Alla fine c’è sempre la scherma. Per fortuna. Nella giornata delle medaglie di legno, l’intensissima domenica dei Giochi olimpici con ben ventitre titoli in palio ha regalato una sola medaglia ai colori azzurri. Ma del metallo più prezioso, e proveniente ovviamente dalla pedana dell’ExCel Centre, teatro delle gare di scherma, per l’esattezza il fioretto a squadre maschile che chiude il programma dei Giochi: Andrea Cassarà, Valerio Aspromonte, Andrea Baldini e la riserva Giorgio Avola si sono infatti aggiudicati la medaglia d’oro nel fioretto a squadre battendo per 45-39 il Giappone e facendo salire a quattordici, il numero delle medaglie azzurre, settima dalla pedana che quindi chiude i battenti così come li aveva aperti, con il memorabile tris italiano nel fioretto individuale donne. E l’Italia chiude in testa il medagliere schermistico con tre ori, due argenti e due bronzi. Ribadito l’oro appena vinto negli Europei di Legnano ma soprattutto ristabilite le gerarchie: i più forti del mondo nel fioretto sono italiani, donne o uomini che siano, e casomai qualche rimpianto rimane per la figuraccia del trio azzurro della dell’individuale.

Trionfo

Dopo aver sconfitto la Gran Bretagna “solo” per 45-40 nei quarti di finale in una sfida più equilibrata del previsto, in semifinale i fiorettisti azzurri avevano letteralmente asfaltato gli Stati Uniti, sorprendentemente vittoriosi sui francesi nei quarti, in una semifinale senza storia chiusa addirittura sul 45-24. Davvero imbarazzante il divario tecnico tra i due team e la qualificazione azzurra non è mai stata in discussione: basti pensare al parziale di secondo, terzo e quarto assalto chiusisi addirittura 10-1, con il quarto, con Cassarà in pedana, durato appena 11″ buoni per mettere a segno cinque stoccate! Poi gli italiani alzano un pò il piede dall’acceleratore ma chiudono in scioltezza. Esultanza contenuta a fine assalto: l’obiettivo per un gruppo del genere non poteva che essere l’oro. Ma la finale contro i giapponesi, che in semifinale avevano avuto la meglio sulla Germania al termine di un assalto spettacolare (chiuso 41-40 al minuto supplementare tra due colossi come Ota e Joppich e con polemiche furibonde dei tedeschi dopo che all’extra-time Joppich sembra piazzare per due volte la stoccata giusta ma i giudici non gliel’accordano ed alla fine arriva la beffa), non è stato così semplice. Trascinati dalla classe di Ota gli asiatici chiudono avanti i primi due assalti, ma la prima svolta arriva da Cassarà che rifila un 8-4 a Chida e riporta sotto i compagni anche se Baldini non appare ispirato come nei turni precedenti. Ma gli italiani riescono sempre a mantenere un vantaggio di tre stoccate in tutti gli assalti: la svolta è un’inversione decisa dal presidente di giuria che porta il risultato dal possibile 38-37 al 40-36 per gli azzurri con tanto di cartellino rosso al Giappone. La chiusura spetta a Baldini che spazza via Ota vendicandosi sia della finale per il bronzo ma soprattutto del destino che quattro anni fa gli aveva negato un giusto appuntamento con la storia per la nota vicenda legata al doping. Giustizia è fatta, ma a Rio si va per la doppietta.