Robin Van Persie

Robin Van Persie

Scordiamoci il passato – Olanda ai Mondiali 2014

Se la storia ti accarezza per tre volte, concedendoti però solo la possibilità di intuire l’inebriante profumo della vittoria, l’unica cosa da fare è resettare, e dimenticare ciò che è stato. Compreso il fatto che al ciclo d’oro della Grande Olanda la Grande Opportunità fu concessa per due volte, consecutive, svanite tra mille recriminazioni. Quel gruppo di campioni, guidati da un c.t. innovatore, si sarebbero meritati un’affermazione così importante, ma pensare che il destino regali la stessa possibilità anche a questo, di gruppo, sembra un’esercizio di pura fiducia. Anche perché le premesse non sono state certo esaltanti. A cominciare dal sorteggio, che ha collocato l’Olanda nel girone più difficile, con la beffarda presenza di quella stessa Spagna che in Sudafrica fece piangere Sneijder e compagni, ma anche del Cile, tra le mine vaganti più pericolose che si vedranno in Brasile. E come se non bastasse ecco il drammatico infortunio di Kevin Strootman, uno dei leader riconosciuti del e dal gruppo, fuori e dentro il campo, messo ko da tanta sfortuna e forse un briciolo di imperizia e incoscienza, che l’ha spinto a rimanere in campo a Napoli lo scorso 12 marzo dopo aver subito un primo colpo al ginocchio sinistro, successivo alla contusione rimediata al destro proprio nell’amichevole di tre giorni prima contro la Francia.

CT Olanda: lo strano ritorno di Van Gaal

Una vera e propria tegola per Louis Van Gaal, tornato un po’ a sorpresa al timone degli Orange dal settembre 2012 dopo le dimissioni di Bert Van Marwijk, il c.t. del secondo posto nel 2010, ma che pagò il clamoroso flop all’Europeo 2012, quando l’Olanda perse tre partite su tre nel girone eliminatorio. Come mai era successo prima nella lunga e gloriosa storia dei tulipani. Un crollo inatteso, che spazzò via l’ottimo lavoro svolto dallo stesso Van Marwijk, sintetizzato dai numeri, che lo hanno visto perdere appena otto partite su 65, quattro delle quali appunto tra la finale Mondiale e l’ultimo Europeo, ma soprattutto di rivitalizzare un gruppo uscito con le ossa rotte dal precedente campionato europeo, quello del 2008 in Austria e Svizzera, quando la squadra di Van Basten incantò nella fase a gironi salvo sbattere in semifinale contro la Russia dell’olandesissimo Guus Hiddink, a sua volta ex c.t. orange. Insomma, una serie di corsi e ricorsi, come quello che ha appunto riportato in panchina Van Gaal, che aveva legato il proprio nome alla clamorosa mancata qualificazione al Mondiale di Giappone e Corea 2002, l’unica mancata presenza olandese al Mondiale negli ultimi trent’anni.

Louis Van Gaal a colloquio con Weesley Sneijder

Louis Van Gaal a colloquio con Weesley Sneijder

Olanda al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Perché allora riaffidarsi alle cure di un tecnico che sembra aver dato da tempo il meglio delle proprie possibilità? Perché quello che partirà in Brasile sarà un nuovo corso, pieno di giovani, molti dei quali al momento solo belle speranze, altri quasi certezze, ma non in grado di reggere la pressione di dover migliorare il risultato di quattro anni fa. E chi meglio di Van Gaal, mago dei giovani e padre del laboratorio dell’ultimo grande Ajax di livello europeo, può servire alla bisogna? Chiusa l’epoca dei Stekelenburg e dei Van Bronckhorst, con Nigel De Jong ancora in dubbio, si riparte da giocatori come Jeremain Lens, ultimo esponente della lunga “dinastia” olandese delle ali tutta tecnica e gol, e Narsingh in attacco, Clasie, Siem De Jong a centrocampo e Bruno Martins Indi in difesa, quasi tutti punti fermi dell’Under 21 che un anno fa si fermò solo davanti all’Italia nell’Europeo di categoria in Israele, ma ancora non pronti a decollare, al pari della coppia di portieri Vermeer-Vorm, mai convincenti. Non mancheranno comunque “vecchietti” di primo piano, come Snejder, Van der Vaart, ma soprattutto Arjen Robben, atteso ad essere decisivo anche in Nazionale, e Robin Van Persie, incaricati di trascinare il gruppo il più avanti possibile, insieme alla didattica di Van Gaal, e al suo consueto calcio offensivo. Ma senza pressioni, perché i bei tempi arriveranno. E con loro la quarta opportunità per salire sul tetto del mondo.

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