Lotta 5: un solo rappresentante, Simone Timoncini, per una disciplina che in Italia non sa più produrre talenti. Neppure la scuola faentina, quella di Pollicino Maenza e di Andrea Minguzzi, oro a Pechino, si è dimostrata all’altezza: Timoncini è uscito al primo turno.

Nuoto 4: si è detto e scritto di tutto e di più, lasciamo spazio ai numeri. Zero medaglie in vasca come non succedeva da Los Angeles ’84 ed appena otto finali conquistate, con i due quinti posti di Federica Pellegrini e quello di Gregorio Paltrinieri come migliori risultati. Più a fondo di così non era possibile, e di certo la colpa non può essere solo dei tecnici se atleti come Dotto o Magnini neppure si qualificano tra i migliori otto. La realtà è che il gruppo si è frazionato tra odi ed invidie interne, senza trascurare le colpe della Federazione a livello di scelta di tecnici e di coordinamento generale. La figura comunque è stata troppo brutta per essere vera: il valore del nuoto italiano non è questo, Pellegrini a parte, in attesa di capire cosa succederà dopo l’anno dedicato solo alle staffette, le speranze/certezze riguardano Scozzoli ma pure la promettente delfinista Ilaria Bianchi. Ed il fondo? Il bronzo di Martina Grimaldi è bello e storico ma che delusione da Valerio Cleri.

Nuoto sincronizzato 6: Giulia Lapi e Mariangela Perrupato non si sono schiodate dal settimo posto, in qualifica ed in finale. Essere tra le migliori otto è già un successo: impossibile chiedere di più.

Pallanuoto 7: il voto non può che essere una media tra il bel lavoro dei ragazzi ed il vuoto pneumatico del Setterosa. L’argento della squadra di Campagna è prestigioso e lascia la consapevolezza che non si poteva fare di più: la Croazia era superiore, anche se ad onor del vero lo era anche la Serbia, che invece si è dovuta arrendere a Felugo e compagni. Dopo un girone deludente è emerso il valore soprattutto morale del gruppo, tecnicamente inferiore ad almeno due squadre ma unito come ai tempi di Barcellona. Peccato che per parte di essi sia arrivato il momento dell’addio, ma le basi per puntare all’oro a Rio ci sono tutte, a patto però che si chiarisca la situazione interna in un campionato che, dopo l’addio di Volpi alla Pro Recco, rischia di ridimensionarsi. Le donne sono invece sprofondate senza attenuanti: le ambizioni non erano tante ma non è accettabile perdere cinque partite su sette, battere solo le britanniche e soprattutto mostrare una totale assenza di gioco e carattere. Tania Di Mario, l’unica campionessa del gruppo, se n’è andata sbattendo la porta: Atene è lontanissima.

Pallavolo 6.5: un podio è arrivato, ma si poteva sperare in qualcosa di più. A mancare è stato ovviamente l’apporto delle ragazze di Barbolini, crollate senza appello contro la Corea dopo un girone quasi perfetto. Oltre alla sconfitta a far male è stata l’arrendevolezza degli ultimi due set, una scarsa voglia di lottare preoccupante perché mostrata da un gruppo a fine ciclo. Rifondare sarà difficile: la crisi del campionato è evidente, serviranno impegno e buona volontà. I maschietti hanno fatto il loro: arpionata l’Olimpiade alla penultima occasione, in pochi speravano nel podio, soprattutto dopo un girone deludente. La squadra non ha certo incantato sul piano del gioco, salvandosi troppo spesso grazie alla battuta, ma si è visto tanto cuore da parte di tutti, i pochi giovani ed i tanti veterani. Che però lasciano un’eredità pesante ad una generazione meno talentuosa.

Pentathlon 5: apporto nullo dalla prova femminile, che in Italia è ancora poco popolare, la delusione è arrivata dagli uomini. De Luca e soprattutto Benedetti erano tra gli outsider, ma sono naufragati già dopo la seconda prova, quella di nuoto. Il ricordo di Masala e Massullo è lontanissimo.

Pugilato 7.5: ancora una volta la disciplina non ha tradito. Il successo comunque era garantito dalla presenza di Russo e Cammarelle, decisi a rinunciare al professionismo per coltivare il sogno olimpico: com’è finita lo sanno tutti, l’oro che non c’è brucia ma Russo ci riproverà a Rio al pari, notizia delle ultime ore, di Cammarelle, che ha rimesso nel cassetto i propositi di ritiro. Ottime anche le prospettive di Mangiacapre, già a medaglia, come pure di Picardi e Cappai. Da rivedere invece Parrinello e soprattutto Valentino, all’ennesima delusione. Ma senza il c.t. Francesco Damiani tutto sarà più difficile.

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