Grecia ai Mondiali, Cenerentola a chi?

Ranking alla mano, quello attuale è il miglior momento di sempre per la Nazionale greca, riconosciuta dalla Fifa addirittura al dodicesimo posto nel mondo, davanti anche all’Inghilterra. Roba da non credere per una nazione che, cliente fissa delle coppe europee grazie alle due potenze ateniesi Olympiacos e Panathinaikos, oltre che a qualche isolato exploit dell’altra squadra cittadina, l’Aek, ha rappresentato per anni la classica squadra materasso sulla via delle qualificazioni a Europei e Mondiali, almeno fino al 1994, anno della prima, storica partecipazione alla rassegna iridata. In realtà la Grecia di quell’estate americana è ricordata soprattutto per essere stata l’ultima Nazionale ad aver subito un gol da Diego Maradona, poco prima che il Pibe de Oro scivolasse definitivamente nella rete dell’antidoping. Il primo segno di vita della Nazionale ellenica data in realtà al 1980, che coincise con il debutto assoluto in una grande manifestazione, l’Europeo 1980 in Italia. Quasi un segno del destino per chi, proprio in un Europeo, 24 anni dopo, sarebbe riuscito a scrivere forse l’ultima favola del calcio moderno, all’insegna magari di un calcio conservativo, ma che permise di salire sul tetto del continente al termine di una cavalcata semplicemente incredibile.

Dal trionfo alla stabilizzazione – la Grecia ai Mondiali

Eppure, neanche in quel 2004 la Grecia seppe spingersi così in alto nella classifica per Nazionali, risultato raggiunto dopo la seconda qualificazione consecutiva ad un Mondiale, quarta in una grande rassegna su cinque tentativi, avendo “bucato” solo Germania 2006. Un premio alla continuità, quindi, per quella che è una Nazionale dall’età media piuttosto avanzata, priva di giocatori di primo piano, mai in grado di esprimere un gioco all’avanguardia, ma dotata di quel carattere che ne fa un cliente molto scomodo per tanti avversari. Il tutto nonostante i risultati post-2004 non siano stati esattamente lusinghieri: tra Europei 2008 e 2012 e Mondiali 2010 si contano infatti sette sconfitte su dieci partite, e una sola vittoria, quella sulla Russia che spalancò le porte dei quarti di finale dell’ultimo Europeo. Erano quelli i giorni peggiori per un paese sull’orlo del default, ma capace di trovare nel calcio un punto d’appoggio e di speranza, oltre che di orgoglio nazionale, non guastato neppure dalla successiva, e inevitabile, sconfitta contro la Germania dell’”inflessibile” Angela Merkel. Ora le notizie sulla crisi ellenica sono scomparse dalle prime pagine dei quotidiani, ed anche se il tunnel non è ancora terminato, comincia a farsi strada l’ottimismo grazie ai sacrifici dei cittadini e all’impegno del premier Antonis Samaras.

Kostas Mitroglou

Kostas Mitroglou

Grecia ai Mondiali 2014: le stelle della squadra

Un cognome che è una garanzia per la Grecia politica e calcistica, visto che molte delle fortune del gruppo del c.t. portoghese Fernando Santos dipendono sempre dalla vena di Georgios Samaras, navigato e pittoresco attaccante di movimento, sicuro protagonista anche in Brasile. Qualificatasi solo dopo il playoff contro la Romania, dopo aver chiuso al secondo posto il girone vinto dalla Bosnia, la Grecia non è stata certo favorita dalla buona sorte in sede di sorteggio, essendo stata inserita nello stesso raggruppamento di Colombia, Costa d’Avorio e Giappone. Rischio vaso di coccio, insomma, a meno di un exploit di Kostas Mitroglou, il bomber di passaporto tedesco, ma greco purosangue, messosi in luce durante le qualificazioni (tre i gol segnati alla Romania), uno dei pochi under 28 del gruppo di Santos, che davanti potrà contare anche sui guizzi dei più anziani Gekas e Salpingidis. Poche certezze in difesa, dove c’è molta Italia, tra gli ex Spyropoulos (Chievo) e Papastathopoulos (Genoa e Milan) e il romanista Torosidis, ma a preoccupare di più è un centrocampo aggrappato ai lampi di classe delle eterne promesse ancora non sbocciate Ninis (meteora a Parma due stagioni fa) e Fourtonis, alla discontinuità del bolognese Kone e alla grinta delle bandiere Karagounis e Katsouranis, ultimi reduci del 2004, 40 anni in due, all’ultima passerella in Nazionale. Decisamente troppo poco per sperare di superare formazioni veloci come Giappone e Colombia, o tecniche come la Costa d’Avorio.

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