L'arrivo vincente di Mauro Santambrogio a Bardonecchia

L’arrivo vincente di Mauro Santambrogio a Bardonecchia

Il falso mito del re di Bardonecchia

Mentre non si è ancora spenta l’eco del trionfo di Vincenzo Nibali, che in queste ore si trova ad Astana, capitale del Kazhakistan, per festeggiare con la propria squadra il trionfo al Giro, il mondo del ciclismo non riesce proprio ad uscire dalla sua doppia vita. Da una parte le imprese quasi epiche di chi dà lustro a questo sport, dall’altro le vergogne di chi, per la gloria di un giorno, continua ad affossarlo, facendo del male anche a sé stesso. Dopo lo scandalo legato a Danilo Di Luca, un altro corridore, e sempre della Vini Fantini, rimane impigliato nella rete dell’Epo. Si tratta di Mauro Santambrogio, nono classificato nonché trionfatore della tappa di Bardonecchia. Un test antidoping effettuato al termine della prima tappa, quella del 4 maggio a Napoli, ha infatti evidenziato tracce di eritropoietina nelle urine di Santambrogio, che ovviamente, in attesa delle controanalisi di rito, è stato escluso dalla classifica finale e sospeso dall’Unione Ciclistica Internazionale. E come nel caso di Di Luca, sembra trattarsi di un controllo mirato visto che Santambrogio aveva saltato un controllo a sorpresa del 29 aprile, stesso giorno in cui fu riscontrata la positività di Di Luca. Il passaporto biologico del corridore sembrava a norma ma già al Giro il nome di Santambrogio era chiacchierato: le maglie dell’antidoping si sono rivelate ancora insuperabili.

Scinto: “Sono disperato”

Stravolto, come prevedibile, il commento del ds della Vini Fantini Luca Scinto che, prima di dichiararsi “disperato”, aveva scritto queste parole su twitter: “Massacratemi pure. Io mi fidavo, invece ho creduto a dei pezzi di m…, pazzi e malati”. Una vera beffa per Scinto, che proprio lunedì ha dovuto testimoniare presso la Procura Antidoping del Coni per il caso-Di Luca. Il percorso sportivo di Santambrogio, del resto, è quello caratteristico del “campione all’improvviso”: 29 anni ad ottobre, il corridore comasco aveva vinto appena quattro corse in carriera prima di quella di Bardonecchia, e mai un piazzamento nei primi 50 in una grande corsa a tappe. Suonano quindi beffarde le parole pronunciate all’arrivo sullo Jafferau: “Non mi rendo ancora conto di quello che ho fatto. Con Luca Scinto e Angelo Citracca sono rinato, questa vittoria è anche merito loro”. Santambrogio aveva vinto anche grazie alla “concessione” di Nibali che, al termine della fuga a due, aveva lasciato il successo parziale al compagno accontentandosi di preziosi secondi di abbuono per la classifica. Ora anche questa tappa passa allo Squalo: che ne avrebbe fatto sicuramente volentieri a meno.

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