foresta vergine di Monte Mabu


L’ultimo paradiso, si tratta della foresta vergine di settemila ettari sul Monte Mabu in Mozambico, scoperta da Google Earth e finora conosciuta solo dagli abitanti della zona. I ricercatori dicono: le foto del satellite mostravano una zona dal verde più intenso, simao subito andati a vedere.

La Scoperta

Volevamo studiare la biodiversità delle montagne del Mozambico, spiega Teresa Alves, ricercatrice dell’Istituto di Agraria di Maputo, e vista la loro vastità siamo ricorsi a Google Earth. Le foto satellitari scattate sul Mabu mostravano un’area di colore verde molto intenso, poteva trattarsi solo di una foresta vergine, e il primo sopralluogo ha confermato questa intuizione.

Attorno al Mabu si estende la più vasta giungla di montagna del Sud Africa, è stata esplorata per la prima volta soltanto pochi mesi fa, fino ad allora era un puntino bianco sulle mappe geografiche, uno dei pochi rimasti, nessuno, se non le popolazioni locali l’aveva ancora attraversata.

L’esplorazione

Lo scorso novembre una spedizione organizzata da Johnathan Timbelake, composta da una ventina di scienziati tra cui ornitologi, erpetologi ed entomologi ha esplorato la foresta, scoprendo 156 specie di farfalle, di cui 5 sconosciute, 126 specie di uccelli,di cui 5 in via di estinzione, e una nuova vipera, lillipuziana dagli occhi gialli, che è stata chiamata Atheris mabuensis. Per quanto riguarda le specie vegetali raccolte sul Mabu, il professor Timberlake dice che sono così numerose da non averle ancora catalogate tutte.

I pericoli

Uno scrigno che contiene tali e tanti tesori naturali è ovviamente a rischio. I pericoli sono tanti:

  • innanzitutto la pressione demografica, che cresce anche tra queste montagne, e la cui prima, nefasta conseguenza, è la deforestazione;
  • poi c’è la caccia indiscriminata, in un paese che, dal 1975 al 1992 fu devastato da una guerra civile, dove le due fazioni in lotta massacravano impala, leoni ed elefanti che una volta pascolavano queste savane.

Per decenni le scoscese pareti del Mabu hanno scoraggiato insediamenti troppo numerosi, ecco perché la regione fino ad ora è stata poco antropizzata. A proteggere la foresta anche le piantagioni di tè che lo circondavano per centinaia di ettari, e dove i proprietari europei lasciavano entrare solo manodopera schiavizzata, che non aveva tempo da dedicare alla caccia. Le piantagioni sono state abbandonate circa mezzo secolo fa.

Purtroppo tra i pericoli maggiori per la conservazione della foresta vi sono proprio i locali, famiglie disperate che cercano di sfamarsi, cacciandone gli animali, depredando le uova dai nidi, e bruciando alberi, per creare spazio da dedicare alla coltivazione, per ricavarne orti dove coltivare la manioca.

Teresa Alvez dice che ciò accade quotidianamente anche nei parchi nazionali del Mozambico, figuriamoci in questa foresta, che non è nemmeno una riserva naturale. Credo che oggi l’unica strada percorribile sia quella dell’eco-turismo, dice ancora la ricercatrice. Una cosa è certa, se nessuno interverrà, tra pochi anni la foresta sul Mabu non esisterà più.

Approfondimenti