La gioia di Miralem Pjanic

La gioia di Miralem Pjanic

Bosina, un Mondiale dal sapore politico

In un calcio sempre più globalizzato, in cui la Germania è rinata grazie al melting pot, la Spagna ha trovato un centravanti brasiliano e l’Italia setaccia oriundi ad ogni latitudine, il paradosso è che chi potrebbe sfruttare etnie diverse senza ricorrere a nuovi passaporti deve scontare il prezzo di una guerra lontana nel tempo, ma virtualmente infinita. È impossibile parlare della prima qualificazione della Bosnia ad una grande competizione senza innestarvi il discorso storico-politico. Perché la nazionale della Bosnia Erzegovina comprenderebbe teoricamente tutte le etnie slave, ma anni di orrori vissuti nella guerra più drammatica e per certi versi assurda dal ’45 ad oggi, e sintetizzati dal Massacro di Srebrenica, impediscono di fatto a sloveni, serbi e croati non solo di prendere in considerazione l’idea di vestire la maglia della Bosnia, ma anche di riconoscere come tali gli ex “fratelli” jugoslavi. Massimi sistemi che esulano dal contesto calcistico, ma neppure troppo visto che nei festeggiamenti di piazza e la commozione vera che ha avvolto Dzeko e compagni nella bandiera nazionale lo scorso 15 ottobre non c’è ovviamente solo una soddisfazione sportiva arrivata dopo anni di qualificazioni solo accarezzate, ma la rivincita di chi non ha voluto tradire la propria patria trovando nel calcio un’occasione forse irripetibile di riscatto sociale.

Sfida alla Nigeria per il secondo posto

Quella data allora entra di diritto nella storia nazionale, al pari dell’autore del gol che ha steso la Lituania a Vilnius, Vedad Ibisevic, solo una delle bocche di fuoco di un organico che, nomi alla mano, ha tutto per trasformarsi in una mina vagante della competizione. Vinto di un’incollatura il girone dominato insieme alla Grecia, il sorteggio non ha riservato in Brasile un girone particolarmente morbido. Per riuscire a superare il primo turno bisognerà chiudere davanti alla Nigeria, prevedibile avversario per la piazza d’onore in un raggruppamento in cui l’Argentina dovrebbe fare storia a sé, e completato dall’Iran. Tutt’altro che impossibile, anche se il calendario non aiuta, ponendo la sfida contro le Aquile solo alla seconda giornata, dopo l’esordio da incubo contro la Séleccion. Non facile, ma almeno è stato evitato lo spauracchio Portogallo, fatale alla Bosnia in ben due spareggi, quello verso il Mondiale 2006 e l’Europeo 2010.

Edin Dzeko

Bosnia al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Un segnale chiarissimo del fatto che il gruppo del c.t. Susic, in carica dal e famoso per il doppio contratto firmato nei primi anni ’80 con Inter e Torino, ma soprattutto per essere stato un giocatore di qualità sopraffina mostrata nelle tante stagioni giocate in Francia al Matra Racing, arriva all’appuntamento iridato tutt’altro che sprovvisto di esperienza, anzi in “colpevole” ritardo. Si può allora già pregustare la sfida in programma alle 24 italiane del 21 giugno a Cuiaba: da una parte i giovani Campioni d’Africa, dall’altro un gruppo esperto e tecnicamente con poco da imparare. Da Miralem Pjanic a Edin Dzeko, fino a un paio di anni fa uno dei cinque migliori centravanti del mondo, prima di arrugginirsi sulla panchina del Manchester City, di qualità ce n’è da vendere, passando per il già citato Ibisevic, pronto a 30 anni alla prima vera ribalta internazionale dopo tanti gol in Bundesliga con Hoffenheim e Stoccarda, o il primatista di presenze in Nazionale Zvjezdan Misimovic, ora in Cina. Volendo trovare un difetto si può notare un’età media avanzata, visto che gli unici talenti under 25 presenti in pianta stabile sono Pjanic e il talentuoso centrocampista del Bochum Adnan Zahirovic. Ma potrebbe non essere un male: per fare da guastafeste serve tanta esperienza.

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