Sedici giorni di emozioni, record, sorprese, lacrime e sorrisi sublimati da un mega-concerto. L’Olimpiade 2012, la terza sul suolo londinese, ha chiuso i battenti all’insegna di tante canzoni che hanno fatto la storia. Perché se la Gran Bretagna si è riscoperta terra di atleti, con un numero di medaglie mai visto, un terzo posto finale inedito ed autentici eroi nazionali, da Bradley Wiggins a Mo Farah fino Jessica Ennis, simboli di un’eccezionale rincorsa nel medagliere dopo i primi quattro giorni da incubo senza ori, l’Inghilterra è pur sempre una delle culle della musica europea, se non altro dal punto di vista linguistico.

Commozione

“A Symphony of British Music“ il titolo di una Cerimonia di chiusura che ha condiviso con quella che aprì i Giochi lo scorso 27 luglio solo la maxi-durata, superiore alle tre ore, e la curiosità per lo sviluppo di un evento la cui regia è affidata a Kim Garvin. Diversi, giocoforza, i sentimenti con i quali ci si è avvicinati al grande evento: da una parte l’entusiasmo per una festa che comincia, dall’altro la malinconia che inevitabilmente ti porti dentro per la fine dell’evento sportivo e non solo per eccellenza, che per due settimane fa sentire uguali tutti gli sport nonché atleti di paesi iper-industrializzati come quelli di nazioni povere o addirittura in guerra. Le musiche sono state curate da un certo David Arnold, il più grande compositore inglese vivente ed autore di cinque colonne sonore dei film di 007. Immensa la parata di stelle comparse sul prato dello Stadio Olimpico di Straford: da Annie Lennox fino alla coppia Sheeran-Mason dei Pink Floyd ed alle attesissime Spice Girls al gran completo, per una reunion voluta appositamente per questa occasione. Ma non sono mancate le assenze a sorpresa: da Paul McCartney ad Adele che pur a poche settimane dal parto avrebbe dovuto esibirsi in “Someone like you”. Ma prima della parte musico-ludica ecco il protocollo della chiusura, apertasi con la concisa sfilata delle squadre nazionali: pochi, ovviamente, gli atleti presenti rispetto all’apertura ma uguale entusiasmo se non maggiore per chi ha potuto vivere fino in fondo la magia dei Giochi.

Italia

Portabandiera azzurro l’orgogliosissimo Daniele Molmenti, oro nella canoa K1, e dietro di lui tanti ragazzi del volley maschile freschi di bronzo: non c’era invece il delusissimo Roberto Cammarelle, vessillifero quattro anni fa a Pechino alla Chiusura ma con ben altro stato d’animo. Poi via verso l’epilogo: niente videomessaggio della Regina Elisabetta, gran protagonista dell’apertura, ma spazio solo al saluto ed al ringraziamento a Londra di Jacques Rogge che ha chiuso ufficialmente l’edizione 2012 tra la commozione di un pubblico che ha seguito con la consueta compostezza ma anche con entusiasmo e partecipazione le gare di tutti gli sport. L’inno del Brasile proietta già verso Rio 2016, la prima Olimpiade brasiliana della storia. Dove si respirerà tutto un altro clima meteorologico e storico ma, di sicuro, la stessa magia.