Russia, in Brasile pensando al 2018…

Dovrà essere il Mondiale della prova generale. Ma proprio perché tra quattro anni non si potrà sbagliare, e nell’edizione casalinga bisognerà quantomeno entrare tra le prime quattro, già in Brasile servirà fare bene, e cominciare a misurarsi con le pressioni di chi non può più figurare nella seconda fascia del calcio europeo. Se Fabio Capello aveva bisogno di una missione stuzzicante per concludere la carriera, l’occasione offertagli dalla Russia è l’ideale per provare a chiudere cinque lustri passati a vincere dappertutto con l’unica soddisfazione ancora mancante nell’albo d’oro del tecnico di Pieris, un trofeo con una Nazionale. Non che c’abbia provato tante volte, ma in Inghilterra non era possibile ottenere risultati migliori, e le prospettive economiche di crescita del calcio russo inducono all’ottimismo l’ex allenatore di Milan, Juventus e Real Madrid.

La svolta di Capello – Mondiale 2014 RUSSIA

Che c’entra, si dirà, l’economia con una Nazionale, che non può scegliersi i giocatori migliori, come è sempre tanto piaciuto fare a Capello con i club? C’entra, c’entra, perché la federazione ha investito parecchio e sta continuando a farlo nei settori giovanili, in modo da avere tra un quadriennio un gruppo di giocatori giovani, ma forti e già testati a grandi livelli in vista di un’edizione da ospitare in casa, che il presidente Putin ha fortemente voluto. La speranza è che per quel tempo i chiari di luna internazionali siano meno carichi di tensione rispetto a oggi, perché attualmente sarebbe impossibile immaginare un Mondiale di calcio, l’evento più seguito dopo l’Olimpiade, in una zona così politicamente critica. Problemi cui Capello non pensa, forte di un primo biennio soddisfacente. Chiamato nell’autunno 2012, Capello ha portato quell’organizzazione e quella praticità che avevano fatto difetto nel quadriennio precedente, quello della doppio gestione olandese nell’Europeo 2008, quando la Russia sfiorò la finale con Guus Hiddink in panchina, e 2012, vissuto con tante speranze, ma finito già alla prima fase, per un’eliminazione che non influì sull’addio, già annunciato, di Dick Advocaat. Chissà che, inconsciamente, proprio questa vacatio futura non abbia giocato un brutto scherzo ai giocatori russi. Un pericolo che questa volta non si presenterà, visto che Capello ha appena rinnovato il contratto fino appunto al 2018. Insomma, Brasile 2014 e l’Europeo di Francia 2016 dovranno fungere da trampolini in vista del 2018, ma la sensazione è che le possibilità di fare bene ci siano tutte.

Alan Dzagoev

Alan Dzagoev

Russia al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Grazie anche a un girone di qualificazione abbordabile, con la mina vagante Belgio unico ostacolo verso il primo posto, e Algeria e Corea del Sud semplici comparse. Impossibile, quindi, non migliorare il record delle precedenti due partecipazioni Mondiali, 1994 e 2002, quando la Russia si fermò sempre al primo turno. Un avvio ideale anche per potersi adattare nel modo migliore al clima brasiliano, che per ovvie ragioni proprio i russi potrebbero accusare più di ogni altra Nazionale. Capello ha impiegato poco per imporre il proprio stile di gioco preferito: poco spettacolo, ma 4-4-2 solido e compatto, con il giusto mix tra tecnica e quella forza fisica mai mancata nelle squadre del tecnico friulano, capace di costringere il Portogallo al playoff in uno dei gironi di qualificazione più incerti tra quelli europei, che i russi hanno condotto di fatto dall’inizio alla fine. La Nazionale si fonda sui due blocchi dello Zenit e del Cska Mosca, forti di un ampio zoccolo duro di giocatori indigeni. Punti negativi? Un’età media ancora abbastanza elevata, soprattutto in difesa, dove Anyukov, Ignasevich e i gemelli Berezutski hanno già superato la trentina, e la scoperta di Capello, l’esterno mancino Kombarov, ne ha già 27. Un problema che non si presenta a centrocampo, dove la coppia Sirokov-Denisov assicura tecnica, corsa, esperienza e la giusta dose di gol, sperando anche nel contributo di Alan Dzagoev, atteso al salto di qualità dopo i lampi fatti intravedere all’Europeo. Davanti molto dipenderà da Alexandr Kerzakov, unica prima punta di livello internazionale espressa attualmente dal calcio russo dopo la meteora Pavlyuchenko. Forse non abbastanza per sognare troppo in grande. Ma, in fondo, sarà solo la prova generale.

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