Il Festival di Sanremo è alle porte


“A che serve passare dei giorni se non si ricordano”, così inizia il Sanremo di paolo Bonolis, evocando Pavese con una citazione di speranza per un festival indimenticabile.

La 59esima edizione del Festival è iniziata con una romanza, il “Nessun dorma” di Puccini, interpretato da Mina in un video in cui a malapena la si distingue (l'”ectoplasma” secondo Patty Pravo, per non aver avuto il «coraggio» di presentarsi in carne e ossa all’Ariston). Ma la voce è indubbiamente la sua ed ancora in grado di suscitare emozioni che in una esibizione dal vivo si sarebbero elevate all’ennesima potenza.

Polemiche come preannunciato dopo l’esibizione di Povia, con la già contestata canzone Luca era gay, ma anche dopo il monologo di Roberto Benigni, che ha difeso i diritti degli omosessuali. Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, prende il microfono per criticare la canzone, legge un sms di un suo amico ancora commosso per le parole di Benigni, ma viene accolto dai fischi della sala, prontamente fermati da Bonolis

Colpi di scena: eliminati dalla giuria demoscopica del Teatro Ariston gli Afterhours, Tricarico e Iva Zanicchi, che avranno la possibilità di essere ripescati grazie ai voti dei telespettattori. Annunciata anche una dichiarazione della cantante che si sarebbe sentita danneggiata dalle battute di Benigni al testo della sua canzone che parla esplicitamente di sesso. “Mi ha colpito molto la sua canzone, dice “ti voglio senza amore però non finire presto”. Ma Iva, sono rimasto scioccato, è come dire “trombami, ma dura parecchio”. Ci vorrebbe per lei un gladiatore, Silvio…

Il punto forte della prima serata è stato il “solito” Benigni. Caricato a pallettoni come preannunciato poco prima in un’intervista da Bonolis, ed incontinente di battute. «Voglio essere allegro e non parlare di cose serie. Berlusconi…» e si capisce subito dove andrà a parare il comico toscano che monopolizza il palco dell’Ariston dalle 22.30 alle 23:00 circa.

Il bersaglio è uno solo per buona parte del suo show: “Alle elezioni in Sardegna ha vinto Berlusconacci, un sardo che non conoscevo. Ma a Berlusconi non interessa la Sardegna. Vuole la Corsica, Ajaccio, è lì che ha tutti i suoi parenti”, paragonandolo a Napoleone. “Sta facendo ricerche sull’albero genealogico, dice di essere più alto di Napoleone, ma secondo la questura è più basso.

“Silvio Berlusconi: non lo volevo dire, non lo voglio neanche nominare, ma mi esce da sé… È un piacere essere all’Ariston, un teatro che appena lo vedi ti vien voglia di entrarci dentro come Berlusconi quando passa davanti al Quirinale».

A Veltroni dice: “Più battuto di così povero Walter. Ho già lo slogan per te, rialzati Walter, abbiamo perso la Sardegna, ma rimane Stromboli, Capraia, l’Isola di Montecristo. C’è la maggioranza nelle Eolie da conquistare”. Di Mina dice che: «manda solo filmati come Bin Laden, è diventata un mito… ma di rimbalzo torna su Berlusconi “Silvio mi è venuta un’idea, te lo dico da amico, per diventare anche più grande di un mito come Mina tu devi sparire, sembrerebbe una cosa brutta ma è una cosa bella. Non ti devi fare vedere più. Non devi andare in Svizzera ma molto più lontano, in India o in Nuova Zelanda”. Parla degli autobus su cui c’era la scritta: «Dio non c’è, godetevi la vita», il suo consiglio è «Berlusconi non c’è, godetevi la vita».

E chiude emozionando il pubblico declamando la lettera che Oscar Wilde scrisse dal carcere al suo amato. 15 milioni e trecentomila spettatori la media d’ascolto della sua performance, difficile pensare di fare meglio.

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