Mondiali Brasile 2014, Blatter: “Brasile confermi che la nostra scelta è giusta”

La Confederations Cup è finita da quasi un mese, e con essa le drammatiche manifestazioni di protesta della popolazione brasiliana contro i presunti sprechi dell’organizzazione, insensibile alle differenze sempre più evidenti che si registrano all’interno di un paese che vuole dare di sé un’immagine di ricchezza che non si rispecchia in tutti gli strati della popolazione. Eppure sotto la cenere cova ancora tanta tensione, ed a rievocarla ecco le polemiche a distanza tra la Fifa ed il Comitato Organizzatore del Mondiale 2014, chiamato all’ingrato compito di tenere a bada i manifestanti senza però mostrare segni di cedimento nella macchina organizzativa. Il rapporto tra il massimo ente calcistico internazionale e la Federazione brasiliana è però ai minimi termini, come confermato dall’ultimo scambio di battute, ma soprattutto da una minaccia che ha del clamoroso. Se infatti Sepp Blatter avvisa che “il ripetersi al Mondiale degli incidenti visti in Confederations ci darebbero la dimostrazione che abbiamo sbagliato la scelta. Ma so che questo non succederà”, il portavoce del governo replica con orgoglio che “il Brasile è un paese civile la cui popolazione ha il pieno diritto di manifestare in modo non violento”.

Brasile 2014: la Fifa pensa al taglio di due città

Insomma, il classico gioco delle parti, ma l’atmosfera si surriscalda di fronte alla voce riferita dal quotidiano “Lance” secondo il quale la Fifa starebbe pensando di ridurre da dodici a dieci le città ospitanti della prossima rassegna iridata. Il motivo sarebbe legato proprio ai disordini della Confederations, ed in particolare alle difficoltà logistiche e nei trasporti riscontrate da giornalisti e personale al seguito delle squadre nello spostarsi anche di pochi metri all’interno delle città. A rischio sarebbero due città tra Manaus, Cuiabà, Curitiba e Natal, ovvero le città più piccole e con la minor tradizione calcistica, pur essendo visitatissime mete turistiche: le attenzioni maggiori riguardano le ultime due, mentre Manaus potrebbe salvarsi grazie alla costruzione dello stadio “Arena Amazonia”, avveniristico impianto da 43.000 posti, la cui edificazione diventerebbe pleonastica senza il Mondiale. Al momento nessuna comunicazione ufficiale è giunta al Comitato Organizzatore che, sollecitato a riguardo, non prende neppure in considerazione l’ipotesi, che non ha precedenti nella storia dei Mondiali e che aprirebbe un capitolo molto pericoloso per il futuro remoto della rassegna, ma pure per quello prossimo di un Brasile che si sta riscoprendo sempre meno compatto nel suo tentativo di essere al centro del mondo sportivo per il prossimo triennio.

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