Scherma 8.5: sette medaglie, un quarto esatto del totale italiano. Comprese le riserve delle prove a squadre abbiamo portato sul podio qualcosa come tredici atleti su diciannove, eppure pur nell’esaltazione di Elisa Di Francisca, unica atleta italiana che torna da Londra con due ori, dell’eterna Vezzali e del cuore di Aldo Montano, bisogna sottolineare che si poteva fare meglio. Brucia infatti e tanto l’eliminazione dei fiorettisti nell’individuale, seppur parzialmente riscattata dall’oro a squadre, così come quella di Paolo Pizzo nella spada per non parlare della pessima prova offerta dalle spadiste. Ma prendiamoli come stimoli: anche a Rio saremo protagonisti magari con nomi nuovi, dallo stesso Pizzo a Rossella Fiamingo, capaci di trasformare la delusione in rabbia come successe a Baldini dopo Pechino. La pedana azzurra non finisce mai.

Sollevamento pesi sv: presenza da comparsa per Mirco Scarantino, subito eliminato nei 56 kg. Era l’unico rappresentante di una disciplina che non porta medaglie da Los Angeles ’84 con Norberto Oberburger.

Taekwondo 8: altro che scherma. Scherzi a parte, la percentuale è da paura: due rappresentanti ed altrettante medaglie, mentre a Pechino la percentuale era stata di poco peggiore, una su due. Forse non scoppierà la taek-mania, forse le regole sono ancora un po’ confuse ed il cerimoniale un po’ buffo ma la finale di Molfetta ha incollato al video oltre 5 milioni di persone. Merito del carattere dei ragazzi italiani, e del talento innato, oltre che della bella storia personale del brindisino. E Sarmiento? Non è da tutti andare a medaglia in due olimpiadi consecutive. Ora però bisognerà fare delle scelte tra le categorie, complesse questioni legate ai pesi individualei: chi è di troppo?

Tennis 5: era più che lecito aspettarsi qualcosa di più in particolare dalle ragazze ma qui più che in altri sport bisognerebbe chiedersi se davvero le racchette non sono di troppo alle Olimpiadi. A parte la bella storia di Murray, infatti, si è assistito ad un torneo compresso tra Slam e Master Series, con atlete, leggi Flavia Pennetta, l’azzurra più competitiva sull’erba, costrette a giocare nello stesso giorno un doppio ed un singolare. Eppure Serena Williams e Maria Sharapova in finale ci sono arrivate. Hanno deluso in particolari i doppi Schiavone/Pennetta e Vinci/Errani. Ed il piatto piange: una sola medaglia dal 1896 ad oggi, il bronzo a Parigi 1924 di Uberto De Morpurgo.

Tennistavolo sv: due rappresentanti, italiani solo di passaporto, ed eliminati entro i primi due turni. Un chiaro segnale di resa per uno sport che in Italia è visto più come passatempo che come professione.

Tiro a segno 8: due argenti ed un oro compongono un bilancio storico. Niccolò Campriani esce da trionfatore ma non inatteso visto che Sports Illustrated lo aveva accreditato di due ori: ma partecipare a tre gare di tiro in un’Olimpiade, con tutto lo stress che ne consegue, è un’impresa da pochi e l’oro con primato del mondo già in qualifica nella carabina 50 metri è già leggenda. Da ricordare anche il bell’argento, inatteso, di Luca Tesconi nella pistola ad aria compressa, prima medaglia italiana in assoluto. Ha deluso invece Marco De Nicolo, neppure qualificato per la finale.

Tiro a volo 8: due medaglie con i fiocchi per confermare la tradizione italiana. Il trionfo di Jessica Rossi nel double trap è una delle medaglie-copertina dell’Olimpiade italiana: per la bellezza esteriore ed interiore del personaggio, semplice e commossa sul podio come nella dedica alla sua gente tanto quanto implacabile con un fucile in mano. Quel 99/100 è semplicemente leggendario: Jessy non ha grilli per la testa e sembra pronta per un dominio lunghissimo. Bello anche l’argento di Fabbrizi nel trap maschile, seppur con un pizzico di rabbia per uno spareggio perso all’ultimo tiro, così come più che soddisfacente è il quinto posto di Lodde nello skeet. Ma non sono mancate le delusioni: da Chiara Cainero, campionessa uscente sotto tono nello skeet, a chi in finale non c’è neppure andato, dai declinanti Falco e Pellielo ai deludenti D’Aniello e Di Spigno.

Tiro con l’arco 6.5: quella freccia di Michele Frangilli che si conficca nel 10, l’unico colpo possibile per mettersi alle spalle gli americani ed evitare lo spareggio, rimarrà un ricordo indelebile. L’oro a squadre è un simbolo della forza del gruppo, della capacità di andare oltre i timori individuali ma non basta per cancellare le delusioni del singolare. Inaccettabile infatti pensare di uscire con tutti e tre gli arcieri d’oro già al primo turno, e contro avversari più che alla portata. Brutta sindrome di appagamento. Male anche le ragazze, sia a squadre che singolarmente.

Triathlon 6: la scuola italiana emette i primi vagiti. Disciplina giovane, almeno alle nostre latitudini, ma spettacolare. E ne sa qualcosa Anna Maria Mazzetti, caduta tra le lacrime nella prova di ciclismo ma capace di reagire con orgoglio nella corsa. Bene i ragazzi: Fabian ha chiuso 10° ed Uccellari 29° nella gara dominata dai fratelli Brownlee. Iron-men cercansi.

Tuffi 6: la medaglia continua ad essere stregata, ed a questo punto chissà per quanto. Ecco la disciplina più amara: perché non è da tutti chiudere con due quarti posti ed avere da recriminare in entrambe le occasioni. Date un cornetto anti-jella a Tania Cagnotto, beffata prima dalle giurie nel sincronizzato contro le canadesi e poi da qualche imperfezione nell’individuale. La bolzanina non se lo meritava ma a preoccupare è che dietro a lei, che a Rio non ci sarà, ci sia poco o nulla. Francesca Dallapè è tutta da scoprire come individualista, il settore maschile è una frana e Noemi Batki sembra solo ordinaria.

Vela 5: d’accordo, non era l’Olimpiade dell’acqua per l’Italia. Dopo il nuoto fa flop pure la vela, che non restava giù dal podio dal 1992. D’altronde non si poteva chiedere l’ennesimo miracolo ad Alessandra Sensini: a mancare piuttosto sono stati i due 470, terminati beffardamente d un passo dal bronzo, ed i 49er. Il vento è una buona attenuante ma c’era per tutti: determinante la discontinuità. Ed ha pesato come un macigno l’assenza di Pietro Sibello, fermato dal Coni per problemi al cuore, sempre negati dall’interessato.

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