L’oro è salvo, ma il Dream Team vero è un’altra cosa. Gli Stati Uniti vincono per la seconda volta consecutiva il titolo olimpico della pallacanestro maschile, 14^ su venti edizioni totali, ma il figurone lo fa la Spagna. Alla North Greenwich Arena finisce 107-100 per LeBron e compagni, un punteggio che la dice lunga sulle difficoltà incontrate dagli americani ma che non spiega al meglio la sofferenza vera di una squadra che ha preso un minimo margine solo nel finale del quarto quarto dopo essere stata punto a punto con le Furie Rosse per almeno trenta minuti. Tutto è bene quel che finisce bene, quindi, anche se questa volta la parte del leone non la fa LeBron bensì Kevin Durant, mvp con 30 punti ma solo ad un passo dalla doppia doppia (nove i rimbalzi strappati).

Illusione

Coach K non si fa troppe domande ma sarebbe bello sapere se alla base della faticaccia c’è solo un pizzico di sufficienza oppure le oggettive difficoltà di una squadra irretita dal coraggio del sestetto di Scariolo, sceso in campo con la testa sgombra di chi non ha nulla da perdere anche se il primo quarto, chiuso 35-27 per gli Usa, sembrava poter scrivere un film diverso, ben più scontato. Ma poi si svegliano i fratelli Gasol (alla fine 41 punti in due), e gli americani sfiorano l’incubo: gli Usa non riescono ad andare a segno per i primi 100 secondi del secondo quarto, il parziale di 7-0 riavvicina la Spagna che firma a metà tempo il primo sorpasso col solito Rudy Fernandez (39-37), che si carica la squadra sulle spalle sia in difesa strappando rimbalzi su rimbalzi che davanti con due bombe. Comincia un’altra partita: Kobe e compagni non andranno mai oltre i cinque punti di vantaggio, poi ad inizio dell’ultimo quarto nuova crisi ed altro vantaggio iberico (65-64). Solo le bombe possono salvare gli americani: ci pensa Durant, che ne piazza tre. La paura passa ed il finale è una passerella: buona per la festa, non per far passare in fretta la paura. Bronzo alla Russia. Clicca qui per tutti i risultati.

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