Mondiale 2014 Svizzera

L’ultima passerella di mago Hitzfeld – Svizzera al Mondiale 2014

Ultima squadra europea a battere la Spagna in una grande manifestazione (Mondiale 2006), e terza del Vecchio Continente a strappare il biglietto per il Mondiale 2014. Punto di partenza niente male per la Svizzera, alla terza qualificazione consecutiva al torneo iridato. Certo, in Brasile bisognerà fare i conti con l’ostacolo del clima, destinato a ripercuotersi in maniera particolare proprio su una Nazionale comprensibilmente poco abituata a certe temperature, ma alla vigilia della decima partecipazione alla fase finale di un Mondiale fuori e dentro l’ambiente svizzero si respira ottimismo. Merito dell’esperienza garantita dal c.t. Ottmar Hitzfeld, all’ultima vetrina di una carriera piena di soddisfazioni e vittorie prima di cedere il posto all’ex allenatore della Lazio Vladimir Petkovic. Ma merito anche della crescita esponenziale espressa da tutto il movimento calcistico elvetico, espressa in primo luogo dalla presenza pressoché fissa del Basilea nelle fasi finali delle Coppe europee. Per tutti questi motivi la sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che la Svizzera non sarà una meteora. L’obiettivo minimo è la qualificazione agli ottavi di finale, meglio se da primi del girone, visto che chiudere al secondo posto vorrebbe dire al 90% scontrarsi agli ottavi col colosso Argentina. A parziale detrimento delle considerazioni di cui sopra c’è tuttavia il fatto che negli ultimi tre anni alla Svizzera non è certo mancata la fortuna. Basti pensare al girone di qualificazione, non certo tra i più impegnativi, con Islanda, Slovenia, Norvegia e Albania. Arrivare primi con margine è stato quasi inevitabile per i rossocrociati, ma la buona sorte ha concesso il bis anche a Costa do Sauipe, sede del sorteggio dei gironi mondiali, avendo collocato la Svizzera nel raggruppamento più livellato in assoluto, ma anche meno qualitativo: con la Francia destinata a passeggiare o quasi, è difficile immaginare che la squadra di Hitzfeld possa soffrire contro Ecuador e Honduras.

Il melting pot rossocrociato

Toccare gli ottavi di finale significherebbe eguagliare il miglior risultato della Svizzera contemporanea, quella che a Usa ’94 e a Germania 2006 si fermò al primo turno ad eliminazione diretta, rispettivamente contro la Spagna e l’Ucraina, in una sfida conclusasi ai rigori tra mille rimpianti vista la superiorità mostrata durante i 120’. Sembrava quello un gruppo dotato del giusto mix di gioventù ed esperienza per ben figurare nell’occasione della vita, l’Europeo casalingo del 2008, dove invece andò in scena un naufragio inatteso, con i rossocrociati addirittura ultimi nel girone con Portogallo, Turchia e Repubblica Ceca. Inevitabile allora fu la decisione del c.t. Kobi Kuhn di rassegnare le dimissioni, prima di dover affrontare una battaglia ben più drammatica, quella contro la leucemia, che l’esperto allenatore sta ancora combattendo. Per aprire un nuovo ciclo la scelta cadde su Hitzfeld, un nome emblematico per testimoniare le ambizioni di una Federazione chiamata ad investire su un tecnico di caratura mondiale cui affidare il gruppo più talentuoso di sempre, ma soprattutto più eterogeneo a livello etnico. Basta infatti scorrere l’elenco dei probabili 23 convocati per capire quanto sia promettente il mix tra i talenti elvetici al 100%, dallo juventino Stephan Lichtsteiner a Valentin Stocker fino all’eterno Tranquillo Barnetta (nel grande giro da dieci anni, ma “solo” 28enne), a quelli importati, figli dei tempi della globalizzazione, oltre che di una legislazione che non si fa tanti scrupoli in tema di ius soli.

Xherdan Shaqiri

Xherdan Shaqiri

Svizzera al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Un processo iniziato ormai un decennio fa, e che oggi ai “vecchi” Djourou (origini ivoriane), Behrami (Kosovo), Derdiyok e Inler (Turchia), aggiunge un melting pot che comprende anche una nutrita schiera di slavi acquisiti, in particolare nel reparto d’attacco. Come Haris Seferovic, incompreso alla Fiorentina, Pajtim Kasami, meteora a Palermo, ma ora promettente trequartista, per tacere del livornese Innocent Emeghara, dal sangue nigeriano, e degli ultimi innesti Gavranovic, Mehmedi e Ben Khalifa. Ad ispirare questo parterre di punte saranno i due prospetti più interessanti, già pezzi pregiati del mercato tedesco, che continua a essere la fucina principale del calcio svizzero: Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka, albanesi di nascita, stelline di Bayer Monaco e Borussia Moenchengladbach. Non è un caso allora che i dubbi principali si annidino laddove non è ancora arrivato il processo di naturalizzazione, ovvero in difesa, dove la coppia puramente svizzera Senderos-Von Bergen non ispira troppa fiducia. Ma la Torre di Babele promette molto bene anche a livello anagrafico. Di questa Svizzera sentiremo parlare a lungo.

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