Top 11 Euro 2012

La scelta è stata difficile, ed inevitabilmente è stato lasciato fuori qualche nome illustre. Ma proviamo a stilare una Top 11 di Euro 2012, una competizione che non ha esaltato sul piano del gioco presentando però qualche novità tattica, in primo luogo la progressiva rinuncia alla figura dell’attaccante centrale per favorire finte punte e centrocampisti. Non sempre il modello ha funzionato, perché non tutti sono nati in Spagna ma qualcosa di buono si è visto anche se la figura migliore l’hanno fatta le difese. Il nostro undici è comunque un po’ spregiudicato, un 4-2-3-1 molto audace e spregiudicato.

Difesa

Buffon (Italia): non sempre impegnato ma si è fatto sempre trovare pronto anche sul piano psicologico. Tornato a livelli non lontani dal 2006.
Lahm (Germania): evidente l’errore sul secondo gol di Balotelli ma per il resto segna un gran gol alla Grecia e si conferma uno dei migliori interpreti del ruolo pur essendo un destro impiegato a sinistra.
Ramos (Spagna): lascia l’amata fascia destra per il cuore della difesa ma non ne risente. Senso dell’anticipo e della posizione pur con qualche rudezza. Cancella dal campo giocatori come Ronaldo e Balotelli. E segna pure un rigore a cucchiaio.
Pepe (Portogallo): esaltato dall’atteggiamento difensivo del suo c.t., mostra un’insospettata pulizia di intervento confermandosi utile anche in fase di costruzione.
Jordi Alba (Spagna): uno dei migliori giocatori in assoluto, sicuramente la rivelazione. Turbo inesauribile sulla sinistra unisce alla corsa un’ottima tecnica e molto fiato. Chiude con un gran gol in finale. E’ già del Barcellona…

Centrocampo

Raul Meireles (Portogallo): citazione doverosa, perché in una vera formazione ideale servono anche i portatori d’acqua. Peraltro di lusso: corre senza sosta a centrocampo e prova pure a rifinire l’azione. Gli manca solo il gol.
Pirlo (Italia): ha fatto collezione di premi di migliore in campo consegnatigli da varie stelle mondiali. Ha regalato lampi di classe rendendosi utile anche in fase difensiva, sembra non sentire gli anni che passano. E quel rigore rimarrà nella storia non solo italiana.
Ozil (Germania): un altro che se segnasse in più sarebbe già tra i primi al mondo. Visione di gioco, mobilità e tocco di classe. Lo ferma solo Löw spostandolo di ruolo contro l’Italia.

Attacco

Dzagoev (Russia): forse l’abbiamo visto troppo poco per esaltarlo ma è sicuramente uno dei top del futuro. Corsa, capacità di servire il compagno smarcato e senso del gol. Se fosse stato inserito in una vera squadra…
Iniesta (Spagna): non sempre appariscente perché un po’ stanco, ha pagato anche il fatto di dover giocare fuori ruolo ma il suo movimento a sinistra ha sempre spaccato le partite e quando tocca palla fa ciò che vuole.
Gomez (Germania): nell’Europeo da dimenticare per le prime punte, almeno un centravanti va inserito nella formazione-tipo. Ha steccato contro l’Italia ma ha poco da rimproverarsi perché prima aveva saputo esaltare il gioco di squadra grazie alla sua essenzialità ed al suo senso del gol.

Allenatore

Del Bosque (Spagna): criticatissimo in patria, ma molti poi sono saliti sul carro del vincitore. Lui madridista doc ha esasperato il calcio del Barcellona rinunciando del tutto agli attaccanti almeno in partenza. Ha avuto ragione lui nonostante una condizione non esaltante ed anche grazie ad un pizzico di fortuna, ai rigori contro il Portogallo. Ma quando si ha tanta tecnica a disposizione si può anche rischiare…

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