I tifosi dell'Ecuador ricordano Christian Benitez

I tifosi dell’Ecuador ricordano Christian Benitez

In ricordo di Christian Benitez – Ecuador al Mondiale 2014

Per la storia. E per Christian. Saranno queste le motivazioni al Mondiale dell’Ecuador, che in Brasile disputerà per la terza volta la fase finale del torneo iridato. La storia richiede di ripetere quanto di buono fatto alle prime due edizioni, in Giappone e Corea e in Germania, dove la Tri è sempre riuscita a vincere almeno una partita, destando una buona impressione sotto l’aspetto del gioco e riuscendo anche a centrare il traguardo degli ottavi di finale nel 2006, per arrendersi solo a una punizione di David Beckham. E vincere almeno una partita in un girone comprendente Francia, Svizzera e Honduras potrebbe anche voler dire ipotecare un bel pezzo di qualificazione. Ma se le avversarie rendono non impossibile l’impresa, è inutile negare che nulla è più come prima dallo scorso 29 luglio, data della prematura e assurda scomparsa di Christian “Chucho” Benitez, uno dei giocatori più famosi della Nazionale ecuadoregna, vinto in poche ore da un improvviso malore. Il ritiro della maglia numero 11 non è certo bastato a compagni, c.t. e a tutta la nazione per superare lo shock, ma il forte spirito di attaccamento alla patria e al gruppo che caratterizza i popoli sudamericani rappresenterà di sicuro una spinta in più per i ragazzi del tecnico colombiano Reinaldo Rueda, capace di ricostruire i cocci di una Nazionale che dopo la mancata qualificazione a Sudafrica 2010 sembrava aver perso quella brillantezza e quella spensieratezza che aveva caratterizzato i primi anni 2000, quelli in cui l’Ecuador era riuscito a togliersi i panni della cenerentola del calcio sudamericano, condivisi con Bolivia, ma soprattutto Venezuela, tuttora unica squadra del continente a non aver mai raggiunto la fase finale di un Mondiale.

Il sogno dell’ex cenerentola – Mondiali calcio

La crescita del calcio ecuadoriano è stata lenta, ma scandita da passaggi ben precisi: all’exploit del quarto posto alla Coppa America casalinga del ’93, quando la squadra del c.t. Draskovic era stata trascinata dai gol del biondissimo Alex Aguinaga, oltre che dalle prestazioni dei fratelli Tenorio e della bandiera Ivan Hurtado, aveva fatto seguito la qualificazione sfiorata a Francia ’98, prova generale di un decollo concluso appunto nel 2002. Il filo conduttore di un percorso che ha trasformato l’Ecuador nella mina vagante del continente, dietro le sole Argentina e Brasile, e capace di lottare alla pari con Uruguay, Colombia e Paraguay va ricondotto nella scelta dei commissari tecnici, tutti di nazionalità colombiana, e quindi garanzia di gioco d’attacco, l’ideale per esaltare la notevole quantità di talento che ha investito il calcio nazionale dalla fine degli anni ’90.

Felipe Caicedo

Felipe Caicedo

Ecuador al Mondiale 2014: le stelle della squadra

L’unico obiettivo dovrà essere quello di lottare per il passaggio del turno, dando continuità al percorso intrapreso nel 2011, che ha visto la squadra ottenere una storica vittoria in amichevole sul campo del Portogallo, per poi chiudere al quarto posto il girone di qualificazione della Conmebol, prevalendo sull’Uruguay in virtù degli scontri diretti. Un rendimento sufficiente per smentire gli scettici, che attribuiscono gran parte dei risultati della Tri al vantaggio assicurato dal giocare le partite casalinghe ai quasi 3000 metri di Quito. Condizione che accomuna l’Ecuador alla Bolivia, incapace di ottenere lo stesso score. Gran parte delle aspettative ricadranno però su capitan Luis Antonio Valencia, esploso otto anni fa in Germania, e subito acquistato dal Manchester United, eppure incapace negli anni di dare continuità al proprio indiscutibile talento. A 28 anni quella brasiliana sarà l’ultima grande opportunità della sua carriera, ma per portare avanti l’Ecuador servirà anche l’esperienza a centrocampo di Chistian Noboa e Segundo Castillo, chiamati a sostenere un attacco che si fonderà sull’estro e il senso del gol di Felipe Caicedo, uno dei pochi giocatori a militare in Europa, alla Lokomotiv Mosca. Ma senza lo storico partner d’attacco tutto sarà più difficile.

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