Marco Travaglio


Martedì 28 Aprile Marco Travaglio è stato premiato a Berlino con il “Premio per la libertà di stampa” dall’associazione dei giornalisti tedeschi Djv.

Questa la motivazione: “per il suo coraggioso ed instancabile impegno per la libertà di stampa in Italia e per la sua tenacia nel continuare a criticare anche là dove gli altri hanno rinunciato da tempo a farlo”, ha spiegato il presidente dell’associazione Michael Konken, “in questo modo vogliamo anche incoraggiare altri giornalisti a non lasciarsi intimidire”. Travaglio, che ha dedicato il premio a Indro Montanelli ha commentato: “credo di essere un giornalista normale in un paese che normale non lo è più da diversi anni”, spiegando che la libertà di stampa in Italia “esiste sulla carta, ma non molto sulla carta stampata e quasi per nulla in tv”.

Il caso italiano “viene molto sottovalutato a livello internazionale e soprattutto viene sottovalutato il pericolo di contagio” anche in altri paesi, perché “il modello che si sta costruendo o che forse è già stato costruito in Italia”, sbarazzandosi di tutti i poteri di controllo, “è un modello che fa molto comodo alle classi dirigenti e politiche”, ha sostenuto. “Prima o poi qualcun altro in qualche altro paese avrà la stessa tentazione di provare a imitare quello che è successo disgraziatamente in Italia con Berlusconi”. Il giornalista ha criticato l’accentramento di potere nelle mani del premier, ma anche il “servilismo dilagante e il conformismo imbarazzante” in Italia, seguiti alle “epurazioni” di giornalisti scomodi e la creazione di una “agenda unica quotidiana” imposta dal presidente del consiglio.

Nessuno è profeta in patria e quasi contemporaneamente, mentre a Berlino il giornalista torinese, collaboratore di Michele Santoro ad “Annozero”, riceveva l’importante premio, a Roma veniva condannato in primo grado per diffamazione, con un articolo del maggio 2007 sull’Unità, verso il direttore di Raiuno, Fabrizio del Noce.

L’avvocato Giuseppe Benedetto, legale di Del Noce, ha dichiarato come il suo assistito abbia “inteso difendere la sua onorabilità a fronte di attacchi gratuiti, fondati su presupposti falsi che oggi, possiamo senz’altro definire diffamatori, del noto opinionista e editorialista”.

Censura o solo giusta difesa dell’onorabilità a fronte di attacchi gratuiti non lo sapremo mai, di certo fa specie che la notizia della premiazione
non sia stata sottolineata quasi da nessun mezzo di informazione mentre la seconda, la condanna, ha trovato più ampia diffusione.

Il giornalista ha commentato: “Non ho ancora letto la sentenza ma se è vera farò sicuramente appello”. “Non posso nemmeno pensare che per una critica uno possa essere condannato” – ha proseguito – “e sarebbe terribile se la condanna dovesse diventare definitiva”.

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