Chi l’ha detto che alle Olimpiadi si può esultare davvero solo per una medaglia d’oro? Prendete Valentina Vezzali, formidabile nell’inseguimento del bronzo nell’individuale, ma prendete soprattutto il team di sciabola maschile formato da Luigi Tarantino, Diego Occhiuzzi, Aldo Montano e dalla riserva Luigi Samele. Il terzo posto strappato con i denti alla Russia (40-45), unica medaglia del giorno per l’Italia che mantiene il settimo posto in classifica, rappresenta infatti una delle medaglie più belle tra le dodici fin qui conquistate dai colori azzurri (la metà esatta proveniente dalla scherma, equamente divise tra i tre metalli): magari si poteva ambire a qualcosa di più ma in un’altra situazione. Con Tarantino fermato da un guaio alla schiena nell’ultima gara della carriera, con Montano ancora acciaccato ma capace di stringere i tempi, con Occhiuzzi quasi impeccabile come nell’individuale ma pure con un Samele prontissimo pur essendo all’esordio olimpico, chiamato da riserva al posto di Tarantino. L’assalto per il bronzo è stato sofferto ed intenso: russi quasi sempre avanti nei primi quattro assalti ma la svolta arriva al settimo assalto con Occhiuzzi che strappa un 5-1 parziale decisivo contro Reshetnikov prima che Samele ed un Montano da leggenda realizzino le ultime cinque stoccate a testa. In mezzo tanti tempi simultanei, troppe proteste anche da parte della panchina azzurra ed un equilibrio spezzato solo dalla grande voglia di vincere da parte di quattro ragazzi orgogliosi. In semifinale era stata troppo forte la Corea, alla prima finale olimpica della storia nella sciabola a squadre poi vinta nettamente contro la Romania (46-25): il 45-37 dà la giusta misura del dominio degli asiatici, che di fatto hanno concluso in vantaggio sette dei nove assalti prendendo il largo nel finale quando Occhiuzzi, fino a quel momento ancora di salvezza azzurra, ha ceduto 5-3 contro Gu allargando il divario che impossibile da colmare sia per un Tarantino appesantito che per Aldo Montano, chiaramente menomato sul piano fisico.

Semifinale

Ma l’intera giornata è stata memorabile per la squadra italiana. Perchè se dominare una finale come hanno fatto le inarrivabili ragazze del fioretto è sempre bello, spuntarla all’ultima stoccata non regala meno soddisfazione. Il 45-44 rifilato ai quarti ai vice-campioni del mondo e secondi nel ranking mondiale della Bielorussia al termine di nove assalti tiratissimi ed emozionanti aveva infatti illuso tutti. E l’ultima stoccata l’aveva portata proprio Aldo Montano. E’ stato un assalto di continua rincorsa per l’Italia, sotto 10-7 dopo i primi due assalti prima di una sensazionale rimonta di Occhiuzzi, capace di piazzare un parziale di 8-2 a Valery Priemka. Ma non è finita perchè lo stesso Priemka e Lapkes sembrano piazzare la fuga buona al 7° ed 8° assalto con un parziale di 15-6 che porta il totale a 40-36 per i bielorussi. Il miracolo spetta a Montano e gli ultimi tre minuti contro Aleksiandr Buikievich sono un vero romanzo: Montano riesce a recuperare fino al 44 pari prima di ben tre tempi comuni, decisi con troppa semplicità dai giudici.