Nuvole artificiali


Uno studio Danese prevede di “sparare” una flotta di nuvole artificiali che fungerebbero da scudo alla terra contro le radiazioni solari e respingere una parte del calore in entrata.

L’idea:

Millenovecento navi in giro per gli oceani per sparare raffiche di pulviscolo a 5000 metri di altezza per seminare nuclei di condensazione che farebbero nascere le nuvole. Così, sfruttando l’umidità dei mari per favorire il processo, si creerebbe uno schermo protettivo al pianeta terra. Secondo lo studio il sistema sarebbe meno costoso delle politiche di riduzione delle emissioni.

La geoingegneria aspira ad assumere il controllo del clima ed avrebbe a disposizione un vero arsenale di sistemi artificiali, eccone alcuni:

  • Imbiancando le nubi naturali, spruzzando minuscole gocce d’acqua nella parte bassa dell’atmosfera, si modificherebbe l’albedo, cioè la capacità delle nubi di riflettere la luce solare;
  • “fertilizzando” gli oceani con polvere di ferro, con iniezioni di azoto o il rimescolamento delle acque profonde, per fare proliferare le alghe e catturare, grazie alla loro crescita, anidride carbonica;
  • Sparando grandi quantità di zolfo nell’atmosfera per simulare l’effetto di un’eruzione vulcanica, che crea una nube di particelle che schermano le radiazioni solari.

Non solo ipotesi fantascientifiche, perché si sono già trasformate in business per centinaia di aziende che fiutando l’affare hanno inventato una nuova specializzazione: l’ingegneria su scala planetaria.

Le critiche:

non mancano gli scettici, secondo i quali le proposte di geoingegneria comportano rischi consistenti, e i pericoli sarebbero probabilmente superiori ai vantaggi, si tratta infatti di tecniche non sperimentate che alterano in modo imprevedibile il funzionamento di sistemi complessi. Con le nuvole artificiali si può modificare la piovosità di aree critiche come l’Amazzonia, ecosistema fondamentale per la sicurezza climatica. Simulando un’eruzione vulcanica aumenterebbero le piogge acide con danni per l’agricoltura.

Le nuvole stesse sono un elemento di incertezza, infatti ad una certa altezza respingono le radiazioni solari raffreddando l’atmosfera, ma a quote inferiori moltiplicano l’effetto serra. Sarebbero abbastanza alte quelle create artificialmente?

Il parere di un fisico italiano:

Guido Visconti, docente dell’Università dell’Aquila, sta ultimando un libro che descrive queste tecniche e la ha studiate attentamente. Siamo alla fantascienza dice, gli ecosistemi sono troppo complessi per modificarli meccanicamente. La geoingegneria rischia di essere un alibi per non fare ciò che è necessario, alimentando speranze miracolose e lasciare le cose come stanno, evitando o limitando gli impegni a fermare la crescita dei gas serra.

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