Dal cacao è stato ottenuto biodiesel che costa meno del gasolio, con il cocco si fabbricano bottoni e dagli avanzi di mela si ricavano super colle, ormai si sta diffondendo l’idea di riciclare gli scarti di cibo.

Dagli scarti di cioccolato l’inglese Ecotec ottiene biodiesel per le auto, recuperando burro di cacao e zucchero con cui provoca una reazione tra acidi grassi e alcool che permette alle auto di funzionare. Andy Pag, giornalista inglese ed organizzatore della spedizione Bio Truck ha percorso 7200 km, dal Regno Unito in Mali, con una jeep alimentata dall’equivalente di 80000 tavolette di cioccolato. Il risparmio economico è di circa il 30%.

Sempre per le auto Alberto Volcan, ingegnere di Bolzano ricava da torsoli e bucce di mela un’ecopelle per fabbricare i sedili delle auto e dei mezzi militari. Con questo pellame precisa, riesco a creare anche scarpe e borse. Solo in Alto Adige, patria delle mele, ogni anno si producono 70.000 tonnellate di scarti, rifiuti speciali che deperiscono in fretta diventando maleodoranti.

Volcan ha brevettato un processo di essicazione da cui ottiene una farina che consente la produzione di carta e cartone. Da 50 kg di scarti ottiene una tonnellata di “cartamela” in formato A4, su cui la provincia di Bolzano stampa le buste paga dei dipendenti. La carta è composta dal 50-70% di farina di mela e 50-30% di altra carta riciclata.

Sempre dall’essicazione degli scarti delle mele ha creato una colla con tenuta di 80 kg per centimetro quadrato, un nutriente per le piante, sacchetti biodegradabili per la raccolta differenziata, e pannelli isolanti per edilizia, pannelli che si ricavano anche dai residui di frumento della lavorazione della birra e dalla barbabietola. Proprio dalla barbabietola il dipartimento di agricoltura americano sta cercando di ricavare una plastica biodegradabile, che potrebbe essere usata al posto di quella derivata dal petrolio.

Dalla caseina, la proteina del latte, si può ottenere un tessuto ideale per t-shirt e intimo, spiega Luisa Pellegrino, professore ordinario di Chimica e tecnologia del latte all’Università Statale di Milano. La caseina, trattata con la soda a caldo, polimerizza, formando vere e proprie fibre stabili, per questo può essere filata da sola, o assieme ad altri tessuti come cachemire, seta o cotone. Alla caseina si può ricorrere anche per produrre colle, vernici, materiali plastici come la galatite, sfruttata per la produzione di bottoni, palle da biliardo e oggetti ornamentali continua la Pellegrino.

Tornando al tessile, la storica azienda Reda lancia per il prossimo autunno-inverno il tessuto lana-soia, originariamente di colore giallo, soffice e con una resistenza superiore alla seta ed al cotone; assorbe facilmente il colore ed il risultato è un tessuto che ha la mano del cotone e la brillantezza della seta. Sempre a proposito di soia, la più grande azienda di surf Australiana Rip Curl, ha puntato sui fagioli di origine orientale per produrre la prima tavola ecologica. Una volta terminata la propria vita potrà essere sotterrata per ritornare alla natura.

E perché non pensare come sfruttare gli scarti di pomodoro dato che l’italia è il quarto produttore al mondo di conserve? Il licopene estratto dal pomodoro, un potente antiossidante, è famoso nell’industria cosmetica e come additivo alimentare, spiega Barbara Nicolaus, dirigente di ricerca del Cnr. Noi però abbiamo prodotto un vasetto che sostituisce quelli di plastica; la radice della pianta lo rompe ed il vasetto si disgrega nella terra in tre mesi, senza inquinare; inoltre abbiamo messo in cantiere la produzione di sacchetti.

Già, perché non dimentichiamo che dal 2010 le buste di plastica dovranno essere abbandonate. Oltre al pomodoro le soluzioni alternative sono mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole per produrre 100 ecoshoppers, o l’amido di mais, lo stesso che è finito negli spray antizanzare, nell’industria cartaria per migliorare l’impasto, nella produzione di saponi, in quella petrolifera come lubrificante, in sostituzione all’orzo nella produzione di birra. Insomma, non si butterà più nulla.

Lampadina a more, arance e uva. Che l’energia solare si possa trasformare in energia elettrica è risaputo ma è meno scontato sapere che i ricercatori del Cnr hanno ottenuto lo stesso processo sostituendo, alle celle di silicio degli impianti fotovoltaici, dei vetri conduttori trasparenti, rivestiti da un sottile film di pigmenti vegetali estratti da arance rosse, more, melanzane e uva. L’idea è di copiare la fotosintesi clorofilliana delle piante. Dato che alcuni pigmenti sono in grado di produrre clorofilla tramite reazione chimica scatenata dalla luce solare, i ricercatori hanno pensato di sfruttare questa caratteristica per produrre elettricità anziché clorofilla.

Materie ecologiche ed alternative


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