Gilbert torna grande

. Si è tenuto coperto per tutta la stagione, ma ha calato l’asso al momento giusto. Philippe Gilbert, 30 anni, è il Campione del Mondo di ciclismo 2012: il fuoriclasse della Bmc ha trionfato a Valkenburg centrando appena la terza vittoria stagionale, ma la più prestigiosa e destinata ad illuminare una carriera già piena di allori. Un impressionante ascesa di condizione per il belga, che si era posto il Mondiale come obiettivo stagionale: e le due vittorie di tappa alla Vuelta sono state un segnale che in tanti hanno sottovalutato. Sulle stesse strade dove aveva già sbancato due volte all’Amstel Gold Race, ma con in più la salita del Cauberg, Gilbert ha operato lo scatto giusto a 1,6 kilometri dalla fine, proprio a metà strada dell’ultimo giro sulla salita decisiva: una mossa che ha spazzato via la volata che sembrava inevitabile, ma una mossa studiata dall’ottimo team del Belgio e che ha dato i suoi frutti grazie alla sagacia tattica di Gilbert, che ha colto il momento giusto per scattare, quello in cui il resto del gruppo dei migliori, giunto di fatto compatto all’arrivo, è sembrato studiarsi troppo.

Lo scatto decisivo

. Ma mai concedere un metro a corridori del genere ed allora, già pochi metri dopo lo scatto, si era capito che non c’era più nulla da fare: la coppia di inseguitori composta dal russo Kolobnev e dal norvegese Boasson-Hagen ha di fatto tirato subito i remi in barca, preferendo studiarsi per assicurarsi il podio: così Gilbert ha potuto cominciare a festeggiare già a 200 metri dal traguardo. Tattica che comunque non ha evitato il sopraggiungere del resto del gruppo, così il podio è stato completato da Boasson, secondo, e dallo spagnolo Valverde, solo medaglia di bronzo dopo la bella Vuelta appena conclusa. Il corridore della Movistar guida il foltissimo gruppo degli scontenti, capitanato proprio dal fortissimo team spagnolo: rimane quindi a bocca asciutta Alberto Contador, tra i migliori per tutto il percorso ma al quale è mancato lo scatto giusto, sintomo di una condizione forzatamente approssimativa, come testimoniato dal brutto risultato della cronometro: inevitabile, dopo la lunga sosta forzata e lo sforzo alla Vuelta.

Italia e Spagna: le delusioni

E gli italiani? I rimpianti sono tutti legati alla stella, Vincenzo Nibali: il siciliano dell’Astana ha tenuto una buona condotta di gara ma ha tradito sul finale. Suo l’ultimo scatto prima di quello di Gilbert a due chilometri dalla fine ma, ripreso dal belga, Nibali se l’è fatto sfilare sotto gli occhi, senza riuscire ad agganciarlo. Ed i sogni di gloria sono tramontati in quel momento. Anche il gruppo del c.t. Bettini finisce quindi dritto dietro la lavagna: obiettivamente le speranze non erano molte, il gruppo era giovane e non pronto per primeggiare, e rinunciare a corridori come Ballan, ideale per questo percorso, è stato ottimo sul piano morale, meno su quello tecnico. Comunque il migliore degli azzurri alla fine risulterà Oscar Gatto, solo 13° allo sprint: un risultato che bolla inevitabilmente come negativo il Mondiale dell’Italia, che manca l’appuntamento con la vittoria per il quarto anno consecutivo. E pensare che sul piano tattico la gara era stata ben impostata: Nocentini, Cataldo, Marcato ed Ulissi avevano fatto parte del primo gruppo di attaccanti insieme, tra gli altri, a Contador, Flecha e Voeckler, fuga che non ha comunque mai superato i 30” di margine e rintuzzata dal gruppo di Nibali e Gilbert. Così a due giri dalla fine il gruppo si è presentato compatto, prima del tentativo di affondo da parte del corridore siciliano. Stroncato dalla classe di Gilbert.

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