scopo di fornire formazione o assistenza.

Per le professioni informatiche, così recenti, non esiste un albo, né spesso un iter formativo preciso, di certo però ad un livello elevato e specifico, si collocano i laureati in materie tecniche, specialmente informatici ed ingegneri elettronici.

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