Paragonare l’evento a quanto successe nel Mondiale 1950, la più grande amarezza sportiva dell’intero Brasile e la più grande delusione per un paese ospitante di una manifestazione, è forse troppo ma di sicuro nel nuovo Wembley è stata scritta una pagina storica per il calcio mondiale, oltre che per l’Olimpiade. Parlare di maledizione, invece, questo è accettabile: il Brasile ha perso la finale olimpica del torneo di calcio. 2-1 per il Messico per una delle sorprese maggiori in trenta edizioni di giochi a cinque cerchi. Brasile ancora una volta a secco, quindi, l’unico titolo che manca alla sterminata bacheca verdeoro è rimandato un’altra volta, magari a Rio 2016, ma intanto per un bel po’ di tempo il marchio di questa delusione rimarrà impresso sulla pelle e sul cuore di tutti e diciotto i giocatori, oltre che del tecnico Menezes, c.t. anche della Nazionale maggiore.

Presunzione

Un’occasione forse per far ricredere quanti sostengono che il calcio alle Olimpiadi sia un intruso: come e più di altri sport il football si inserisce alla perfezione nelle stesse finalità olimpiche, sapendo esaltare non solo i più forti ma chi ci crede di più, ed approccia le partite con maggiore umiltà. Perché, come scritto più volte in queste settimane, se un pericolo c’era per il Brasile di perdere questo oro già scritto era proprio quello di perdere prima di entrare in campo, pensando di dover vincere per diritto divino o per manifesta superiorità. Mai ragionare così nel calcio, ancor più di fronte ad una squadra umile, forse elementare nel suo gioco ma molto determinata. Come spiegare altrimenti l’essere andati in svantaggio dopo meno di un minuto, segnale di un approccio sbagliato, come spiegare il fatto che solo sotto 0-2 la squadra si sia svegliata, cominciando davvero a giocare per creare pericoli in serie, e come spiegare l’incredibile errore di Oscar, talento appena acquistato dal Chelsea per 31 milioni, che al 90’ butta alle ortiche la palla del 2-2 e dei supplementari. Ma ciò non toglie alcun merito al Messico che legittima la vittoria giocando fino alla fine (o quasi…), che legittima il successo con una traversa e che va in Paradiso grazie a due gol di Oribe Peralta, 28 anni, attaccante dell’Espanyol che l’ha appena prelevato dal Levante, da oggi gloria nazionale: dopo il gol in apertura infatti è sempre suo il 2-0 che al 75’ piega la resistenza di un Brasile mai in partita, scollegato tra i reparti e pessimo nei singoli. Fino ai minuti conclusivi quando il gol allo scadere di Hulk è vanificato dall’erroraccio di Oscar, servendo solo per la bandiera: e chi l’avrebbe detto? Il bronzo va alla Corea del Sud.

Finale 3° posto
10 agosto: Corea del Sud-Giappone 2-0 (38’Chuyoung Park; 57′ Jacheol Koo)

Finale 1° posto
11 agosto: Brasile-Messico 1-2 (1′, 75′ Peralta; 91′ Hulk)

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