Tricolor sbiadita, Messico al Mondiale Brasile 2014

Per partecipare ad un Mondiale l’hanno dovuto organizzare: era il 1970, e la cosa piacque così tanto alla Fifa da ricorrere al Messico come paese ospitante in ben altre due occasioni, unico paese americano a potersi vantare di questo “premio”. Poi, ovvio, ci sono anche i rovesci della medaglia: quello di unica nazione a non aver mai vinto la rassegna pur avendola ospitata, ma anche quella di unica nazionale tra le non vincitrici capace di superare per cinque volte di fila l’ostacolo del primo turno. La striscia è aperta, dal 1994 al 2010, ma in Brasile promette di vacillare parecchio. Perché se la storia calcistica del Messico è fatta di parecchi alti e bassi, e che le uniche due qualificazioni per i quarti risalgono proprio alle edizioni casalinghe, in cui la Nazionale centroamericana fu oggettivamente  favorita dallo status di testa di serie nel sorteggio dei gironi, è innegabile che il momento attuale sia tra i più grigi di sempre. Un controsenso per una nazione che nel 2012 riuscì a riscrivere la propria storia grazie al primo oro olimpico nel calcio, ottenuto nientemeno che contro il favoritissimo Brasile. Doveva essere il primo passo verso vette inesplorate, grazie a una sequenza di ragazzi giovani e più che promettenti, e invece il calcio ha mostrato il suo lato più imprevedibile, ma allo stesso tempo bello. Quello che ha visto il Messico entrare in un vortice negativo inatteso. Nel solo 2013 si sono avvicendati tre commissari tecnici, su decisioni di una Federazione incredula nel vedere tanto talento non riuscire ad esprimersi, e soprattutto nel vedere messa a repentaglio la serie di cinque qualificazioni consecutive al Mondiale.

Messico garanzia mondiale

Alla fine l’obiettivo è stato centrato, ma solo dopo un inatteso spareggio contro la Nuova Zelanda, dopo che il girone Concacaf aveva visto la Tricolor chiudere alle spalle degli Stati Uniti, ma anche di Costa Rica e Honduras, vincendo appena due partite su dieci, contro Giamaica e Panama. Un caos frutto evidentemente dell’incapacità dei vari tecnici di mixare il gruppo storico con i giovani olimpionici. Per questo fa molta paura quel precedente storico datato 1978, ultimo Mondiale giocato in Sud America, e anche ultima volta in cui il Messico si fermò al primo turno, vista la non qualificazione a Spagna ’82 e la nota squalifica per Italia ’90, dovuta alla presenza di giocatori fuori età nel Mondiale Under 20 del 1989.

Javier Hernandez

Javier Hernandez, attaccante del Messico

Messico al Mondiale 2014: le stelle della squadra

Ma la storia ha un suo peso, così il Messico è stato inserito in sede di sorteggio in terza fascia. Il resto l’ha fatto la fortuna, visto che essere stati inseriti nello stesso raggruppamento del Brasile può però paradossalmente rappresentare un vantaggio. Il primo posto è ovviamente fuori portata, ma per il secondo Camerun e Croazia sembrano essere avversari alla portata del Messico, almeno di quello “vero”. Il compito di guidare la squadra dalla panchina spetterà a Miguel Herrera, che ha vinto il facile playoff, ma che sembra aver soprattutto riportato organizzazione in una squadra per troppi mesi spenta e rinunciataria. I talenti ci sono: Javier “Chicharito” Hernandez e Giovani Dos Santos formano un attacco completo, e a centrocampo il trio Hector Moreno-Guardado-Zavala sembra garantire il giusto mix di corsa e tecnica. Qualche limite appare nel cuore della difesa, dove il vecchio capitano Torrado mostra spesso la corda, al pari dell’esterno Salcido, tornato in patria dopo aver speso gli anni migliori al Psv Eindhoven, ma Guillermo Ochoa è un portiere di discreto livello e esperienza. Insomma, i fantastici anni ’90, quelli che, nel decennio ’96-2007, videro il Messico vincere tre Gold Cup, la storica Confederations del 2009 e arrivare in finale di Coppa America nel 2001, sono forse irripetibili, ma il feeling tra il Messico e il Campionato del Mondo è solido. E promette di durare.

 

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