Germania al Mondiale 2014, obbligati a vincere

Ora, o mai più. Almeno per una generazione di calciatori che è invecchiata perdendo. Tra la Germania e il quarto titolo mondiale della sua storia sembra esserci solo il peso della tradizione, che ha visto finora nessuna europea capace di vincere in Sud America, ma pure quello di troppe sconfitte, più o meno prevedibili, che hanno scalfito le certezze di un gruppo capace sì di restituire dignità al calcio teutonico umiliato da una serie di fallimenti a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio, ma ora “costretti” a vincere. Tanto si è scritto e detto sulla rivoluzione copernicana vissuta dalla Germania calcistica dal 2004, anno del secondo Europeo disastroso consecutivo, chiuso con un’umiliante eliminazione al primo turno. Investimenti massicci sui vivai da parte di tutti i club, grandi e piccoli, incentivati a dovere dalla Federazione, e parallelamente la svolta che, favorita dall’organizzazione del Mondiale 2006, ha permesso di costruire una serie di stadi nuovi di zecca, moderni, fruibili sette giorni su sette. Un vero e proprio circolo virtuoso, visto che la migliore qualità dei giocatori mixata al comfort degli stadi fanno oggi della Bundesliga il campionato europeo dalle più alte percentuali di affluenza. Tutto questo ha ovviamente portato privilegi alla Nazionale, anzi alle Nazionali, visto che tra il 2008 e il 2012 non c’è stata una rassegna giovanile in cui la Germania non abbia messo in mostra i propri talenti.

Mai così “perdenti”, i tedeschi ai Mondiali dai Calcio

Eppure, come una nemesi rispetto agli anni d’oro, quei ’70 e ’80 nei quali i tedeschi fecero incetta di titoli pur non esprimendo sempre un calcio memorabile, la Nazionale maggiore non è ancora riuscita a cogliere i frutti di quel lavoro. I dati sono inconfutabili: mai nella storia la Germania è stata a digiuno di un Mondiale per più di vent’anni, e ora sono già ventiquattro, e in generale mai senza alzare una Coppa per più di sedici. Quel limite scadrà proprio tra pochi mesi in Brasile (Europeo 1996), e anche per questo tanti critici concordano nel collocare Lahm e compagni tra i favoriti assoluti. Una convinzione basata sull’indiscutibile tasso tecnico del gruppo, e sulle motivazioni che animeranno chi, dallo stesso Phil Lahm a Miro Klose, passando per Schweinsteiger, rischia di non avere un’altra opportunità, e di chiudere una carriera stracolma di successi con i club a secco di gioie con la Nazionale. Ma perché la Germania non vince da così tanto tempo? “Colpa” di Italia e Spagna, che si sono sempre messe di mezzo: gli azzurri nel Mondiale tedesco 2006 e all’Euro 2012, gli iberici all’Europeo 2010. Ma anche di una certa debolezza emersa nei momenti decisivi, inedita visto il passato della Germania, ma forse dovuta all’assenza di veri leader. I Mätthaus, o i Kahn e i Sammer, insomma, non esistono più. Ma forse neppure i c.t. come Beckenbauer e Vogts, più autenticamente “tedeschi” come gestione del gruppo.

Il c.t. tedesco Joachim Löw

Il c.t. tedesco Joachim Löw

Germania al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Ecco perché a Joachim Löw potrebbe non essere concessa un’altra opportunità: in Brasile l’ex assistente di Klinsmann, eterno incompiuto, dovrà mostrare di aver superato, e di aver fatto superare ai suoi ragazzi, ogni complesso di inferiorità. Che si giochi contro Italia, Spagna o anche Brasile. Sembra non mancare nulla, visto che oltre ai grandi vecchi già citati c’è una lunga schiera di ragazzi giovani e forti, da Müller a Götze, da Reus a Özil, da Kroos a Gundogan, che sembrano comporre la linea di centrocampo più completa del mondo, pur priva forse della corsa di Sami Khedira, gravemente infortunato al ginocchio nell’amichevole contro l’Italia a novembre, e alle prese con una corsa contro il tempo per recuperare. I problemi, semmai, arrivano davanti, dove ultimamente Löw si è dovuto inventare addirittura un modulo “alla spagnola”, senza centravanti, per ovviare agli acciacchi di Mario Gomez e di Klose, privi di ricambi all’altezza. Un controsenso per la patria dei panzer, dove non sono neppure mai mancati grandi difensori, quelli che paiono invece scarseggiare oggi, visto7 che Bayern e Borussia Dortmund, i bacini principali di Löw, hanno proprio nelle difese i propri punti deboli, spesso mascherati da Manuel Neuer, luì sì degno erede di Kahn, e atteso a un Mondiale da stella. Il superamento del girone con Portogallo, gli Usa di Klinsmann e il Ghana non è neppure in discussione. Il vero Mondiale di Low comincerà dopo. E dovrà durare il più a lungo possibile.

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