Bella rivincita del ciclismo olimpico italiano: dopo le delusioni arrivate dalle prove su strada maschile e soprattutto femminile oltre che dal sesto posto di Viviani nella pista, la medaglia numero ventotto della spedizione londinese azzurra, che vale il sorpasso rispetto al bottino rimediato a Londra, la porta Marco Aurelio Fontana, terzo nella gara di mountain bike. L’atleta milanese ha chiuso a trentacinque secondi di ritardo dalla coppia Kulhavi-Schurter, protagonisti di un’emozionante volata che ha visto prevalere il pilota ceco.

Rimpianti

Quanti rimpianti però per Fontana, da anni ai vertici mondiali della disciplina e protagonista di una prova sempre brillante che lo ha visto presente nella fuga buona fin dal principio, seppur costantemente in coda al gruppetto: a due chilometri dalla fine però l’azzurro è stato tradito dalla perdita della sella che non ha retto ad un tratto sconnesso sbalzando via dalla bicicletta per cadere beffardamente sull’asfalso spazzando via d’un tratto tutti i sogni di Fontana, costretto a quel punto ad accontentarsi del terzo posto. I tre medaglisti hanno scandito l’andature sin dalle prime battute imprimendo un ritmo insostenibile per tanti favoriti, a partire dal bi-campione uscente, il francese poi costretto al ritiro, fino all’altro svizzero Vogel. Ma prima della boa di metà gara il terzetto ha rallentato il ritmo subendo il ricongiungimento della coppia formata dallo spagnolo Hermida e dal sudafricano Stander: il quintetto ha però resistito poco perché i fuggitivi della prima ora sono ben presto riusciti a riseminare i contrattaccanti, grazie ad un paio di potenti scatti, uno dei quali portato proprio da Fontana, nell’unico momento in cui l’azzurro si è staccato dalle ruote dei rivali. Ma nonostante questo il finale era apertissimo ad ogni risultato, Fontana sembrava aver speso meno rispetto a e la sorpresa era in agguato. Ma una sella maledetta ha fatto saltare quasi tutti i piani diabolici: non abbastanza però per togliere a Fontana la gioia di una medaglia forse insperata, e festeggiata sul traguardo da un pianto dirotto. Di gioia o di rimpianto?

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