Il Giappone Campione d'Asia nel 2011

Il Giappone Campione d’Asia nel 2011

La scommessa di Zac – Giappone ai Mondiali 2014

La missione che il Giappone si prefigge per la sua quinta partecipazione al Mondiale, consecutiva e in assoluto, è sì di provare quantomeno a bissare gli ottavi di finale ottenuti in Sudafrica, quando solo un calcio di rigore fallito da impedì alla squadra del c.t. Takeshi Okada di superare il Paraguay e scrivere una pagina forse irripetibile per il football asiatico, ma soprattutto mostrare i passi avanti compiuti sul piano tattico nell’ultimo triennio, quello che ha visto sedersi sulla panchina del Sol Levante un maestro di disposizione in campo come Alberto Zaccheroni. Il tecnico romagnolo, infatti, formerà con Prandelli e Fabio Capello la piccola nazionale dei commissari tecnici italiani, numerosi come quelli di nessun’altra nazione tra i c.t. del prossimo Mondiale. Un dato certo non casuale, e che conferma come l’eccellenza della scuola di allenatori del nostro paese sia riconosciuta a livello planetario. Basti pensare alla ferma volontà con cui la Federazione giapponese puntò sul tecnico romagnolo nell’estate 2010, poco dopo il divorzio da Okada, nume tutelare del calcio nipponico, già c.t. in occasione della prima, storica presenza al Mondiale, nel 1998. Erano passati pochi mesi dalla conclusione dell’infelice parentesi di Zaccheroni sulla panchina della Juventus.

Continuità cercasi – Giappone ai Mondiali di calcio

Un flop che non vide certo l’ex allenatore del Milan tra i principali colpevoli, ma che si sommò a quelli recenti alla guida di Inter e Lazio. L’avventura orientale ha però rappresentato la svolta nella seconda parte della carriera di Zaccheroni, capace di far subito svoltare il calcio giapponese grazie alle proprie conoscenze tattiche e alla rinomata facilità nell’apprendimento dei calciatori nipponici, subito disposti a mettersi a disposizione di un “maestro” diverso da tutti gli altri c.t. succedutisi sulla panchina della Nazionale dal 1998, quando con lo stesso Okada in panchina un Giappone comprensibilmente ancora arretrato come livello tecnico e di esperienza si fermò al primo turno del mondiale francese con tre sconfitte su tre, pur mettendo in mostra un promettente potenziale atletico. Un potenziale confermato solo in parte nelle due edizioni successive, tra le quali quella casalinga del 2002, quando a fronte dell’exploit della Corea del Sud, co-organizzatrice e semifinalista, il Giappone di Philppe Troussier si fermò già agli ottavi proprio contro quella Turchia che avrebbe fermato la corsa al podio della stessa Corea. Tra alti e bassi, e il solito dominio in patria, il Giappone calcistico sembrò arrivato a un punto di non ritorno tra il 2006 e 2007, a cavallo della delusione di Germania 2006 (ultimo posto in un girone non impossibile) e il flop in Coppa d’Africa. Il ritorno di Okada ha fatto allora solo da traghettamento all’arrivo di Zaccheroni, “la figura che cercavamo da tempo”, come dissero i rappresentanti federali al momento della presentazione. Così gli unanimi consensi raccolti da tifosi e critica vanno oltre i semplici risultati: Coppa d’Asia 2011, con un pizzico di fortuna (ai rigori sulla Corea) e il platonico titolo di prima squadra in assoluto a qualificarsi per il Mondiale, giunto al termine di un percorso in verità piuttosto accidentato e non sempre convincente.

Alberto Zaccheroni e Keisuke Honda

Alberto Zaccheroni e Keisuke Honda

Giappone al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Il merito di Zaccheroni è stato appunto quello di dare alla Nazionale un volto tattico più preciso, sfruttando le caratteristiche aerobiche dei giocatori per proporre un calcio dinamico, apparentemente di ripartenza, ma in realtà centrato sulla solidità del centrocampo, che potrà contare sulle geometrie di Makoto Hasebe e sui piedi buoni di Yasuhito Endo. Le incognite portano però i nomi di Shinji Kagawa e di Keisuke Honda: entrambi sono reduci da una stagione negativa a Manchester e Milano ma quest’ultimo, riportato nel proprio ruolo naturale, dovrebbe far vedere in Brasile il proprio notevole potenziale, a patto che i sei mesi di flop in rossonero non abbiano intaccato il suo morale. La partita di Confederations Cup contro l’Italia, in cui gli Zaccheroni-boys travolsero gli azzurri sul piano del ritmo, salvo cedere alla distanza e arrendersi a incredibili svarioni difensivi, rappresenta allora la cartina di tornasole delle potenzialità ancora inesplorate della squadra. Il gruppo ha l’esperienza necessaria in tutti i settori, attacco compreso, dove molto ci si attende dalla prolificità del bomber Okazaki, in forza allo Stoccarda: dal portiere Kawashima in giù, e anzi proprio l’età media avanzata del gruppo potrà rappresentare un tallone d’Achille in un torneo così breve e che richiederà un forte dispendio energetico. Una prospettiva che non spaventa i calciatori nipponici e Zaccheroni, che di sicuro avrà fatto tesoro degli schiaffi subiti la scorsa estate, al fine di provare a lottare fino alla fine con Colombia, Grecia e Costa d’Avorio per un posto negli ottavi. Non riuscirci sarebbe una delusione, ma non intaccherebbe la qualità del lavoro di Zaccheroni.

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